CHIETI – Calano gli aspiranti camici bianchi all’Università “D’Annunzio” di Chieti. Martedì 8 si sono svolti i test d’accesso alle facoltà di Medicina e Odontoiatria e a giocarsi la chance di diventare dottore sono stati solo 1.221 candidati, mentre l’anno scorso erano stati 1.519. 

Un trend in discesa già da qualche anno che si spiega, secondo il professor Sebastiano Miscia, preside della Scuola di medicina della “d’Annunzio”, “sia con il fatto che la crisi economica incide sulla scelta delle famiglie, sia col fatto che per la prima volta quest’estate il Ministero ha messo a disposizione di chi volesse provare un test psico-attitudinale che forse ha scoraggiato qualcuno”. 

A disposizione ci sono 180 posti più 10 per gli studenti extracomunitari non residenti, per quanto riguarda Medicina, e 30 posti più 5 per gli extracomunitari non residenti, per quanto riguarda Odontoiatria.

QUELLE AULE NON SCHERMATE

Ha comunque destato sorpresa il fatto che, per la prima volta dopo tanti anni, le aule della “D’Annunzio” non fossero più schermate per impedire comunicazioni web o telefoniche. 

È vero che non era consentito sedersi al banco con cellulari, altri apparecchi telematici e neanche borse, ma resta la domanda su come mai quest’anno si sia rinunciato alla schermatura, regolarmente in vigore in altri atenei.

“Abbiamo deciso di non utilizzare alcun tipo di schermatura –  ha motivato ad AbruzzoWeb il preside della Scuola di medicina – su consiglio degli stessi carabinieri che ci hanno detto che ormai questa tecnica può apparire anche superata, visto che ci sono nuovi sistemi informatici per aggirarla”.

Per assicurare la massima regolarità, Miscia dice che sono stati rafforzati i controlli: “Abbiamo aumentato il personale di controllo, superando anche il numero che ci veniva fornito dal ministero e abbiamo fatto consegnare prima dell’ingresso in aula cellulari o altri apparecchi informatici. Senza contare che durante il test non ci si poteva alzare per nessun motivo, neanche per andare in bagno”.

“TEST COMPLICATI E POCO TEMPO”

I test, a detta dei partecipanti, sono risultati duri e difficili. “Soprattutto 100 minuti a disposizione sono davvero pochi”, dice Alessia Danese, candidata di Ripa Teatina (Chieti). Ma non tutti come lei arrivano da così vicino. C’è chi, come Leandro Pucci è arrivato dalla Sicilia per inseguire il suo sogno.

Tutti hanno un piano di scorta: in generale è cercare di entrare nelle facoltà delle professioni sanitarie, che hanno test molto più accessibili. Il pescarese Gerardo Bonetti, invece, guarda anche il bando della Guardia di finanza e tra il camice bianco e la divisa delle fiamme gialle dice che non saprebbe scegliere. 

Secondo il professor Miscia il test si è svolto “in maniera regolare e senza particolari problemi”. Sul posto erano presenti anche uomini dell’Arma per controllare la situazione. Anche loro hanno riferito che “non ci sono stati incidenti di percorso”. 

ALL’AQUILA SETTECENTO ASPIRANTI PER 163 POSTI

All’Aquila sono stati quasi settecento i partecipanti al test di ammissione. Neodiplomati al primo tentativo ma anche meno giovani che non essendo riusciti ad accedere negli anni scorsi ci riprovano.

Alla facoltà di Medicina del capoluogo ci sono 163 posti a disposizione, 98 per Medicina e Chirurgia, ai quali se ne aggiungono cinque riservati a studenti extracomunitari residenti all’estero, e 30 per Odontoiatria e protesi dentaria, ai quali si aggiungono 20 per studenti extracomunitari e non residenti in Italia e 10 non comunitari residenti invece all’estero.

Molti dei concorrenti avevano partecipato il 4 settembre al test d’ingresso per le Professioni sanitarie. Secondo alcuni la difficoltà del test è aumentata negli ultimi anni.

Per la prova, ieri a Coppito, sono arrivati da diverse parti d’Abruzzo e delle regioni limitrofe. In particolare basse Marche e frusinate.