CARACAS – È corsa contro il tempo in Venezuela per salvare quante più vite possibili mentre il tragico bilancio delle vittime sale di ora in ora e già sfiora i mille morti, e si aggrava anche quello angosciante dei dispersi, che ormai supera quota 50 mila.
Si scava a mani nude, con mezzi di fortuna, soprattutto nella zona più colpita di La Guaria, alla ricerca di un lamento, di un grido di aiuto, di un segnale da sotto le montagne di macerie in cui si sono sbriciolati decine di edifici.
Tante mani che spostano detriti e tanti volti tesi, stremati. Che si sciolgono in lacrime quando riescono a trovare un segnale di vita. Come nel caso delle due donne e di un neonato, estratti vivi tra gli applausi e l’emozione. Piccoli miracoli che ridanno speranza e spingono a non fermarsi. Anche se si lavora senza mezzi, senza escavatori, senza strumenti. E la situazione è pesantissima anche per assistere i feriti. Se ne contano almeno tremila. Ma gli ospedali sono al collasso, mancano le ambulanze, ci sono pochi medici e i reparti di emergenza ormai vengono allestiti anche per strada.
Aumentano di ora in ora le chiamate all’Unità di Crisi della Farnesina di italiani che cercano familiari e amici di cui non hanno notizie da quando il terremoto ha devastato il nord del Venezuela.
Quella italiana è una comunità nutrita, radicata, intrecciata nelle vite e nei destini del Paese che li ha accolti: sono circa 150.000 i connazionali registrati all’Aire, molti con la doppia nazionalità, e quasi la metà vive nell’area colpita. Ad aggiornare il bilancio ‘nazionale’ di una tragedia dalle dimensioni ancora incalcolabili è il ministro degli Esteri, Antonio Tajani: sono tre i morti italo-venezuelani accertati, cinque i feriti, e 35 i dispersi.
La ‘finestra d’oro’, ovvero le fatidiche 72 ore dopo una calamità in cui le protezioni civili di tutto il mondo ritengono sia ancora possibile estrarre dalle macerie persone vive, si sta inesorabilmente chiudendo e si fa il conto alla rovescia in attesa degli aiuti dall’estero. La solidarietà internazionale si è messa in moto: sono in arrivo delle prime squadre di soccorso da mezzo mondo.
Circa mille uomini, 25 squadre di soccorso da 17 Paesi, tra cui l’Italia, oltre all’Onu, stanno arrivando nella zona. Anche la situazione dei pompieri venezuelani è molto critica: pochi e mal pagati con le associazioni di categoria che denunciano da tempo stipendi insufficienti, carenza di mezzi e gravi lacune operative
I sindaci del cratere del terremoto dell’Aquila metteranno a disposizione map e gli alloggi comunali realizzati dopo il sisma del 2009: è il caso di Villa Sant’Angelo e Sant’Eusanio Forconese.
Afferma il sindaco Deborah Visconti: “Metteremo a disposizione gli alloggi comunali liberi per ospitare gli abruzzesi che vogliono ricongiungersi ai loro familiari qui», annuncia Visconti al quotidiano Il Centro. “Per chi, come noi, ha vissuto il terremoto, offrire un alloggio è il minimo. Conosciamo il dolore di chi perde la casa da un momento all’altro e siamo vicini ai nostri connazionali in difficoltà”.




