L’AQUILA – “Abbiamo assediato la Regione”. Sono soddisfatti gli organizzatori del corteo studentesco che ieri ha portato nel capoluogo un migliaio scarso di studenti sotto palazzo Silone, sede della Giunta regionale d’Abruzzo, facendo ottenere un incontro per lunedì prossimo.

In quella zona questa mattina all’improvviso tre diversi fronti di protesta si sono incontrati dentro e fuori l’edificio: oltre a quello degli studenti, anche i lavoratori di Abruzzo Engineering, che sono andati via per primi per occupare la sede della società, e, all’interno del palazzo, i precari della Giunta.

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I primi ad arrivare sono stati i lavoratori di Abruzzo Engineering, per manifestare contro il rischio di messa in liquidazione della società in house della Regione Abruzzo.

Subito dopo sono arrivati gli studenti, partiti in mattinata da vicino palazzo Silone, dal liceo Classico, e sfilati per le vie della periferia fino a congiungersi con gli universitari e tornare alla Regione per un sit-in. Anche gli studenti hanno chiesto di parlare con il governatore, ottenendo un incontro per lunedì. Manifestazioni studentesche anche a Pescara, con mille studenti in piazza, e a Teramo, con lezioni virtuali.

Terzo gruppo di insorti, i precari della Giunta regionale, che hanno fatto irruzione all’auditorium dove era in atto una riunione del presidente Chiodi e del vice presidente, Alfredo Castiglione, con le parti sociali sul documento di programmazione economico finanziario. Gli autori del blitz hanno installato uno striscione con la scritta “Chiodi se ne frega dei suoi precari”.

LA PROTESTA DEGLI STUDENTI

L’AQUILA – Centinaia di studenti aquilani hanno protestando sotto la sede della Giunta regionale d’Abruzzo, dopo aver sfilato per le vie della periferia del capoluogo in occasione della giornata di mobilitazione studentesca internazionale, che all’Aquila comprende la protesta contro il ministro Maria Stella Gelmini e le politiche della Regione Abruzzo sul diritto allo studio.

Un serpentone di studenti delle superiori e universitari, precari e addetti alle mense, è arrivato nei pressi di palazzo Silone, che ospita la Giunta regionale. Secondo fonti della polizia si tratta di 600 persone, gli organizzatori ritengono di essere più di mille. Gli studenti hanno anche incrociato una delegazione dei precari di Abruzzo Engineering.

Il corteo è cominciato alle 9 con una cinquantina di studenti delle scuole superiori aquilane (pattuglia ridotta per via delle occupazioni e autogestioni che ci sono state nelle scorse settimane) che sono partiti dall’attuale sede del Classico “Cotugno”, sono passati per via Carducci arrivando fino alla caserma Campomizzi, dove si sono ricongiunti con gli altri insorti del mondo accademico che li attendevano.

Arricchito da studenti universitari dell’Aquila e di Teramo (questi ultimi giunti con un pullman), da precari e dagli addetti dei bar e delle mense, il corteo ha percorso la statale 80 vicino al motel e poi via Piccinini al contrario (polizia e vigili avevano già chiuso la strada) per poi imboccare via Amiternum e tornare vicino al luogo di partenza (il liceo e la Regione distano un tiro di schioppo).

Gli studenti chiederanno che una loro delegazione sia ricevuta dal presidente della Regione o da un altro rappresentante dell’Ente per esporre problemi e rivendicazioni.

TRA GLI INSORTI LA PRESIDE DI MEDICINA

Tra i manifestanti anche la preside della facoltà di Medicina dell’Università dell’Aquila, Maria Grazia Cifone, la quale sottolinea l’importanza dell’incontro con il governatore.

“Chiodi deve parlare con noi e prendere impegni precisi – ha spiegato – non abbiamo mense, non ci sono case per gli studenti, il sistema dei trasporti è a dir poco precario, insomma non ci sono le misure idonee a difendere e a far rimanere gli studenti che sono una parte importante della socialità e dell’economia di una città che deve rinascere”.

“Noi agli studenti non stiamo dando niente”, ha concluso amaramente la Cifone.

Il presidente Chiodi attraverso suoi collaboratori ha proposto un incontro lunedì con lo scioglimento della manifestazione, ma la proposta è stata rinviata al mittente.

ASSESSORE GATTI A MANIFESTANTI: “LUNEDI’ INCONTRO CON CHIODI”

L’AQUILA – Un incontro con il presidente della Regione, Gianni Chiodi, fissato per lunedì 22 novembre per affrontare le problematiche sollevate dagli studenti e dai lavoratori in protesta.

È questa la promessa fatta dall’assessore regionale al Diritto allo studio Paolo Gatti alla delegazione dei manifestanti ricevuta solo verso le 14.30, dopo che questi ultimi da ore bloccavano la strada davanti al palazzo della Regione.

“Questo è solo un inizio – ha affermato Mauro Pettinaro, rappresentante dell’Udu al consiglio nazionale – Nel prossimo incontro speriamo di affrontare in dettaglio i problemi che oggi abbiamo solo elencato all’assessore Gatti”.

