PESCARA – Questa l’amara realtà per i tifosi pescaresi: vincere e restare invischiati nell’amarezza dovuta al fatto di non aver potuto seguire la squadra e gioire con la stessa per il risultato di Verona.
La verità, ormai, è questa: il calcio sta vivendo uno dei suoi momenti più difficili.
Calcio scommesse, sciopero dei giocatori, tessera del tifoso in accettata dalla stragrande maggioranza.
Una fedeltà che va scontrandosi con l’amaro atteggiamento dei padroni che non vogliono si parli al manovratore.
Traditi i veri sentimenti che hanno animato da sempre il fenomeno calcistico e lo hanno portato a diventare espressione di una società “pallonara” discutibile fin quando si vuole ma, comunque, capace di fotografare le vitalità di questa Italia che solo nel calcio ha saputo ritrovarsi vogliosa di partecipazione attiva.
Il Pescara era andato a Verona con la consapevolezza di poter dire la sua anche se non si nascondeva le difficoltà di un esordio in trasferta su un campo non impossibile, considerando i reali valori tecnici presentati in campo, ma comunque da non sottovalutare.
Con sfrontatezza i ragazzi di Zeman hanno preso subito in mano le redini del gioco e hanno spinto con decisione sull’acceleratore costruendo azioni importanti fino al primo gol di Immobile.
Zeman, che non ha mai fatto capire le sue personali reazioni a ciò che avveniva sul campo, presentandosi con la solita maschera “seriosa”, ha capito che Verratti, pur giocando bene non poteva garantire la necessaria forza d’urto a centrocampo, e lo ha sostituito con Kone.
Per Petterini stesso discorso e sostituzione con Balzano e quando ha avuto bisogno di un po’ di freschezza atletica in avanti ha sostituito Sansovini con Soddimo.
Impeccabile nella presentazione dell’undici di base, altrettanto efficace nelle sostituzioni, magistrale nel commento finale: contento del risultato meno del gioco espresso dai miei ragazzi che debbono assimilare meglio gli schemi ed evitare alcuni errori nella fase difensiva.
C’è tutto Zeman in questa prima prova dei suoi ragazzi e ora ci auguriamo che l’entusiasmo non porti i tifosi a “idealizzare” una situazione che deve essere studiata, migliorata, affrancata da certe sbavature.
Ci sono le basi per un buon campionato, ma bisogna avere pazienza e sopportare anche il disagio di una normativa che provoca risentimenti nel cuore dei tifosi penalizzati per le trasferte.
Siamo consapevoli che gli errori del passato di certe tifoserie organizzate hanno dato il pretesto a queste decisioni da parte del potere calcistico, ma siamo altrettanto consapevoli della necessità di rivedere queste norme, che non sono leggi, che stanno asfissiando e soffocando gli entusiasmi degli sportivi che pagano le intemperanze di alcuni tifosi che potevano ben essere messi in condizione di non nuocere più senza per questo penalizzare tutti quelli che amano il calcio e che vorrebbero seguire la propria squadra in trasferta.
Insomma bisogna assistere all’assurdo di vincere in trasferta e di non poter gioire pienamente.
La tessera del tifoso, alla lunga, spaccherà ancora di più le tifoserie e assisteremo a delle diatribe interne ai gruppi con il solo risultato di favorire gli interessi di coloro che vendono tessere da salotto.
È vero che molti tifosi devono, o dovrebbero, recitare il mea culpa ma è altrettanto vero che i “padroni” hanno trovato il giusto alibi per fare una politica di business calcistico e non sappiamo quanto questa situazione gioverà al calcio nazionale.
Per ora godiamoci questo exploit iniziale e aspettiamo fiduciosi il martedì “empoliano”.
ARTICOLI CORRELATI:






