L’AQUILA – A 4 anni dal terremoto del 6 aprile 2009, L’Aquila inizia a respirare e si libera della metà del peso delle sue macerie.

È stato superato, in questi giorni, infatti, il tetto del milione di tonnellate rimosse e monitorate, 1 milione 11 mila per l’esattezza, di cui 450 mila provenienti da edifici pubblici e 560 mila da privati, su un totale di circa 2 milioni di tonnellate. 
 
A darne notizia ad AbruzzoWeb è l’ex soggetto attuatore per la rimozione delle macerie Giuseppe Romano, non più in carica dal dicembre 2012: a svolgere il suo lavoro, da quest’anno, ci sono infatti i funzionari dei due uffici speciali per la ricostruzione, quello per la città dell’Aquila e quello per il resto del “cratere”.
 
“La stima fatta dal Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) nel 2010 era una forbice che andava dai 3 ai 4 milioni di tonnellate, ma era una sovrastima – precisa Romano – Il totale si aggira attorno ai 2”.
 
Un buon risultato, secondo lo ‘zar’ delle macerie, come è stato soprannominato nei mesi successivi al sisma, “perché vuol dire che la ricostruzione si sta muovendo. Non si può fare una stima in termini di tempo sulla conclusione del lavoro di rimozione – afferma –  ma continuare così è di certo un segnale positivo verso una conclusione in tempi accettabili”.
 
Rimozione e smaltimento sono procedimenti disciplinati dall’ordinanza della presidenza del Consiglio numero 4014 del 23 marzo 2012 che ne delinea i due sistemi, pubblico e privato, come spiega a questo giornale Maria Stagnini, funzionario del settore Ambiente della Provincia dell’Aquila.
 
“Le macerie pubbliche riguardano gli edifici crollati appartenenti all pubblica amministrazione, ovviamente, e quelli per i quali è disposta la demolizione con ordinanza sindacale. A questi si sono poi aggiunti anche tutti gli interventi effettuati su incarico della pa – specifica la funzionaria – La loro gestione è stata affidata ai vigili del fuoco, esercito e Asm, mentre quella delle macerie private è affidata alle ditte che eseguono i lavori sugli edifici che provvedono anche alla separazione”.
 
Unico sito di conferimento e stoccaggio disponibile a L’Aquila resta, per il momento, quello della ex Teges a Pontignone che, solo nel 2012, ne ha accolte e lavorate 350 mila tonnellate e che potrà iniziare, con l’autorizzazione della Regione, a recepire anche quelle private, come annunciato nei mesi scorsi dal presidente dell’Asm Luigi Fabiani.
 
“La condizione essenziale per il recupero del materiale è che sia omogeneo – puntualizza la Stagnini – Nella cava ex Teges, quindi, le macerie sono separate e poi stoccate in flussi affini, prima del recupero del materiale inerte che viene triturato e lavorato per essere di nuovo impiegato nell’edilizia”.
 
Le macerie lavorate dall’Asm verranno riutilizzate, inoltre, per il riempimento della cava di Pontignone e il riadeguamento della struttura che diventerà un parco ambientale, in base all’accordo di programma firmato dal Comune e dall’ex ministro dell’Ambiente Corrado Clini.
 
Ad anticipare i numeri delle macerie è stato il sindaco, Massimo Cialente, in occasione della cerimonia di conferimento della cittadinanza onoraria ai Vigili del fuoco, durante il Consiglio comunale straordinario di qualche giorno fa.
 
“Tutti i vigili italiani sono molto legati alla città dell’Aquila. Il terremoto del 6 aprile è un evento che ha segnato la storia del corpo nazionale, andandone a costituire un passaggio importante – conclude Romano commentando il riconoscimento – Come vigile del fuoco non posso fare altro che ringraziare il Comune e gli aquilani per questo prezioso riconoscimento. Sono onorato dell’attenzione e del cuore che il capoluogo ci ha regalato e continua a regalarci”.