CHIETI – Si è chiuso ancora una volta in maniera sconfortante il nuovo incontro romano, presso il Ministero delle risorse produttive, di oggi pomeriggio sulla vertenza Sixty.

Per il sindaco di Chieti Umberto Di Primio “quest’oggi, sebbene la proprietà abbia iniziato a dare una minima informazione in più su ciò che intende fare, abbiamo assistito ancora una volta ad un confronto che non offre certezze sul futuro della Sixty. Di certo la conferma di sole 50 unità sul sito di Chieti non può che lasciare insoddisfatti”.

“Da parte mia, – ha detto il primo cittadino – ed in attesa che il giudice possa valutare il piano che l’Azienda proporrà per la continuazione dell’attività, ho chiesto di avere certezze circa la possibilità di continuare la produzione, almeno del campionario, a Chieti e, soprattutto, di avere garanzie sulla concessione pluriennale, da parte di Sixty International, dei marchi alla new company che dovrà costituirsi e prendere in affitto il ramo d’azienda”.

“Chiaramente – ha concluso il sindaco – la situazione continua a destare grande preoccupazione per i lavoratori che, in questo momento, non hanno alcuna reale garanzia sul futuro”.

Per i sindacati, le proposte della nuova proprietà, la Crescent Hide Park, continuano ad essere irricevibili. Non è stata, inoltre, accolta positivamente la novità del tavolo di oggi pomeriggio, ovvero la persona che dovrebbe gestire la new company (la nuova azienda che dovrebbe riassorbire una cinquantina di lavoratori sui 400 dello stabilimento Sixty) e il rilancio del gruppo tessile.

Si tratta di Paolo Bodo, “lo stesso – sottolinea il sindacalista Cgil Giuseppe Rucci – che ha consegnato Sixty ai cinesi, nel senso che ha messo in contatto la Sixty e poi gestito le trattative con il gruppo asiatico Trendiano. Insomma, la persona che ha affossato il made in Italy oggi ci si presenta come quella che dovrebbe salvarci”.

Per Marino D’Andrea, rsu Cgil, l’incontro “è andato peggio di quello che ci si poteva aspettare, perché da ciò che abbiamo capito, la newcompany alla fine gestirà solo il campionario per il mercato italiano. Niente produzione e niente mercato europeo. Inoltre, i 50 milioni di cui questa nuova azienda avrebbe dovuto essere dotata sono stati ridotti inspiegabilmente a soli 20 milioni di euro e senza nessuna giustificazione”. 

Insomma, per tutti l’incontro di oggi è servito a ribadire l’impressione che la nuova proprietà Sixty voglia portare tutto in Cina e da lì gestire commercializzazione e produzione. (ar.ia)