CHIETI – Inaugurazione fra le polemiche per il nuovo anno accademico dell’università “d’Annunzio”.
I dipendenti, sul piede di guerra per motivi salariali, si sono presentati con una folta delegazione alla cerimonia d’apertura con indosso magliette bianche con su scritto “Giù le mani dall’Ima” e hanno fischiato il discorso del loro rappresentante, Piero De Bonis, perché giudicato troppo schierato con la dirigenza dell’ateneo.
Hanno polemizzato anche gli studenti che, con il collettivo “Rivolta università” se la sono presa contro il taglio dei fondi statali.
I contenuti della cerimonia (le perplessità del rettore Carmine Di Ilio sulla riforma del sistema universitario, le preoccupazioni per i nuovi cospicui tagli statali e la celebrazione del genio dei due personaggi cui come ogni anno è stata assegnata l’onorificenza della Minerva) sono stati dunque messi in ombra dall’aspetto polemico.
Per quanto riguarda la contestazione del personale, non poteva, però, essere altrimenti. Mesi e mesi di muro contro muro, rapporti tesissimi soprattutto con il nuovo direttore generale Filippo Del Vecchio e scontri senza precedenti nella storia dell’ateneo dannunziano non facevano prevedere altro di diverso.
I dipendenti avevano scritto qualche giorno fa una lettera aperta al rettore in cui chiedevano con forza il rispetto degli accordi presi nell’incontro del 17 dicembre scorso, vertice che per loro è stato un “incontro tecnico” e per il direttore generale un “incontro informale”. Diversità di vedute che comunque segna già tutta la distanza tra le parti.
In quell’incontro, tecnico o informale che sia, si era comunque stabilito che l’Ima (una indennità mensile che fa parte del salario accessorio) non sarebbe stata toccata. Su questo punto, però, è sembrato da più parti che ci sia stata una marcia indietro.
Il professor Luigi Capasso, delegato da rettore ai rapporti con il personale, fa sapere che invece è stato assicurato ai dipendenti il “mantenimento dell’Ima nella misura attuale, tanto da garantire a ciascun dipendente l’assoluta continuità degli stessi importi percepiti prima dell’inizio dell’attuale fase di revisione”.
Capasso legge una lettera che riporta questa promessa al firma di Del Vecchio e Di Ilio. Sarà, ma il clima si è così tanto arrovellato che il personale non si fida.
Del salario accessorio ha parlato anche De Bonis nel suo intervento accolto dai fischi. Per De Bonis la “distribuzione a pioggia del salario accessorio ha indotto molti a rifugiarsi nella gestione del quotidiano a discapito della qualità”.
La vertenza in corso sul salario accessorio sarebbe proprio la testimonianza di chi fa resistenza al cambiamento del sistema.
Nominato dal rettore rappresentante dei dipendenti, è risultato evidente che De Bonis tra il personale ha raccolto più contestazione che appoggio. “Sono stato per 15 anni all’opposizione della precedente amministrazione universitaria – ha detto a fine cerimonia – e ora mi ritrovo con i dipendenti contro”.
Per il rappresentante del personale la contestazione è stata “eterodiretta da chi ha interesse a dire che si stava meglio quando si stava peggio”.
Il rettore Di Ilio invece ha tenuto un discorso istituzionale. Ha espresso i suoi dubbi sull’indirizzo che si è voluto dare al sistema universitario italiano, con i rettori costretti a bilanci d’austerità da continui tagli di fondi: “Mentre si sta smantellando il vecchio modello universitario – ha detto – si ha la sensazione che non si è in grado di proporne uno nuovo”.
La “d’Annunzio” dovrà sopportare un nuovo taglio di 4 milioni e mezzo di euro rispetto all’anno scorso, “nonostante questo – ha continuato Di Ilio – non abbiamo ridotto per il 2014 i finanziamenti alle attività di ricerca”.
L’ateneo conta circa 30 mila iscritti ai 53 corsi di laurea triennali e magistrali, oltre 1.000 studenti che frequentano scuole di specializzazione, master, corsi di perfezionamento, di formazione e aggiornamento. Oltre 400 sono invece i dottorandi (di cui 8 stranieri).
L’onorificenza della Minerva quest’anno è andata al giurista australiano, originario di Roccacaramanico, Antonio Nicolino D’Aloisio, e all’ex rettore dell’università di Parma, nato nel teramano, il costituzionalista Nicola Occhiocupo.