Subito dopo l’incontro, i manifestanti hanno sgomberato la strada davanti palazzo Silone e il traffico è tornato a scorrere normalmente.

Oltre a scagliarsi contro il decreto Gelmini, che domani dovrebbe riprendere l’iter alla Camera, le rivendicazioni di studenti e lavoratori hanno riguardato anche problematiche legate ai contesti locali, quello aquilano e quello teramano: apertura delle mense e dei bar universitari, risorse per le borse di studio, riacquisizione pubblica della gestione della Residenza San Carlo, superamento dei commissariamenti delle Adsu e ricostituzione dei Consigli di amministrazione con la partecipazione dei rappresentanti già eletti dagli studenti.

L’Udu dell’Aquila ha chiesto inoltre una modifica nei criteri per la proroga del Contributo di autonoma sistemazione per gli studenti universitari, tra cui figura quello di merito. “Il disagio post sisma non si misura con il merito”, si legge in una nota dell’Udu, in cui si rivendica anche la riapertura degli alloggi della ex-Reiss Romoli e per la progressiva trasformazione delle caserme in Campus universitari.

Non mancano i problemi anche nell’ateneo teramano. In particolare, il rappresentante dell’Udu di Teramo, Mirko De Berardinis, ha sottolineato i disagi che gli studenti vivono per il servizio mensa, “troppo lontano sia dal centro città che dalle sedi delle facoltà di Scienze politiche, della Comunicazione e Giurisprudenza. Un altro problema è quello delle aule informatiche, che ci sono ma restano chiuse perché c’è carenza di personale, o almeno così ci dicono”.

Un problema comune sia agli studenti aquilani che teramani è quello dei trasporti. “Sportarsi è un travaglio immenso – ha spiegato De Berardinis – la sede di Colleparco è una cattedrale nel deserto”.

“Una mobilità diffusa e gratuita agli studenti, con un numero di tratte in più e anche corse serali e notturne” è ciò che chiede anche l’Udu dell’Aquila

Anche gli studenti delle scuole superiori, la cui partecipazione, a detta loro, non è stata numerosissima a causa della settimana di occupazione e autogestione appena trascorsa, hanno esposto le loro problematiche.

“Chiediamo più spazi per gli studenti – ha detto Ilaria Trafficante, rappresentante dell’Uds dell’Aquila – la nostra associazione ha anche inviato alla Camera una nostra proposta di riforma, che contiene una riorganizzazione scolastica con un biennio comune e un triennio specialistico”.

Presenti alla manifestazione anche i lavoratori precari dell’Università aquilana, che hanno denunciato “l’ingiusta ripartizione del Fondo di finanziamento ordinario che penalizza l’ateneo aquilano”, e hanno chiesto di rilanciare un “finanziamento straordinario che permetta un riequilibrio e la conseguente possibilità di stabilizzazione dei precari e reclutamento di giovani ricercatori”.

SODDISFATTI GLI ORGANIZZATORI: ABBIAMO ASSEDIATO LA REGIONE

L’AQUILA – “Mille universitari assediano la Regione”. C’è soddisfazione da parte degli organizzatori del corteo studentesco di questa mattina, che ha movimentato la zona attorno palazzo Silone, sede della Giunta regionale.

Lunedì 22 è stato fissato un incontro con l’assessore regionale Paolo Gatti per parlare delle problematiche studentesche.

Questa la nota inviata dall’Unione degli universitari (Udu).

Nonostante freddo e pioggia circa 1.000 persone, in gran parte studenti universitari, hanno percorso la statale 80 e risalendo per via Amiternum sono giunti al palazzo della Giunta regionale per contestare, nella giornata nazionale contro il ddl Gelmini e per il diritto allo studio, l’azzeramento degli interventi sul dsu a all’Aquila e in Abruzzo.

Manifestare in un luogo lontano dal classico centro storico, ex cittadella degli studenti, è stata una sfida per gli universitari dell’Aquila, costretti tra pendolarismo e condizioni di vita impossibili, una sfida vinta attraversando per la prima volta una delle principali arterie stradali della città.

Aperto dallo striscione “Eppur ci siamo”, il corteo dalla Campomizzi ha “circondato” l’intero complesso della caserma Pasquali con lo slogan “una caserma di meno, un campus di più”, rivendicando la trasformazione dell’intera caserma in un grande campus universitario per oltre 1.700 posti letto.

Davanti la Regione Abruzzo è andato in scena un vero e proprio braccio di ferro tra gli universitari e il presidente Chiodi e l’assessore Gatti, che si rifiutavano di incontrare una delegazione degli studenti.

Per nulla intimoriti e abituati da due mesi di disagi totali, gli studenti si sono attrezzati come tutti i giorni con il pranzo per strada, occupandola a oltranza.

