L’AQUILA – Come il terremoto dell’Aquila, anche il sisma che ha colpito l’Emilia poteva essere essere limitato nei danni? Si, è quello che afferma quest’oggi il Giornale.

Secondo quanto scritto dal quotidiano, il 28 gennaio scorso, in seguito a numerose scosse piccole scosse verificatesi tra Verona, Reggio Emilia e Parma, al termine di una riunione ha dichiarato “possibili eventi nelle stesse aree, ma a profondità più superficiali, che avrebbero un’area di risentimento più ridotta e danni potenziali più gravi”.

Secondo quanto affermato, infatti, sarebbe dovuta partire un’operazione di sensibilizzazione dei cittadini allo scopo di aumentare le verifiche strutturali negli edifici privati e richiedere specifiche competenze per continuare le verifiche di chiese ed edifici storici.

La Commissione grandi rischi avrebbe anche lanciato una terza raccomandazione: fare particolare attenzione a elementi non strutturali come insegne, cornicioni, lampadari, comignoli, che si possono rivelare letali per le singole persone.

Di tutto questo sembra essere andato in porto ben poco, se si considera, soprattutto, che l’area presa in considerazione dalla Commissione era molto vasta: quasi tutto il Nord Italia tranne il Friuli venezia Giulia.

La Protezione civile ha messo in moto la macchina di prevenzione? A questa domanda, il presidente della Commissione grandi rischi, Giuseppe Zamberletti, risponde “Mi risulta che si stava lavorando per mettere a punto tutta la macchina della prevenzione, lavoro lungo in una realtà in cui non c’è rischio sismico, almeno fino a gennaio”.

E all’obiezione che, magari, qualcuno avrebbe potuto prendere sotto gamba la gravità della situazione, Zamberletti conclude “Non penso proprio che qualcuno abbia sottovalutato”.

Ma i risultati li abbiamo sotto gli occhi. Sara Ciambotti