PESCARA – Ancora un rinvio al tribunale di Pescara per il processo  sul disastro dell’Hotel Rigopiano, l’8 gennaio 2017  travolto da una valanga e in cui hanno perso la vita 29 persone.

Questa volta ci si è messo  lo sciopero indetto dagli avvocati del foro di Avezzano, a cui aderiscono due legali impegnati nel processo, e salteranno le tre udienze  in programma dal 26 al 28 ottobre, e si tornerà in aula il 9 novembre, per la discussione sulla super perizia redatta dal pool di esperti del Politecnico di Milano sulle ragioni del disastro e sulle eventuali responsabilità degli imputati. Ci sarà da sciogliere il nodo del nesso di causalità, in riferimento all’eventuale incidenza delle scosse di terremoto sulla valanga.

IL Gup Gianluca Sarandrea  è  intenzionato a procedere sulle tre udienze settimanali per arrivare a una sentenza finale al massimo per inizio 2023. Amareggiati i parenti delle vittime.

Il nuovo rinvio, ad ogni modo, non andrà ad incidere sui tempi della prescrizione.

I quattro consulenti -gli ingegneri Claudio e Marco Di Prisco, il nivologo Daniele Bocchiola e il professor Giovanni Menduni, tutti del Politecnico di Milano – erano chiamati a rispondere ad alcuni quesiti riguardanti, tra le altre cose, possibili cause di innesco della valanga, i tempi di verificazione, l’entità e i suoi effetti sul territorio. Perizia disposta in quanto gli accertamenti peritali prodotti dall’accusa e dalle difese sono tra loro del tutto contrastanti sul punto.

Nella super perizia si legge inoltre che “si può solo essere certi che, sebbene circa due ore prima dell’evento valanghivo risultassero presenti sul manto circa una decina di centimetri di neve in meno rispetto alle condizioni del manto al momento del distacco, l’effetto dell’accelerazione di picco di una scossa di magnitudo Mw pari a 5 non fu sufficiente a causare in quel preciso momento la propagazione instabile, in modo istantaneo, dei piani di frattura esistenti. Questa considerazione è in accordo con quanto sottolineato da tutti i consulenti che stimano nell’equilibrio lungo il piano di scorrimento l’effetto della scossa sismica di magnitudo Mw=5 inferiore al 5% (10 cm / 200 cm). Per quanto attiene all’entità della valanga, l’accumulo di neve e la presenza in ampie zone di uno strato debole – sostengono i consulenti del gup – ha certamente determinato l’innesco della valanga. Ciò nonostante, ancora una volta, non è possibile escludere a priori che il sisma abbia giocato un ruolo. È tuttavia possibile osservare che la dimensione trasversale ricostruita per la zona di distacco dell’evento valanghivo è contenuta all’interno del perimetro di eventi precedenti mappati durante l’esercizio di stesura della Carta di localizzazione dei pericoli da valanga”.