ROMA – “Ricordo i primi momenti critici di un’emergenza così importante, quindi: la scossa, la chiamata, la convocazione del comitato operativo, l’attivazione del sistema nazionale di Protezione civile, per avere un quadro della situazione che poi si è dimostrato ovviamente tragico”.

Così, su Rai Radio1 al Gr1 delle 8, Il capo della Protezione Civile Fabrizio Curcio che all’epoca del terremoto che distrusse L’Aquila nel 2009 dirigeva l’ufficio gestione emergenze del Dipartimento.

Qual è stata la difficoltà maggiore?

“Per la prima volta abbiamo avuto a che fare con un numero importante di persone sfollate di una città importante. E la difficoltà è stata soprattutto il numero delle persone, oltre poi gli eventi tragici che hanno colpito alcune località. Quindi evidentemente i problemi sono diventati importantissimi”.

Oggi come sta L’Aquila?

“Oggi la città ha un livello di ricostruzione privata molto avanzata, con tecniche di assoluta sicurezza. Ovviamente c’è una ricostruzione pubblica che ancora arranca. E poi ci sono le località intorno all’Aquila che sono a buon punto”.

Cosa ha insegnato quella tragedia?

“L’Aquila è stata il punto di riferimento. Da quella drammatica esperienza sono partite tante iniziative che oggi sono operative: il coordinamento della parte sanitaria, il rapporto con il volontariato. Abbiamo sempre necessità di imparare e L’Aquila è stata un test importantissimo”.