PESCARA – I tifosi, sazi dei gol fatti, si lanciano in giudizi affettuosi nei confronti del mister e si dicono certi di un campionato ad alto livello.
Altri, sempre tifosi, ma meno legati al mister, calcisticamente parlando, mettono l’accento critico sui gol subìti.
Il nodo dialettico, quindi, in queste ore, si svolge sulla qualità dei gol fatti e sul peso dei gol subìti.
Del resto la fortuna del calcio sta proprio in questa sua capacità di vitalizzare gl’interventi critici di tutti e, siccome in Italia possiamo non sapere cosa è il Pil o altre cose riguardanti l’economia o la politica o la stessa religione che professiamo, ma siamo tutti “laureati in scienze calcistiche”, possiamo ben accettare queste discussioni di “lana caprina” e divertirci a sentirne e leggerne di tutti i colori.
Abbiamo l’imbarazzo della scelta: radio e televisioni, giornali e riviste di vario genere, opinionisti che imperversano e tecnici da bar che appena ti vedono debbono, quasi fosse atto dovuto, coinvolgerti in discussioni pro o anti Zdenek Zeman.
Viva il calcio che ci regala queste fantasie e questa variopinta umanità di calciofili che hanno la grande abilità di dirti tutto e il contrario di tutto.
Ci sono persone che con naturalezza, e direi quasi con abilità dialettica, sono capaci di parlare di Zeman cambiando opinione giorno dopo giorno senza ricordarsi, forse, di quello detto poche ore prima.
È vero che la funzione più importante della memoria è quella di dimenticare, ma vivaddio, dimenticate quello detto tre giorni prima, almeno, non quanto detto solo poche ore prima!
E così Zeman passa, per questi signori, come il mago del calcio, perché in 60 minuti ha riconciliato tutti con lo spettacolo portando semplici ragazzotti a segnare cinque reti maltrattando l’Albinoleffe, mentre il giorno prima, sempre per gli stessi, era un “esagerato” perché, pur in vantaggio, non aveva saputo far gestire il risultato a Castellammare, per non parlare di Reggio Calabria.
Nel calcio pensano di aver ragione tutti, basta parlare e farsi vedere convinti di ciò che dicono, anche se ci sono fatti concreti da mettere in evidenza; prima di tutto una verità lapalissiana che molti fanno finta di non sapere: l’allenatore insegna calcio, gestisce la realtà di una preparazione, consiglia e indirizza secondo le necessità della gara che va giocata, ma poi si ferma in panchina e controlla che ciò che ha detto venga espresso sul campo stesso.
Se un arbitro fischia un rigore contro i suoi ragazzi per un fallo fatto fuori area, che colpa ne ha Zeman? Se un suo attaccante in ottima posizione invia il pallone in curva, che colpa ne ha lui? Se il selezionatore della nazionale di categoria gli toglie i migliori giocatori, che colpa ne ha lui? Se il direttore sportivo in sede di campagna acquisti e vendite non ha saputo completare la rosa, che colpa ne ha lui?
Non sarebbe meglio, nelle valutazioni, tener presenti tutti i vari fattori e non farsi prendere dalle umoralità personali e dai sentimenti che si nutrono verso i vari personaggi, siano essi allenatori o giornalisti?
Avete notato che i giornalisti e gli allenatori sono bravi se esprimono quei concetti che vi fanno comodo perché sono i vostri stessi e sono ciucci perché esprimono concetti diversi dai vostri, pur dicendo in definitiva la verità? E poi, nel calcio, qual è la verità? Il risultato secco secco, o tutto ciò che ha portato alla realizzazione di quel risultato?
Adesso, invece di scrivere risposte che, comunque, ho già chiare nel cervello, mi godo i fuochi d’artificio di quei 60 minuti in attesa che siano capaci, i ragazzi di Zeman, di farli esplodere per 90 minuti più il recupero. Ciao a tutti.






