L’AQUILA – Subito stoccate dalle difese nel processo nato dall’inchiesta della procura della Repubblica dell’Aquila sulla presunta truffa con investimenti nell’Est europeo in immobili che ha coinvolto l’ex consigliere comunale e city manager dell’amministrazione, Massimiliano Cordeschi.
Un’indagine coordinata dal sostituto procuratore Simonetta Ciccarelli che, quando divenne di dominio pubblico nel 2013, suscitò grande clamore e attesa per il possibile coinvolgimento dei “vip” della “L’Aquila bene” tra gli indagati.
Alla fine sono stati 14 gli indagati, dei quali per 6 è stato chiesto il processo, ma solo 2 sono stati rinviati a giudizio: lo stesso Cordeschi e la romana Carmen Ciocca, attuali imputati.
Oggi è stata la volta delle testimonianze dell’accusa, che proseguiranno nella prossima udienza, fissata al 3 novembre davanti al collegio giudicante, presieduto dal giudice Giuseppe Grieco e composto dai magistrati Daria Lombardi e Antonella Camilli.
Deposizioni che hanno confermato le tesi accusatorie, ma che non convincono il legale di Ciocca, Stefano Rossi.
“È venuto fuori che Cordeschi è amico di molti dei testi, che ha prestato loro dei soldi, che sono stati restituiti solo in parte, è vero – commenta – Ma a parte questo, la prova della truffa mi sembra piuttosto evanescente”.
Una posizione che riguarda anche l’assistita di Rossi, accusata di aver riciclato denaro proveniente proprio dalla truffa, accusa che se smentita la prima a sua volta potrebbe indebolirsi.
Più prudente l’atteggiamento del legale di Cordeschi, Vincenzo Santucci. “Non mi addentro in valutazioni che dovrà fare il collegio giudicante. È stato condotto l’accertamento istruttorio ordinario – spiega – i testi hanno riferito sulle circostanze di cui ha parlato il pm”.
“Contiamo di contrastarli con i nostri testimoni, che sono 7, se verranno accettate tutte le testimonianze”, conclude il legale.



