L’AQUILA –  Rispetto al 2020, nel 2021 il Tribunale ammnistrativo regionale (Tar) d’Abruzzo, ha abbattuto i ricorsi arretrati  del 22,1%, un risultato che lo colloca tra i primi tre in Italia.  Per quanto riguarda la tempestività dei giudizi in materia di appalti, centrali ora per l’utilizzo del Pnrr,  essi vengono chiusi in 67 giorni, la metà rispetto alla media nazionale.

Sono i numeri salienti snocciolati dal presidente Umberto  Realfonzo illustrando la relazione sull’attività svolta nel 2021, in occasione dell’inaugurazione dell’Anno giudiziario del tribunale amministrativo regionale per l’Abruzzo.

“Il Tar ha cercato di attuare il prudente e contemperato bilanciamento di tutti gli interessi pubblici e privati – ha esordito Realfonzo -, compresi quelli della generalità dei cittadini, che sono indirettamente toccati dal contenzioso. Abbiamo cercato di migliorare ulteriormente la chiarezza e la completezza delle decisioni e di assicurare la maggiore sintonia possibile rispetto ai cambiamenti della società”.

Reafonzo, pur evidenziando il risultato positivo dell’andamento del contenzioso, non ha mancato di stigmatizzare non poche “zone d’ombra” nell’attività il Tribunale, puntando il dito contro l’inefficienza delle amministrazioni pubbliche, in particolare quelle di piccoli  comuni, che aggravano costi e contenziosi, e ha perentoriamente replicato alle accuse, generate da decisioni non gradite, “di un non meglio precisato pregiudizio ideologico”, da parte del Tar, che genera “un inutile freno allo sviluppo economico della Regione”, ribattendo che “la nostra unica ideologia quella della rigorosa salvaguardia della legalità”.

Per quanto riguarda l’abbattimento dell’arretrato, Realfonzo ha spiegato che il risultato “è stato reso possibile anche grazie alle due udienze straordinarie dirette allo smaltimento, a cui hanno anche collaborato valenti colleghe e colleghi provenienti da altri tribunali, ma soprattutto colleghi della sezione”. Ma ha ammonito: “l’impegno straordinario dei nostri magistrati non può essere mantenuto indefinitivamente nel tempo, e solo il completo reintegro dell’organico di diritto dei magistrati, potrà fornire concreta speranza di un sostanzioso abbattimento degli arretrati  del sicuro rispetto e le scadenze del Pnrr presso il Tar dell’Aquila”.

Questi dunque i numeri nel dettaglio del contenzioso: nel periodo che va dal primo gennaio al 31 dicembre 2021 sono stati depositati 425 ricorsi, in diminuzione rispetto ai 443 del 2020. Chiara conseguenza della stagnazione dell’attività pubblica e privata in conseguenza della pandemia del covid.

A fine 2020 risultavano poi pendenti 1.914 ricorsi, a dicembre 2021 il numero sceso a 1.495.

Detraendo però i ricorsi per i quali vi è stata una sospensione del giudizio, quelli per cui è stata richiesta la cancellazione dal ruolo o che sono stati interrotti, la pendenza scende ancora, e si attesta  a 1.341 ricorsi. Con un abbattimento dunque del 22,1% rispetto all’anno precedente.

Rispetto alle 64 sentenze pronunciate nell’anno precedente, nel 2021 sono state adottate ben 84 decisioni semplificate, con un incremento del 23,8% “non solo per chiudere questioni di facile è pronta soluzione come prevede il codice del processo amministrativo, ma anche per dare risposte immediate, oltreché complete ed esaustive, su questioni particolarmente urgenti e sensibili per l’opinione pubblica”, precisa il presidente del Tar.

Per quanto riguarda i contenziosi maggiormente interessati, nel 2021 si registra un incremento di quelli che riguardano la materia edilizia, superiore al 30% mentre sono diminuiti anche qui del 30% circa quelli relativi alla sicurezza pubblica.

Su un totale di 484 sentenze, l’82% sono  passate direttamente in giudicato, mentre sono state appellati 86 decisioni, pari al 18%. Di questi sono stati accolti solo 11 appelli.

Dunque tra mancate impugnazioni e appelli respinti, l’85% delle sentenze è già diventato definitivo.

Realfonzo nel riconoscere che “gli operatori dell’informazione hanno dimostrato attenzione e rispetto per il lavoro del Tar”, ha però auspicato che “nei casi in cui si riprendono dichiarazioni di una parte sola, spesso la soccombente, ci si preoccupasse di sentire anche gli altri soggetti, che sono comunque presenti in quel giudizio, per completezza di rappresentazione della realtà”.

E ha poi denunciato: “quest’anno differenza dell’anno precedente non è mancata peraltro qualche esternazione estemporanea e di aperta ostilità verso alcune nostre pronunce specie in materia edilizia, di ambiente, di caccia, alle quali non ho voluto comunque replicare nell’immediato per non innescare inutili querelle”.

E ha  definito del “tutto gratuite l’affermazione per cui le pronunce di questo giudice amministrativo sono talvolta il frutto di non meglio precisati i pregiudizi ideologici e che comunque si risolvano spesso in un inutile freno allo sviluppo economico della Regione. Certamente tale insinuazioni sono la spia di interessi di parte, che talvolta si vedono frustrati nelle loro illegittime pretese di approfittare di contributi pubblici a tutto danno dell’ambiente. La nostra unica ideologie quella della rigorosa salvaguardia della legalità essendo presidio della civile convivenza in questo paese non può diventare un valore di facciate di retroguardia”.

Realfonzo ha poi evidenziato come “zona d’ombra”, la “mancanza di competenze specifiche nei singoli settori,  la presenza di organizzazioni amministrative totalmente inefficienti, penso ai tanti piccoli comuni, infine la ricorrenza di comportamenti palesemente contra ius che ci hanno costretto a inviare gli atti alla procura della Repubblica e della Corte dei Conti”.

Si lamenta poi “la mancata tempestiva ottemperanza delle sentenze del giudice amministrativo e di quello ordinario: pur comprendendo le difficoltà finanziarie e funzionali delle amministrazioni, che sono state aggravate dalla pandemia, devo tuttavia rimarcare che i generalizzati ritardi e le persistenti omissioni di attività che sono comunque doverose, comportano non solo uno spreco di tempo per il Tribunale ma soprattutto inutili spese per i ricorrenti e poi per le amministrazioni su cui finiscono per gravare ulteriori maggiori oneri per spese ed interessi”.

Ha infine evidenziato, per quanto l’aspetto logistico degli uffici dell’Aquila, il malfunzionamento dell’apparato di riscaldamento e condizionamento della sede,  con i lavoro che avrebbero dovuto essere eseguiti prima dell’estate scorsa non sono neppure iniziati”.