Dopo tre ore di stallo l’assessore Gatti si è trovato costretto a riceverli. Le richieste dell’Udu sono state dunque esposte alla Regione: apertura delle mense e dei bar universitari, risorse per le borse di studio, intensificazione del trasporto dedicato, rimodulazione dei criteri per il Cas per gli universitari, riacquisizione pubblica della gestione della Residenza San Carlo, apertura della struttura del Canada, avvio dei lavori dell’edificio polifunzionale di Coppito, superamento dei commissariamenti delle Adsu e ricostituzione dei Consigli di amministrazione con la partecipazione dei rappresentanti già eletti dagli studenti.

L’assessore ha “preso appunti” e ha fissato per lunedì 22 novembre un incontro alla presenza anche del presidente Chiodi e del commissario dell’Adsu per le “risposte”.

A PESCARA MILLE STUDENTI IN PIAZZA

PESCARA – Al grido di “se ignoranti ci volete ribelli ci avrete” oltre mille studenti pescaresi sono scesi in piazza per protestare contro i tagli alla scuola e la riforma Gelmini.

Un corteo colorato e vivace ha attraversato il centro cittadino per ribadire a gran voce che “il sapere non è una merce”.

Una delle manifestanti non ha dubbi: “i soldi ci sono ma vengono spesi male. Qualche giorno fa hanno stanziato 245 milioni per le scuole private. Non solo, si spendono soldi per gli aerei da guerra e le bombe”.

Nel mirino anche il tentativo di “trasformare la scuola in azienda”.

“Vogliamo – sottolinea Giulia Candeloro – una scuola aperta a tutti e non classista. Ci vogliono ignoranti ma noi invece vogliamo essere formati”.

A TERAMO LEZIONI VIRTUALI IN PIAZZA CON I DOCENTI

TERAMO – Anche a Teramo è scesa in piazza la protesta contro la riforma Gelmini e i tagli ai fondi universitari.

Gli studenti universitari di “Prospettiva studentesca” hanno invitato i docenti e i ricercatori della facoltà di Veterinaria a tenere una lezione virtuale in piazza Martiri della Libertà.

In circa 200 hanno affollato la gradinata della Cattedrale e hanno reso visibile il proprio no a una iniziativa legislativa “che rischia di depauperare il patrimonio di ricchezza didattica dell’università teramana”, come hanno sottolineato anche un nutrito gruppo di docenti che hanno appoggiato l’iniziativa pubblica.

Camici bianchi e dispense alla mano, molti accompagnati anche dai loro amici animali, hanno tenuto a dimostrare, come hanno commentato alcuni di loro “spirito democratico e soprattutto di appartenenza a questa università”.

LA PROTESTA DEI PRECARI DELLA GIUNTA

L’AQUILA – Un gruppo di precari della Giunta regionale d’Abruzzo ha fatto irruzione a palazzo Silone, sede dell’amministrazione, e ha installato uno striscione con la scritta “Chiodi se ne frega dei suoi precari” nell’auditorium, dove era in atto una riunione del presidente, Gianni Chiodi, e del vice presidente, Alfredo Castiglione, con le parti sociali sul documento di programmazione economico finanziario.

Non sono stati gridati slogan, a un certo punto, però, il presidente è intervenuto e si è accesa un’animata discussione.

I precari della Giunta chiedono la stabilizzazione, ma una legge approvata recentemente in Consiglio regionale con i voti della maggioranza di centrodestra ha stabilito bandi di concorso aperti all’esterno per posti a tempo determinato nei quali possono saltare la preselezione i precari che al 28 settembre del 2007 avevano maturato nel quinquiennio precedente tre anni di militanza nella pubblica amministrazione

“Requisiti che in altre regioni – protestano i precari – hanno portato da tempo alla stabilizzazione”.

Nella Giunta regionale sono circa 160 i co.co.co., una quarantina dei quali con i requisiti dei tre anni.

Molti sono in scadenza di contratto alla fine di novembre e non c’è univocità di vedute tra i direttori che sono chiamati ai rinnovi, legati a progetti in corso.

“La confusione regna sovrana – attacca un gruppo di co.co.co. – ognuno dà risposte diverse, da Chiodi all’assessore alle Risorse umane Federica Carpineta, ai direttori. L’unica cosa certa è che a fine mese andremo a casa”.

LA PROTESTA DI ABRUZZO ENGINEERING

L’AQUILA – La giornata di protesta a palazzo Silone, sede della Giunta regionale, è cominciata con il sit-in dei dipendenti di Abruzzo Engineering, la società mista pubblico privata controllata al 60 per cento dalla Regione Abruzzo, sulla quale oggi l’assemblea dei soci deciderà sul rilancio o la liquidazione.

L’ultima parola spetta al presidente della Giunta, Gianni Chiodi, che rappresenta il socio di maggioranza relativa. Gli altri soci sono Finmeccanica (30 per cento) attraverso Selex Service Management, e la Provincia dell’Aquila (10 per cento).

Sono circa 200 i dipendenti della società nata nel febbraio 2007 con la mission di abbattere il digital divide nel territorio regionale, ma che ora sui trova in crisi di commesse ed economica con circa 19 milioni di euro di perdite nell’esercizio 2009.

Dipendenti e sindacati chiedono il mantenimento dei livello occupazionali.