L’AQUILA – Don Attilio Cecchini. Il giornalista di razza, il principe del foro, l’impolitico, non è solo il titolo dell’ultimo libro del giornalista Angelo De Nicola, caposervizio del quotidiano Il Messaggero, edito dalla Onegroup, “ma un totem morale a un personaggio città per la città dell’Aquila”, come lo ha definito l’autore.

Il libro dopo l’anteprima a Roma del 6 luglio, è stato presentato oggi pomeriggio all’Aquila, nella Navata Vetrata del Palazzo dell’Emiciclo.

Oltre all’autore erano presenti all’incontro,Stefano Vespa, giornalista, Aura Scarsella, magistrato, Francesca Pompa, presidente della Onegroup edizioni, Alessandro De Angelis, vice direttore HuffPost, Marco Fanfani, presidente della Fondazione Carispaq.

Ospite dell’incontro il protagonista, “don”Attilio Cecchini, al quale l’autore ha voluto dedicare questo saggio, “quasi contro la sua volontà – come spiegato da De Nicola ad AbruzzoWeb – un monumento in vita, con la volontà di renderlo partecipe. Il tributo a un personaggio cuore e simbolo di una città che non c’è più”.

Altro obiettivo è quello di, “dare ai nostri ragazzi un punto di riferimento positivo, un modello. Ho molte speranze in questi giovani che non sono andati via dall’Aquila nonostante le difficoltà successive al terremoto del 6 aprile 2009. Molti di loro la città così com’era non la ricordano o non l’hanno proprio vissuta”.

Una vita da romanzo per un uomo, classe 1925, fortemente incardinato alla sua L’Aquila, nella duplice veste di giornalista e avvocato penalista.

A fare da cornice nel saggio, gli ultimi 30 anni di storia politica e sociale e il suo Abruzzo, “una regione complessa con un capoluogo ancora ferito dagli eventi sismici del 2009”.

Cecchini viene presentato come “il simbolo della resistenza aquilana nel post-sisma”, un “sopravvissuto”, che ha percorso quasi un secolo, riuscendo anche a superare i postumi di un brutto incidente stradale subito sei anni fa.

L’obiettivo dell’autore non è quello di vergare una canonica biografia, quanto piuttosto “redigere un saggio ripercorrendone la vita attraverso documenti (articoli, interviste, scritti, testimonianze) suddivisi, per agevolare la narrazione, in tre parti”. 

Nella prima parte don Attilio è il giornalista d’assalto emigrato in Venezuela negli anni’50 senza un soldo, nonostante l’estrazione borghese, ma tanti sogni dentro le tasche da inseguire, dove incontrò anche il grande scrittore Gabriel Garcia Marquez.

Tornato in Italia negli anni ’60 si dedica alla professione forense, fino a raggiungere la fama nazionale.

Don Attilio è il penalista che ha smontato il “teorema Tragnone” nello Scandalo Pop quando, nel 1992, l’intera giunta regionale dell’Abruzzo finì in carcere per una presunta “Clientopoli”.

È sempre lui l’avvocato che non esita a entrare in guerra col “Palazzo”, per difendere l’innocenza di un “povero cristiano di nome Michele Perruzza“, che assiste gratuitamente, per principio.

Dopo il terremoto, difensore da un lato dei costruttori in molti processi tra cui quello simbolo della Casa dello studente e, dall’altro, di parte civile in quello della Commissione Grandi Rischi.

È sempre lui “l’uomo nuovo”, sviluppato nell’ultima parte della narrazione, che, nel 1994, si candida a sindaco dell’Aquila nel dopo-rivoluzione di Mani pulite che vedrà la vittoria del “comunista” Antonio Centi e la “sconfitta dell’impolitico”.

“Fondamentale oggi, per guardare al futuro, rileggerne gli articoli e le corrispondenze (sotto falso nome) dal Venezuela e dall’intera America Latina – spiega l’autore – riesaminarele battaglie legali e di puro principio, valutarne l’azione politica fuori da schemi e partiti, riassaporarne i saggi sull’Aquilanitas, una vera malattia dell’anima”.

“E, perchè no, scoprirne alcune della sue poesie inedite come quella da lui più amata, Litania a Mexico”, conclude.