CHIETI – Si è presentato con un pesante faldone di ben trecento pagine, Filippo Del Vecchio, direttore generale decaduto dell’Università D’Annunzio di Chieti, nell’incontro di ieri con il nuovo rettore Sergio Caputi.
Con la memoria difensiva fatta protocollare pagine par pagina, Del Vecchio cerca di giocarsi le ultime carte, meditando anche un ricorso al giudice del lavoro, per ottenere il reintegro nell’Università, nello stesso prestigioso ruolo che ha ricoperto per anni, forte di una sentenza della Corte di Cassazione, che ha annullato il provvedimento di interdizione disposto dal gip Antonella Radaelli del Tribunale teatino, su richiesta del pm Giancarlo Ciani nell’ambito di un’inchiesta per abuso e falso nei confronti sia di Del Vecchio che dell’ex rettore Carmine Di Ilio, che anche per questa ragione si è dimesso.
A pesare sulle sorti di Del Vecchio, c’è però anche il provvedimento del decano Michele Vacca del 29 maggio, che dispone la sospensione cautelare nell’attesa che si definisca il procedimento penale, che è ancora nella fase preliminare, in attesa di un’eventuale richiesta di rinvio a giudizio.
Ora il faldone di Del Vecchio sarà oggetto di studio da parte del rettore, che ad Abruzzoweb conferma però tra le righe la ferma decisione di rescindere il contratto, dal valore di oltre 100 mila euro lordi all’anno.
“L’incontro è durato un oretta ed è stato cordiale – spiega a questa testata Caputi – del resto non c’è nulla di personale. Leggerò con attenzione le sue controdeduzioni, ma è evidente che è nostra intenzione procedere lungo la strada intrapresa, nell’esclusivo interesse dell’Ateneo che rappresento”.
Tradotto: Caputi e i suo consulenti legali, in primis Angelo Clarizia di Roma, contestano la portata della sentenza della Cassazione, che non obbliga al reintegro, e rivendicano invece l’autonomia dell’Ateneo nel suo potere di datore di lavoro e nelle azioni disciplinari intraprese. Facendo così valere come motivazione principe della rescissione del contratto l’essere venuto meno il rapporto fiduciario, che deve intercorrere tra un rettore e il suo direttore generale.
Del Vecchio, va ricordato a tal proposito è stato nominato dall’ex rettore Di Ilio e su di lui pesa anche un’altra richiesta di rinvio a giudizio, questa volta per la nomina dell’avvocato Antonello D’Antonio al vertice dell’ufficio legale accademico.
Salvo clamorose sorprese sarà questa la linea che prevarrà lunedi 24, allorché si riunirà il Senato accademico, che confermerà con ogni probabilità la richiesta di rescissione del contratto.
Il giorno successivo, martedi 25 luglio, la palla passerà al Consiglio d’amministrazione che in seduta straordinaria dovrà prendere una decisione: dare l’ok alla rescissione oppure respingerla.
Del Vecchio però non demorde, ed è pronto a condurre la sua battaglia fino in fondo. Se non la spunterà, come pare quasi certo, in sede di Senato accademico e cda, lasciano intendere i suoi legali, Del Vecchio presenterà un ricorso al Giudice del Lavoro, per ottenere in quella sede il reintegro, oppure un congruo risarcimento.






