L’AQUILA – L’Aquila protagonista a Tokyo: al “34 Symposium on the Conservation and Restoration of Cultural Property – reconstruction process and culturale heritage”, svoltosi nella capitale giapponese dal 19 al 21 gennaio scorsi, i monumenti aquilani danneggiati dal sisma del 2009 sono diventati protagonisti grazie all’intervento del vicecommissario per la tutela del patrimonio culturale, Luciano Marchetti.
“È stata un’esperienza molto positiva – ha dichiarato – perché il seminario, organizzato dall’ufficio del governo giapponese che si occupa di cooperazione internazionale, è stato un momento di confronto con esperti di tutto il mondo su quale ricostruzione attuare per il patrimonio culturale; tra i due filoni di pensiero, quello di un ripristino tout court del manufatto come è avvenuto per esempio a Dresda oppure quello di un’integrazione che tenga conto di quanto resta, è prevalso il secondo tanto più valido per gli interventi sul patrimonio culturale abruzzese danneggiato dal sisma del 2009. Una ricostruzione di questo genere naturalmente deve prevedere interventi di messa in sicurezza come quelli che sono stati realizzati e si stanno realizzando a L’Aquila”.
Il simposio si è chiuso con la promessa di un nuovo incontro con gli esperti giapponesi da tenersi proprio all’Aquila.
Nel corso del suo intervento il vicecommissario, che ha portato all’attenzione di una così selezionata platea l’esperienza del terremoto dell’Abruzzo a confronto con quello dell’Umbria del 1997, ha riferito che “l’esperienza del sisma del 1997 in Umbria ha consentito di definire tipologie di opere provvisionali e criteri di progettazione delle stesse, che sono state poi utilizzate in altri terremoti e soprattutto all’Aquila”.
“Obiettivo prioritario di queste opere è naturalmente la conservazione di quanto il terremoto ha risparmiato, ma è anche necessario che gli interventi non vadano a modificare il comportamento strutturale dell’edificio e che non siano d’ostacolo, anzi che, laddove possibile, diventino propedeutici agli interventi di recupero definitivo. L’intervento, che sia di messa in sicurezza o di recupero definitivo, nasce quindi dall’osservazione delle strutture e soprattutto del modo che hanno di danneggiarsi”.
Nel territorio aquilano la messa in sicurezza delle strutture danneggiate è stata effettuata utilizzando le nuove tecnologie che la ricerca scientifica ha messo a disposizione degli operatori, quali sistemi laser-scanner, per i rilievi, o cavi in acciaio con anima sintetica e manufatti in fibre ad alta resistenza e basso peso specifico, per gli interventi.
Il rilievo laser, vista l’affidabilità, ha permesso di progettare fuori opera le strutture di puntellamento da realizzare con criteri di “prefabbricazione” e da porre in opera successivamente, come nella chiesa di Santa Maria del Suffragio all’Aquila, in modo da limitare al massimo il rischio dell’operatore vista la difficoltà dell’intervento ed il perdurare degli eventi sismici. I cavi con anima sintetica come anche gli elementi in FRP (Fiber Reinforced Polymers) hanno il vantaggio di essere molto più maneggevoli e leggeri oltre che resistenti e removibili.
“L’attenzione che ci è stata riservata in Giappone dimostra quanto la Ricostruzione dell’Aquila sia apprezzata a livello internazionale – è il commento del commissario, Gianni Chiodi – Il Simposio di Tokyo è stato l’ulteriore conferma di come l’Abruzzo sia considerato un esempio da seguire ed un modello da adottare in caso di simili calamità naturali”.
Ecco perché Marchetti in Oriente ha raccontato anche che all’Aquila “si è deciso di agire con urgenza, mettendo in sicurezza in modo esteso e rapido gli edifici del centro storico, per ripristinare la viabilità e l’accesso ad alcune delle zone danneggiate, per rendere percorribili gli spazi della città e consentire, in questo modo, agli abitanti di mantenere comunque un legame con la loro realtà”.



