L’AQUILA – “Memoria, verità e giustizia”.
Recitava così lo striscione che i familiari delle vittime del terremoto del 6 aprile hanno portato in testa al corteo di commemorazione dei 309 morti a 6 anni dal sisma.
Una sfilata per le strade dell’Aquila che oltre al ricordo ha assunto anche il senso di protesta per il verdetto di assoluzione del 10 novembre 2014 da parte della Corte di appello del capoluogo per 6 dei 7 componenti della commissione Grandi rischi.
Dietro, diecimila persone che in silenzio hanno sfilato con le fiaccole in mano.
Così nel giorno di Pasqua di Risurrezione che quest’anno ha coinciso con il sesto anniversario del tragico sisma, si è snodato il lungo serpentone in ricordo delle persone che non ci sono più, uccise alle 3.32 della notte tra il 5 e il 6 aprile del 2009 da una scossa che seminò distruzione causando anche 1.600 feriti e 70 mila sfollati.
In testa al corteo anche familiari di alcuni degli studenti stranieri che persero la vita la notte del terremoto: alcuni genitori di giovani scomparsi sei anni fa indossano una casacca con la scritta “il fatto non sussiste” con la data della sentenza della Corte e del terremoto.
Alle commemorazione per la prima volta c’è stata l’assenza di un rappresentante del governo nazionale.
Nel sottolineare che erano stati invitati l’ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Graziano Delrio, nominato nei giorni scorsi ministro per le Infrastrutture, e il sottosegretario all’Economia con delega alla Ricostruzione Paola De Micheli, il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, ha spiegato che “mi hanno telefonato entrambi per scusarsi della loro assenza per impegni improrogabili”.
Il primo cittadino ha spiegato che anche l’ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, l’abruzzese Gianni Letta, ai tempi del governo berlusconi incaricato di seguire l’emergenza e poi la prima ricostruzione, si è a sua volta scusato per non aver potuto tenere fede all’invito.
Per la Regione non c’era il presidente della Giunta, Luciano D’Alfonso, ma c’era il presidente del Consiglio, Giuseppe Di Pangrazio.
Presenti le senatrici aquilane Stefania Pezzopane ed Enza Blundo, i consiglieri regionali Pierpaolo Pietrucci, Maurizio Di Nicola, Lucrezio Paolini e Lorenzo Berardinetti.
Dal tribunale il corteo è risalito lungo via XX settembre e ha sostato davanti la Casa dello studente crollata.
Una “via crucis” davanti agli edifici simbolo della tragedia, fino a raggiungere piazza Duomo, dove sono stati letti i nomi delle 309 persone scomparse quella notte.
Tra le migliaia di persone molti giovani, anche se la piazza si è svuotata decisamente prima delle 3.32.
Un momento commovente, con il suono della campana della chiesa delle Anime Sante a segnare ogni nome con un rintocco che squarcia il silenzio. Tutti e 309 nomi sono stati scolpiti sulla pietra di due lapidi collocate nella Cappella della Memoria (guarda le foto).
La messa dell’arcivescovo celebrata dall’arcivescovo metropolita Giuseppe Petrocchi ha preceduto la veglia che si è conclusa alle 3.32, ora del terremoto. Anche allora la campana della chiesa di Santa Maria del Suffragio è tornata a suonare, per 309 lunghissime volte.
PETROCCHI: “DECIDANO GLI AQUILANI IL FUTURO DELLA CITTA”’
Molto partecipata anche da parte delle autorità la santa messa seguita al corteo nella chiesa di San Giuseppe Artigiano, che ha riaperto in via Sassa, celebrata dall’arcivescovo metropolita, monsignor Giuseppe Petrocchi.
“Gli aquilani siano comunità unita e siano protagonisti della ricostruzione non delegando alle istituzioni – ha spiegato nel corso dell’omelia – La posta in palio è molto importante: nel decennio 2009-2019 si decideranno i prossimi 50 anni della città quindi la vita della nuove generazioni”.
Petrocchi ha invitato “a non usare più i termini di morti, scomparsi o defunti in relazione alle vittime del sisma, i nostri fratelli sono nella casa del Padre”.
Alla veglia seguita alla santa messa hanno partecipato in molti, tra cui numerosi familiari delle vittime.
Durante la notte sono stati numerosi coloro che hanno visitato la cappella della memoria con le lapidi con i nomi delle 309 vittime, adiacente alla chiesa delle anime sante, chiusa per i lavori di recupero.
