L’AQUILA – Furono le note della celeberrima Over the rainbow, 50 anni fa, ad accompagnare il feretro di una donna, all’anagrafe Norma Jeane Baker, una ragazza di 36 anni trovata morta nella sua abitazione di Los Angeles, imbottita di barbiturici, nuda, con una cornetta del telefono appesa ad una mano. Un delitto? Non vogliamo saperlo. Non ci teniamo.
A leggere il nome di questa piccola fanciulla americana nessuno potrebbe ricordarsi di lei. Neppure sua madre, una donna malata di pazzia, che non fu capace di riconoscere il volto della sua bambina. Neanche lei, neppure lei.
E nessuno, nessun altro, neanche noi, potrebbe e vorrebbe ricordarla così, avvolta in un sudario color champagne, così diversa dal bianco spumeggiante di una gonna che la fece entrare nel mito.
Così vogliamo ricordarla, a ripararsi a stento le sue grazie da un soffio di vento, di cinema- memoria. Scrivere e pronunciare Marilyn fa tutto un altro effetto, è tutta un’altra storia. Marilyn, solo e soltanto Marilyn: unico e indelebile nome di battesimo di una ninfa dei sogni che ha ammaliato con il suo sorriso intere generazioni di spettatori.
Eva contro eva, Il magnifico scherzo, Niagara, Gli uomini preferiscono le bionde, Come sposare un milionario, Quando la moglie è in vacanza, Il principe e la ballerina, A qualcuno piace caldo: titoli, solo titoli di un’intensa e breve carriera.
Magnifica preda di grandi registi che la vollero immortalare nel suo finto candore, nella sua disarmante, erotica ingenuità. Questa era la sua forza, e lei, regina delle stelle, lo sapeva. Dentro quella Norma era nata Marilyn, mostro d’irriproducibile bellezza, covato, esploso dal suo corpo a divorare il suo cuore, le sue tristezze, i suoi piccoli pensieri già troppo stanchi della vita, nemici di mondi corrotti, infetti, malati di mondanità.
La sua scultura di carne e rossetto, l’unica reale creatura felice della sua esistenza, potrebbe dopo mezzo secolo allontanare dalla nostra mente le feroci biografie, le minuziose e morbose ricostruzioni di una stella depressa e riconsegnarci quello che ci ha lasciato: il biondo oro dei suoi capelli, le sue strizzatine maliziose, lo stupore dei suoi grandi occhi sgranati, ma soprattutto quell’effimera gaiezza dei suoi capricci di bimba, che sogna e che ci fa sognare. Ancora.
Forse vero segreto della sua magia, della sua straordinaria diversità si nasconde dietro la sua stessa amara vita, nel doppio di una creatura “mostruosa”. La sua forza, il suo talento, il suo indecifrabile mistero tutto qui: il cuore in tumulto, doloroso di una donna, che si prepara prima di entrare in set, alla sua prossima, magica trasformazione.
Una maschera divina, ritornata in vita, anche se per una manciata d’ore, dopo le sue mille morti quotidiane.
Non prima di salutarci sempre con il suo sorriso, per non deluderci mai: “Sarò depressa, ma spediscimi un arcobaleno e volerò via”. Bye bye baby: le uniche parole con le quali vorremmo ancora ringraziarla. E danzare, a cantare, a far l’amore con lei.






