L’AQUILA – I ferri per l’uncinetto con cui realizza manufatti, decorazioni, coperte e borse, con la singolarità di due pitoni che le fanno compagnia, sono le passioni dell’artigiana hobbysta aquilana, Stefania Di Fabrizio.

Lavora nella sua casa-laboratorio di Sassa e del passatempo sta cercando di fare una professione, dopo aver partecipato nei mesi scorsi a tutti i mercatini di Natale della zona.

“Mi piace lavorare con le mani – spiega ad AbruzzoWeb – È un antistress e un modo come un altro per tenere vivo il ricordo della mia preziosa nonna che mi ha tramandato la tradizione familiare dell’uncinetto”.

Non solo centrini: dai suoi ferri escono soprattutto preziose borse personalizzabili, tutti pezzi unici, in colori sgargianti o tinta unita.

E ancora cestini, bambole dal sapore retrò, folletti dispettosi, coni di lana, coperte e decorazioni per la casa e per l’albero di Natale, segnaposto e centrotavola.

”Lascio andare l’ispirazione – aggiunge – o parto da un ricordo, o da un qualcosa visto da qualche parte”.

A farle compagnia nelle ore di lavoro, come detto, i suoi pitoni da appartamento: Pito 1 e Pito 2,  che vivono con lei e la sua famiglia, e che danno il nome , insieme al cane Floppy, che adesso non c’è più, anche alla pagina Facebook dedicata ai suoi lavori (Stella Floppy Pito Pito).

Tanti i suoi lavori, ma ciò che preferisce in assoluto sono le borse: ”Un accessorio indispensabile per ogni donna, adoro lavorare soprattutto il cordino, un materiale nuovo che ho scovato nelle fiere di settore e che mescolo in vari colori creando pezzi unici che regalo anche alle amiche: dalle maxi bag, ai secchielli, passando per le pochette e le tracolle”, racconta.

Quindi non solo una passione, in un momento soprattutto di riscoperta dell’artigianato fatto a mano.

”Sta tornando la voglia di acquistare oggetti fatti a mano, devo dire che i mercatini quest’anno stanno andando abbastanza bene. Io credo che sia dovuto al fatto che dietro al lavoro di noi piccoli artigiani, ci sono le nostre storie, la nostra personalità e il nostro vissuto!”, conclude.