L’AQUILA – A un mese dalle dimissioni di Ezio Rainaldi, il Teatro stabile d’Abruzzo ha un nuovo presidente, Nathalie Dompé, ma dalla Regione Abruzzo nessuna risposta è arrivata sui fondi necessari a tenerlo in vita.

E da quel giorno, “neanche una telefonata, il presidente Luciano D’Alfonso non ha emesso suoni”, svela Rainaldi ad AbruzzoWeb: “Mi sarei aspettato una risposta, delle prese di posizione. Invece niente, zero comunicazioni!”.

L’imprenditore aquilano ha lasciato la guida dell’ente teatrale in polemica con la Regione per l’assenza di programmazione e la clamorosa mancanza di un interlocutore, visto che la delega alla Cultura è rimasta nelle mani del governatore il quale, subissato di questioni, non riesce a seguirla come ci si aspetterebbe da un assessore.

Dal 27 settembre nulla è cambiato: il Tsa è ancora in attesa dei fondi, mezzo milione di euro, necessari per portare avanti la stagione, ma fondamentali anche per ottenere la quota di finanziamento ministeriale del Fondo unico per lo spettacolo (Fus).

“Non faccio la foglia di fico a nessuno e non abbandono la nave, voglio semplicemente richiamare l’attenzione”, ha detto Rainaldi a questo giornale alla vigilia delle dimissioni, quando era ancora speranzoso di far “prendere cognizione che la politica ha fatto questa scelta”. Ma oggi, a un mese da quelle parole, le aspettative di Rainaldi sembrano piuttosto tradite.

Al Tsa, intanto, sulla poltrona che ha lasciato libera si appresta a la giovane Dompé, come anticipato da AbruzzoWeb. La figlia di Sergio, numero uno di Farmindustria e presidente dell’omonimo gruppo biofarmaceutico, è stata nominata ufficialmente ieri dalla Giunta e potrebbe incarnare quel nuovo corso indicato dal direttore artistico Alessandro D’Alatri.

Il regista romano in un’intervista a questo giornale aveva infatti aperto all’ipotesi di investimenti privati per sopravvivere ai tagli dei fondi pubblici, per la quale sarebbe però necessaria una modifica allo statuto del teatro.

Sull’incarico alla Dompè si sono sollevate alcune perplessità, anch’esse per ora del tutto ignorate dagli interlocutori isituzionali. Come quelle di Daniele Milani, autore e regista aquilano da anni trasferitosi a Milano, che ha lanciato anche una petizione online.

Perplesso anche Rainaldi, rammaricato dal comportamento della Regione. “Il problema non era il presidente – dice – non pensino di ‘sciacquarsi la faccia’ con questa nomina. Lasciare a imprenditori di quel calibro mi riempie di gioia, sarei lieto se questo portasse a nuovi investimenti sul teatro, ma sappiamo tutti molto bene che questo è impossibile senza una modifica statutaria”.

“Non c’è un minimo di disponibilità da parte della Regione – rincara l’ormai ex presidente – Il problema politico resta, le mie dimissioni non erano perché mi ero stancato, ma per delle questioni che continuano a non avere risposta. Ancora non si conosce il contributo per il 2015, cioè per un anno che è finito!”.

Sulla stessa linea di Milani, Rainaldi ritiene che “se la presidenza viene attribuita in senso onorifico, allora il contributo della sua azienda deve avvenire prima e non dopo”.

“Mi domando – conclude – come faccia ad accettare la presidenza senza certezze di sorta sui fondi”.