L’AQUILA – Colpo di scena in Senato accademico dell’Università dell’Aquila sul tema del processo sul maxi canone d’affitto del capannone dov’è stata ricollocata la facoltà d’Ingegneria dopo il sisma del 6 aprile 2009.
Il rettore, Paola Inverardi, ha infatti reso noto un parere dell’Avvocatura dello Stato che non dà consigli all’Ateneo, e non sceglie sulla costituzione o meno dell’Università come parte civile nell’ambito del procedimento che vede come imputato l’ex rettore Ferdinando Di Orio assieme all’ex direttore amministrativo Filippo Del Vecchio e all’imprenditore Marcello Gallucci per abuso d’ufficio aggravato.
L’Avvocatura è l’organo legale dello Stato al quale sono assegnati compiti di consulenza giuridica e di difesa delle amministrazioni pubbliche e stavolta i suoi avvocati si sono limitati a indicare vantaggi e svantaggi dell’una e dell’altra opzione, rimpallando la scelta sulla costituzione ai vertici, cioè allo stesso rettore.
Un deciso cambio di rotta rispetto al passato, quando l’organismo parteggiava in modo netto per la mancata costituzione, spiegando che l’Università avrebbe potuto rivalersi intentando una causa civile alla fine di quella penale, ossia tra molti anni.
La sterzata è così brusca che, da quanto si è appreso, nel parere svelato l’altro ieri in Senato l’Avvocatura raccomanda, qualora la Inverardi spinga sull’acceleratore, che l’Ateneo si nomini un altro e diverso difensore di parte civile.
Proprio il nuovo rettore, almeno finora, non aveva mostrato una chiara volontà di presentarsi parte civile, tanto da aver chiesto il parere all’Avvocatura, il secondo di questo genere: una circostanza che, però, da quanto si è appreso, aveva nascosto agli oppositori dioriani, determinanti per la sua elezione.
Una volta saputo dell’istanza, perciò, questi ultimi si sono infuriati, sicuri com’erano che il secondo parere degli avvocati dello Stato sarebbe stato uguale al primo e cioè negativo, a conferma della posizione già espressa ai tempi di Di Orio.
Il nuovo parere possibilista, invece, ha sorpreso tanto loro quanto il nuovo rettore, che magari si aspettava in un pronunciamento in linea con il passato.
Gli oppositori non sono nuovi a scontri con l’Avvocatura: il loro più bellicoso esponente, Sergio Tiberti, ha più volte contestato gli scritti dei legali Massimo Lucci e Maria Grazia Lopardi, che aveva rapporti amicali con l’ex rettore, oltre ad avere un botta e risposta con l’avvocato distrettuale Filippo Patella sulle pagine di questo giornale.
La rivelazione del parere arriva al culmine di un periodo di tensioni sotterranee in cui, una volta diffusa la notizia, alla porta della Inverardi, che si è insediata da un mese e mezzo, hanno bussato numerosi docenti, interessati a sapere quale fosse il pensiero dell’Avvocatura. Ma il parere è rimasto ben chiuso nel cassetto.
Altra circostanza emersa è che, prima di salire sullo scranno più alto della Reiss Romoli, la Inverardi era già stata tra i protagonisti della rilocalizzazione della facoltà di Ingegneria: era componente, infatti, della “Commissione iniziative strategiche” presieduta dall’ex prorettore Roberto Volpe che ha seguito l’intera operazione.
Ed è a questa commissione, oltre che al direttore amministrativo Del Vecchio, anch’egli imputato, come sembra emergere dai verbali degli interrogatori rilasciati durante la fase di indagini, che Di Orio dà la responsabilità della decisione sugli affitti, cercando di sgravarsi da ogni addebito.
Questo aspetto ha creato un certo imbarazzo tra gli oppositori che hanno sostenuto la Inverardi nelle ultime elezioni come emblema della discontinuità rispetto al decennio dioriano, e ora gli scenari futuri saranno tutti da valutare.
Sempre per quanto riguarda il processo celebrato dal giudice Giuseppe Grieco, la cui prossima udienza è prevista il 30 gennaio 2014, Di Orio ha rafforzato il proprio collegio difensivo con l’inserimento di Antonio Milo, noto avvocato del foro di Avezzano (L’Aquila).
Intanto, secondo esperti della materia che hanno rilasciato nuovi pareri legali, l’Ateneo dovrebbe presentarsi parte civile e non può non farlo.
In un parere pro veritate di molte pagine si fa presente che “una strategia temporeggiatrice, in attesa del passaggio in giudicato della sentenza penale, sarebbe in partenza pregiudizievole per l’istituzione” anche perché comporterebbe “il decorso della prescrizione decennale con la vanificazione della pretesa risarcitoria”.
Per questo motivo, la via del processo civile dopo quello penale appare “percorso impervio o sconsigliabile”.
Viceversa, “la costituzione di parte civile appare lo strumento doveroso per la tutela degli interessi patrimoniali” dell’Ateneo perché “consente di partecipare attivamente alla formazione della prova in dibattimento” e di “tutelare il soddisfacimento della pretesa in modo reale, tempestivo ed efficace”.
In ultimo, un’associazione culturale, il “Comitato professori associati per Univaq”, ha presentato istanza fuori udienza per essere inserita tra le parti civili, secondo quanto stabilito dal codice penale.
Secondo l’accusa sostenuta in aula dal pubblico ministero David Mancini, l’affitto annuo previsto nel contratto di 6 anni (rinnovabile di altri 6) per la ex Optimes è lievitato da 715 mila euro a 1,24 milioni (vale a dire da 6,48 euro al metro quadrato a 11,63 euro).
Sempre secondo il pm, il contratto fu stipulato in assenza di un’attenta analisi di mercato da parte dell’ente per individuare la soluzione più conveniente e in mancanza di una stima dell’Agenzia del territorio con una anticipazione pari a un anno e non come previsto dalla legge di tre mesi (un milione di euro in contanti).
Contestati anche i lavori di riqualificazione per ospitare gli studenti: l’importo complessivo iniziale di 3,6 milioni più Iva è lievitato fino 5,7.
E nonostante questo, nel capannone presto sono comparsi buchi nel soffitto, allagamenti nei bagni e altri disagi, che abbiamo già illustrato in una nostra inchiesta precedente. Alberto Orsini



