L’AQUILA – Continua a suscitare polemiche l’indiscrezione secondo cui il manager aquilano Antonio Cicchetti potrebbe essere prossimo alla nomina di vice commissario alla ricostruzione.
Una scelta che ha già suscitato perplessità dell’altro vice commissario, e sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, di esponenti dell’Italia dei valori e Partito democratico.
Nuove critiche giungono dal capogruppo di Rifondazione comunista in Regione, Maurizio Acerbo, e dal consigliere e capogruppo del partito al Consiglio comunale dell’Aquila Enrico Perilli che definiscono la nomina di Cicchetti di Cicchetti “inopportuna”.
Un giudizio legato alla sentenza (che Acerbo allega alla sua nota) che la corte dei Conti ha emesso nei confronti per una vicenda legata all’epoca in cui Cicchetti faceva parte dell’Istituzione Perdonanza (organo deputato all’organizzazione dell’evento celestiniano).
Questo il testo della nota.
Se è molto discutibile la scelta di nominare un altro vice-commissario alla ricostruzione appare ancor di più inopportuna la scelta della persona di Antonio Cicchetti.
Ci pare indispensabile un minimo di esercizio della memoria collettiva.
Ricordiamo agli smemorati che Antonio Cicchetti è stato condannato dalla sezione giurisdizionale abruzzese della Corte dei Conti per la “avvilente vicenda” (dalla sentenza) della Perdonanza.
La lettura della sentenza della Corte dei Conti n.77 del 2008 è alquanto istruttiva:
“Il Presidente del cda Antonio Cicchetti…costruisce la propria posizione difensiva sull’assunto che tutta la malagestione si era svolta senza che lui se ne potesse rendre conto. Si tratta di un assunto cui non può esser dato credito”, scrivono i giudici.
“È infatti del tutto ragionevole ritenere che una media attenzione allo svolgimento del proprio incarico avrebbe dovuto determinare dubbi e stimoli all’approfondimento degli aspetti più problematici della gestione… È così impossibile ammettere che per anni parte dei verbali e delle delibere del Consiglio rimanesse priva della firma del Presidente senza che questi nelle numerose riunioni che si sono succedute ne abbia avuto contezza. Anche con riguardo ai meri adempimenti formali un minimo di diligenza avrebbe reso possibile (…) il minimo di controllo necessario ad ostacolare molte delle irregolarità gestorie”.
La sentenza è davvero lapidaria nel definire il ruolo svolto dal Cicchetti in qualità di Presidente del cda: ”inescusabile negligenza”, “mancato svolgimento dei compiti di vigilanza”, insomma in capo al Cicchetti viene ravvisata una responsabilità per “culpa in vigilando”.
I giudici descrivono “una dimensione davvero inusuale di violazione di norme cogenti e principi ineludibili” e un’ “impressionante elenco di inescusabili, e non smentite mancanze”.
Per quanto riguarda le conseguenze penali dello scandalo ricordiamo che fu condannato Michele Gentile, ma secondo quanto scrivono i giudici “la memoria del Sindaco Tempesta ha evidenziato che la nomina di Gentile a Direttore dell’Istituzione è seguita da favorevole segnalazione di Antonio Cicchetti.
Vi pare possibile che chi non è stato capace di vigilare sulla correttezza della gestione di una manifestazione come la Perdonanza possa offrire garanzie rispetto all’immane compito della ricostruzione?
I cittadini aquilani e abruzzesi e l’opinione pubblica nazionale si aspettano legittimamente scelte fondate sulla trasparenza e la competenza. La nomina di Cicchetti suonerebbe come un’offesa e una beffa.
Non abbiamo compreso quali siano le competenze e le esperienze specifiche che hanno spinto Chiodi e Berlusconi a individuare la figura di cicchetti per un compito così strategico.
Non crediamo che la vicinanza alle gerarchie vaticane possa essere considerato un attestato rassicurante visto che Balducci e la “cricca” contavano solidissime entrature proprio da quelle parti.
Un terzo commissario, se serve e noi ne dubitiamo, dovrebbe avere delle competenze e delle esperienze ben diverse da quelle di Cicchetti.



