L’AQUILA  – “Chiudiamo l’anno con una legge di stabilità e una legge finanziaria politica, ideologica, che ha una visione e una strategia, e che dà importanti risposte alla sanità, ai lavoratori e alle imprese”.

Nei concitati giorni in cui il governo di Giorgia Meloni, non senza scossoni, è alle prese con finanziaria, in discussione ora alla Camera, a prendere la parola, nell’intervista ad Abruzzoweb è il senatore di Fratelli d’Italia Guido Liris, medico aquilano, capogruppo al Senato per Fdi in commissione Bilancio, e vicecoordinatore regionale del partito.

Entrando nel merito, spiega Liris, che prima delle elezioni del 2022 era assessore regionale al Bilancio, tre sono le misure che dal suo punto di vista che danno un carattere e un’identità a questa manovra finanziaria, con riferimento al programma di governo del centrodestra.

“La prima misura è quella del taglio del cuneo fiscale, di circa 15 miliardi, che ora diventerà strutturale come chiedevano sia i sindacati che le imprese. Non sarà più una tantum, ed una precisa scelta politica: noi mettiamo più soldi nelle tasche dei lavoratori, dopo aver detto basta al reddito di cittadinanza La seconda misura è quella dell’aliquote irpef , che diventano tre, anche qui in modo strutturale”.

Infine, ma non certo da ultimo, il capitolo sanità, tema caro al medico Liris.

“Nel 2025 ci saranno 136 miliardi, e oltre 140 miliardi nel 2026. Parliamo di soldi veri, che vanno al di là della copertura dei costi del rinnovo dei contratti del personale medico e sanitario, o per compensare l’inflazione. Parliamo di uno stanziamento che non ha precedenti. E non tirassero fuori la storia della spesa sanitaria rapportata al pil perché perché oggi il pil italiano è concorrenziale, e viaggiamo per fortuna molto meglio di Francia e Germania”.

Ricorda poi Liris: “ci sono 30 miliardi della cosiddetta manovra libera, che il governo può utilizzare al netto delle spese obbligatorie, non procrastinabile ed indifferibili”.

Ma ricorda questo proposito accalorandosi: “in realtà questa somma poteva essere di 68 miliardi ma 38 miliardi li dobbiamo invece utilizzare per pagare la rata del superbonus, una misura capestro che abbiamo ricevuto in eredità, a cui non ero personalmente contrario in linea di principio, ma sono inviperito per la modalità con cui questo strumento è stato applicato e gestito. Non si può portare avanti una misura così impattante, dal costo di oltre 200 miliardi, senza porre un tetto di spesa”.