L’AQUILA – Nove richieste di processo e un’archiviazione nell’ambito della cosiddetta “truffa sulla neve”, relativa all’eccezionale nevicata del febbraio 2012 che paralizzò l’Abruzzo, con la squadra di polizia Giudiziaria del compartimento della polizia Stradale dell’Abruzzo, diretto da Danilo Ciucci, che ha accusato alcuni dirigenti della Provincia dell’Aquila di aver avvantaggiato titolari di ditte private nell’affidamento dei servizi sgombraneve e salatura, in alcuni casi cointestate a parenti o a se stessi, e di altri reati.
Sono nove gli indagati dal pubblico ministero Antonietta Picardi, di cui 6 dirigenti della Provincia e 3 titolari di ditte private fornitrici di servizi sgombraneve e spargisale sulle strade provinciali.
Dopo la richiesta di rinvio a giudizio compariranno davanti al giudice per l’udienza preliminare Guendalina Buccella, il prossimo 20 maggio.
Gli indagati devono rispondere a vario titolo di reati diversi che vanno dall’abuso d’ufficio, alla truffa aggravata ai danni dello Stato, al falso ideologico e al peculato.
A rischiare il processo Gianfranco Di Meo, responsabile degli autoparchi del settore Viabilità, Francesco Fucetola, dirigente del settore Viabilità, Giuseppe Di Bernardini, geometra del settore, Antonio Rosanò, ingegnere dell’area, Marco Zaccagnini, funzionario, Antonio Letterio, capocantiere, suo figlio Pietro, amministratore unico della ditta Ledisa, Felice De Bernardinis, titolare dell’omonima ditta e Gilles Panepucci, anche lui titolare dell’omonima ditta.
Dall’inchiesta con estrema probabilità dovrebbe essere uscito Giovanni Pela, geometra provinciale, come ipotizzato sia dal suo legale d’ufficio, Caterina Santini, sia dallo stesso dirigente Polstrada Ciucci.
Manca conferma ufficiale con il decreto di archiviazione, ma il suo nome non figura nell’elenco delle richieste di rinvio a giudizio. Pela subito dopo la ricezione dell’avviso di garanzia a novembre ha chiesto di essere interrogato, e ha spiegato la sua posizione, nata dalle dichiarazione di uno degli indagati. Alberto Orsini
L’abuso d’ufficio continuato in concorso si configurerebbe per la violazione del principio costituzionale di imparzialità e di buon andamento della pubblica amministrazione al fine di avvantaggiare il titolare di una ditta privata affidataria dei servizi sgombraneve e salatura.
Uno dei funzionari provinciali, Antonio Letterio, è risultato essere anche titolare dell’incarico di rendicontazione e controllo di una ditta in cui egli stesso aveva una quota in partecipazione, amministrata dal figlio Piero.
Il peculato si configura perché gli indagati si sarebbero appropriati indebitamente di beni dell’amministrazione provinciale e li avrebbero successivamente ceduti a terzi. I funzionari indagati avrebbero preso alcuni mezzi e attrezzature spazzaneve/spargisale per cederle a ditte private.
I dirigenti della Provincia, De Meo, Fucetola, in concorso con Pietro Letterio, Panepucci e De Bernardinis sono accusati di essersi appropriati indebitamente di una pala meccanica, una turbina, una lama e di uno spargisale dell’amministrazione provinciale e averli successivamente ceduti a ditte private a spese dell’ente, come ad esempio la pala meccanica il cui bollo e assicurazione per cinque anni sono stati regolarmente pagati dalla Provincia.
Secondo le accuse, gli indagati avrebbero falsamente attestato l’effettiva omologazione dei mezzi sgombraneve/spargisale in uso alle ditte private, che invece sono risultati privi della prevista visita e prova di collaudo presso la direzione provinciale della Motorizzazione civile.



