L’AQUILA – Prima un tira e molla durato mesi e mesi senza che ci sia stato modo di trovare un accordo sulla gestione dei famosi fondi Restart2, presenti solo sulla carta, sul cui arrivo e soprattutto sulla tempistica non c’erano certezze. Ora, secondo quanto si è appreso, da non facili fonti legate ad amministratori del comprensorio aquilano, da oltre tre mesi, i preziosi 110 milioni riservati allo sviluppo e al rilancio delle zone colpite dal terremoto dell’Aquila del 6 aprile 2009 (il 4% dei fondi per la ricostruzione del capoluogo e dei comuni del cratere sismico) sono stati trasferiti dalla Protezione civile nazionale nelle casse della Struttura tecnica di missione. E quindi sono disponibili.
Ma nonostante contatti continui, in pratica da almeno un anno, tra gli amministratori più importanti del cratere sismico non tira proprio aria di intesa e deposizione delle armi, neppure per il bene di una larga comunità sulla distribuzione di una somma che innesca progetti da finanziare, molto importanti per il futuro, ad esempio nella cultura, nell’ imprenditorialità e nell’innovazione, e per il definitivo rilancio di centri, grandi e piccoli, messi in ginocchio dalla tragedia che 16 anni fa ha causato 309 morti e oltre 1500 feriti.
Quale è l’ostacolo? È in atto uno scontro, durissimo, meglio dire una guerra, tra i rappresentanti istituzionali dei territori del cratere sismico e di quello dell’Aquila sulla percentuale che tocca ai due crateri: con il capoluogo di regione che, secondo quanto si è appreso dalle stesse fonti molto preziose, vorrebbe fare la parte del leone nella gestione della ingente somma, a vantaggio dei Comuni del cratere costituito da 56 comuni.
Tutto ciò in barba alla gente o sulla testa della gente, nonostante i sindaci in campo rappresentino i cittadini, senza una condivisione con associazioni di categoria e forze sindacali: ma soprattutto come se la distribuzione delle ingenti somme e le scelte virtuose da fare con il loro utilizzo fossero un fatto privato tra pochi intimi o esclusivo in seno a un gruppo di amministratori, più o meno influenti, e in tal senso, è conseguenza normale il fatto che nessuno abbia il coraggio di uscire allo scoperto e metterci la faccia informando la collettività sul destino di somme ingenti. Un quadro non certo ideale che costringe a cercare con molta difficoltà fonti attendibili.
In particolare, a fare la voce grossa sarebbe da mesi il potente sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, di FdI, presidente dell’associazione nazionale Comuni italiani (Anci) Abruzzo e responsabile nazionale degli Enti locali dei meloniani e proiettato a vele spiegate verso una trionfale cavalcata per la elezione in Parlamento a fine estate 2027, visto che ad inizio estate dello stesso anni scade il suo secondo mandato alla guida del Comune dell’Aquila: e qui si innesca il balletto delle cifre, visto che c’è chi parla del fatto che il bravo e influente amministratore che, secondo i suoi colleghi, tutti con le bocche cucite, difficilmente lascia spazi nei tavoli decisionali, vorrebbe l’80% (secondo quanto raccontano gli addetti ai lavori la stessa dei tempi del sindaco post sisma di centrosinistra, Massimo Cialente), della somma per progetti nella sua città, lasciando solo il 20% ai comuni del cratere. I quali, rappresentati dal sindaco di Pizzoli, Gianni Anastasio, storico esponente del Pd e coordinatore dei comuni del cratere, non ci stanno e non mollano di un centimetro puntando ad un più equo 60-40.
Partendo dal diverso colore politico dei due contendenti, è innegabile che alla base ci sia anche uno scontro che sta creando tensioni e dissidi tra i tanti amministratori del territorio. E cresce di conseguenza il malcontento.
Ma c’è anche chi sottolinea, dati alla mano analizzando altre situazioni, che la forbice non debba essere così ampia su una somma incentrata su una programmazione che ha base triennale e non più di sei anni: a corredo di ciò, si cita il 67 e 33% approvato nell’assegnazione del fondo complementare del Pnrr riservato al cratere sismico. Inoltre, emerge che nell’ambito dei 110 milioni di euro sono stati già circa 25 milioni per progetti portanti con il criterio del 65 all’Aquila e del 35 al cratere.
È innegabile che la misura di Restart2 faccia gola a tutti prevedendo più assi e di grande impatto: cultura, turismo e ambiente e imprenditorialità e innovazione tecnologica.
A proposito dei principali attori in campo in questa scivolosa vicenda, c’è da dire che l’ascoltato e rispettato Biondi – ex sindaco di Villa Sant’Angelo che sta toccando la punta più alta della sua carriera – e l’ingegnere di sinistra sono buoni amici nella vita, oltre ad aver lavorato insieme: Anastasio è stato il responsabile tecnico della ricostruzione nel comune di Villa Sant’Angelo ai tempi dei mandati di Biondi, un sindaco che ha spiccato il volo dopo essersi segnalato tra i più performanti nella ricostruzione e nel rilancio dei territori tra primi cittadini del cratere sismico.
In mezzo a questa guerra ci sono molti sindaci ma soprattutto, non senza imbarazzo, il capo della struttura tecnica di missione della presidenza del consiglio dei ministri, Mario Fiorentino, nominato proprio da palazzo Chigi. Ed inoltre spettatori interessati i due responsabili degli uffici speciali, dell’Aquila, Salvo Provenzano, del cratere, Raffaello Fico, che sperano nello sblocco anche per dare impulso ad un andamento della ricostruzione che va più lenta di quella del capoluogo regionale.
Interessati anche i sindaci responsabili delle aree omogenee Massimiliano Giorgi, vice coordinatore, primo cittadino di Montereale, di area centrodestra, molto vicino a FdI, Giammario Fiori di Tornimparte, Manuele Tiberli di Colledara, Matteo Pastorelli di Castel Del Monte, Paolo Federico di Navelli, Rodolfo Margarelli di Goriano Sicoli, Domenico Nardis di Villa Sant’Angelo, Mauro Di Ciccio di Rocca Di Mezzo, Lanfranco Chiola, vice sindaco di Cugnoli.
Finora nelle numerosissime riunioni tese alla vana ricerca di un’ intesa, durante le quali ci sono stati anche momenti di forte tensione, le fumate sono state tutte nere.
Con la dura contesa che si sta consumando lontano dai riflettori pubblici e lontano anche dall’interessamento dei parlamentari dei due schieramenti, in particolare i senatori, di FdI Guido Liris, da anni in grande competizione e non in buoni rapporti con il suo ex sindaco al Comune dell’Aquila, e del Pd, Michele Fina. E anche da parte della Regione Abruzzo con il presidente della Giunta regionale, Marco Marsilio, anche lui meloniano.
Rimane da vedere chi vincerà tra il sindaco destinato a suggellare il suo potere a Roma e il suo amico ed ex tecnico di fiducia punto di rifermento dei sindaci dei 56 comuni del cratere. (b.s.)





