L’AQUILA – Ennesimo rinvio, stavolta al 18 novembre, dell’udienza preliminare davanti al gup Guendalina Buccella sulla richiesta di rinvio a giudizio per gli 8 indagati nell’ambito dell’inchiesta “Do ut des” su un presunto giro di tangenti negli appalti della ricostruzione pubblica post-terremoto del 6 aprile 2009.
Anche le precedenti convocazioni, del 16 gennaio, 29 aprile e 8 luglio, sono infatti tutte saltate per vizi di notifica.
Oggi il nulla di fatto è stato causato dalla richiesta di legittimo impedimento dell’avvocato Massimo Carosi, legale dell’imprenditore Daniele Lago, impegnato contemporaneamente al processo Sanitopoli.
La bufera giudiziaria quasi 2 anni fa ha provocato una crisi politica profonda nel Comune dell’Aquila con le dimissioni e la contemporanea rimozione del vice sindaco indagato, Roberto Riga, sostituito dall’ex procuratore Nicola Trifuoggi, e le dimissioni, poi ritirate, del primo cittadino, Massimo Cialente, non indagato ma attaccato pesantemente dalla stampa nazionale.
Tutto è cominciato l’8 gennaio 2014, con l’arresto ai domiciliari di 4 persone: Vladimiro Placidi, ex assessore comunale alla Ricostruzione dei beni culturali della scorsa Giunta Cialente, Pierluigi Tancredi, all’epoca dei fatti consigliere comunale, che si è dimesso dopo il terremoto, e in passato assessore comunale di centrodestra, poi arrestato anche nell’inchieste successiva “Redde Rationem”, Daniela Sibilla, dipendente del Consorzio beni culturali e già collaboratrice di Tancredi durante i suoi mandati di assessore, e Pasqualino Macera, all’epoca dei fatti funzionario responsabile Centro-Italia della Mercatone Uno Spa.
Altri quattro gli indagati a piede libero: l’allora vice sindaco Riga, il dirigente comunale Mario Di Gregorio, l’ingegnere di Perugia Fabrizio Menestò e l’imprenditore Daniele Lago.
Menestò è stato poi scagionato dalla pesante accusa di appropriazione indebita di 1 milione 200 mila euro per la quale la procura ha chiesto l’archiviazione: gli resta soltanto la contestazione di falso, mentre a Di Gregorio l’abuso d’ufficio.
Le accuse, a vario titolo, sono di millantato credito, corruzione, falsità materiale e ideologica e appropriazione indebita.