CIALENTE: “DOLORE PIU’ RACCOLTO, COMMEMORAZIONE MOMENTO STORICO PER CITTA'”
“Credo che il clima sia cambiato – ha affermato il sindaco Cialente – Il dolore oggi viene vissuto in modo più raccolto, anche se per questa occasione ha influito la concomitanza delle festività pasquali. Ma la commemorazione del 6 aprile deve diventare sempre di più un momento della storia di questa città”.
Al corteo hanno partecipato, tra gli altri, anche il sindaco di Pescara, Marco Alessandrini, e altre figure istituzionali regionali come quella del presidente del Consiglio regionale Di Pangrazio, presenze che per il primo cittadino sono state “un bel segnale. Non mi aspettavo, invece, la presenza di rappresentanti del governo nazionale per via della Pasqua”.
DI PANGRAZIO: “PENSARE AL FUTURO CON POSITIVITA'”
“È un momento struggente, doloroso straziante, ma bisogna pensare al futuro con positività, con grande forza e fiducia”.
È quanto ha affermato il presidente del Consiglio regionale, Giuseppe Di Pangrazio.
“Lo Stato sta facendo la sua parte – ha aggiunto – siamo in una fase di svolta, tutti insieme, in particolare istituzioni e cittadini, si deve reagire. La Regione ci vuole essere”.
PEZZOPANE: “COSE POSITIVE MA ANCORA TANTO DOLORE”
“La via crucis degli aquilani che cade con la coincidenza della Santa Pasqua ci aiuta per una resurrezione che ancora tarda – ha detto la senatrice Stefania Pezzopane – tra cose positive e ancora tanto dolore e tante difficoltà”.
ALESSANDRINI: “PESCARA VICINA AI FRATELLI AQUILANI”
“È il primo anno da sindaco, mi sembrava doveroso essere qui – spiega il sindaco di Pescara, Marco Alessandrini presente alla fiaccolata per il terremoto dell’Aquila – ci riguarda tutti. È doloroso passare nei luoghi simbolo del tragico sisma, nessuno può rimanere indifferente. La mia presenza vuole testimoniare la vicinanza mia personale, ma anche quella della colllettività pescarese nei confronti dei fratelli aquilani”.

VITTORINI: “LO STATO NON VUOLE CAMBIARE E CONTINUERA’ A TUTELARSI”
Tra i familiari delle vittime anche Vincenzo Vittorini, esponente del movimento civico L’Aquila che vogliamo: “si possono fare duemila fiaccolate – dice – ma se lo Stato non cambia se stesso, non cambierà mai niente”.
Vittorini, che nel crollo della palazzina in cui viveva la sua famiglia ha perso moglie e una figlia piccola, se la prenze in particolar modo con il capo del governo Matteo Renzi per la nomina del nuovo capo della Protezione civile nazionale Fabrizio Curcio.
“Un premier che dice che bisogna cambiare le cose, con questa nomina ha dimostrato esattamente il contrario. Curcio tra l’altro era avvinghiato a Bertolaso quando era a capo della Protezione civile. Una dimostrazione chiara e netta che lo Stato non vuole cambiare e continuerà a tutelarsi. Io non ho fuiducia in questo governo ma continuerò a lottare”.

La sfilata di protesta è stata silenziosa. Come spiegato dai comitati cittadini, “sfilare silenziosamente, rendendo al contempo visibile ed esplicita l’indignazione di un’intera città, è il modo migliore per onorare la memoria delle nostre vittime, Una comunità che non si rassegna che il fatto non sussiste (formula dell’assoluzione dei componenti Cgr, ndr) e che pretende giustizia”.
Alcuni familiari delle vittime hanno indossato una maglietta con scritto “il fatto non sussiste”, a ricordare la formula di assoluzione dei componenti della Grandi rischi.
“Assassinati alla casa dello studente”, recita invece lo striscione portato dai familiari delle vittime della residenza studentesca collassata su se stessa quella notte, spezzando la vita di 8 ragazzi.
Ad annunciare la protesta silenziosa è stata una nota firmata dalle associazioni e comitati 3e32-CaseMatte, Appello per L’Aquila, Arci L’Aquila, Arcigay “Massimo Consoli”, L’Aquila che vogliamo e Donne TerreMutate, movimenti civici nati dopo il sisma.
“Mai come quest’anno l’anniversario del 6 aprile, alla luce della sentenza della Grandi rischi, per noi sarà un momento di ferma richiesta di verità e giustizia per tutto quello che è accaduto prima e dopo del sisma”, scrivono in una nota. Roberto Santilli – Elisa Marulli
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