L’AQUILA – Ammesso il Comune dell’Aquila come parte civile, rigettata la richiesta di estromissione dell’Università dell’Aquila, accolta invece quella di estromissione dell’associazione CittadinanzAttiva.
Con questa decisione del giudice Marco Billi si è aperta la prima udienza dibattimentale del processo per il crollo della facoltà di Ingegneria, in cui ci sono sette imputati per disastro colposo.
Successivamente il pm Fabio Picuti ha illustrato i documenti che chiede di costituire. Tra i testi dell’accusa, a causa di gravi problemi di salute il professor Luis Decanini è stato sostituito dal professor Domenico Liberatore, il primo a essere ascoltato come testimone.
Picuti non ha voluto l’esame degli imputati, chiesto invece da parti civili e difese.
I primi quattro testi dell’accusa ascoltati oggi hanno relazionato sulle caratteristiche generali del terremoto di tre anni e mezzo fa, sui danni che la facolta’ di ingneria ha riportato a seguito del devastante sisma, soprattutto nella zona dell’ingresso e delll’atrio della facoltà, “locali molto frequentati con una media di 600 studenti giornalieri, su un totale di 2 mila studenti su tutto il fabbricato”.
Dopo la deposizione di alcuni testi, l’udienza è stata rinviata al prossimo 4 febbraio.
LA CONTESTAZIONE DELLE PARTI CIVILI
L’udienza si è aperta con le questioni preliminari. L’avvocato Maurizio Bazzoli che assiste i tre progettisti romani ha contestato tutte le tre costituzioni di parti civili.
Quella dell’associazione di cittadini Cittadinanzattiva, sia perché formalizzata con due diversi avvocati difensori, circostanza vietata dalla legge, sia perché le finalità sono tali e tante che non è possibile individuare un rapporto di immedesimazione diretto.
Quella del’Università e del Comune perché nelle carte delle costituzioni non erano correttamente indicati il legale rappresentante, rispettivamente rettore e sindaco, o gli avvocati difensori.
L’avvocato dello Stato Generoso Di Leo, che assiste l’Ateneo, si è difeso sottolineando che per una normativa speciale non è necessaria la citazione del singolo legale ma solo della sua istituzione, quello del Comune, Domenico De Nardis, spiegando che il nome di Massimo Cialente e la sua procura sono stati correttamente citati.
Tra l’altro è stato sottolineato dall’avvocato Maria Antonella Mascaro che la costituzione del Comune era avvenuta a udienza preliminare già in corso e mai formalizzata appieno.
Le altre difese si sono associate alle contestazioni, l’accusa si è rimessa alla decisione del giudice. Dopo una ventina di minuti di camera di Consiglio, Billi ha estromesso Cittadinanzattiva, che non era presente con esponenti né con il suo avvocato, e ha ammesso le altre due parti civili.
Alla sbarra ci sono i progettisti Gian Ludovico Rolli, 79 anni, di Roma, Giulio Fioravanti, 67, di Roma, e Massimo Calda, 63, di Bologna.
Sono accusati per avere redatto il progetto architettonico e variante dell’area di ingresso del corpo A in modo incompleto e carente, tra il 1988, quando fu assegnato l’incarico, e il 1994, periodo della realizzazione.
Imputati anche gli ingegneri Carmine Benedetto, 47 anni, aquilano, direttore di cantiere; Ernesto Papale, 59, di Roma, direttore dei lavori; Sergio Basile, 78, e Giovanni Cecere, 82, questi ultime due collaudatori.
Le uniche due parti civili sono il Comune dell’Aquila, che si è costituito in tutti i procedimenti sui crolli, e che in questo caso ha chiesto 1 milione di euro di risarcimento, e l’Ateneo del capoluogo, che ha chiesto oltre 9 milioni: 5,5 di danno patrimoniale e 4 per i danni d’immagine che si sono concretizzati con il calo di iscritti.
Nel corso delle indagini preliminari il procuratore capo della Repubblica, Alfredo Rossini, scomparso lo scorso agosto, aveva evidenziato che se il terremoto fosse accaduto in pieno giorno nella facoltà ci sarebbero state 2 mila vittime.



