L’AQUILA – Non corre più rischi di cancellazione il processo per il crollo della Casa dello studente, che era stato messo in pericolo da un procedimento disciplinare pendente nei confronti del giudice per l’udienza preliminare Giuseppe Grieco.

Il presidente vicario della Corte d’Appello del capoluogo, Augusto Pace, ha infatti confermato ad AbruzzoWeb che Grieco potrà proseguire l’udienza perché è stata rigettata la sua dichiarazione di astensione: mancano i presupposti, non c’è motivo insomma per cui debba fermarsi.

Il caso è stato scatenato da una segnalazione dell’ex presidente della stessa Corte d’Appello, Giovanni Canzio, al Consiglio superiore della magistratura, che ha infatti sottoposto Grieco a censura (un richiamo) per il modo in cui aveva posto i quesiti al perito Maria Gabriella Mulas, docente del dipartimento Ingegneria strutturale del Politecnico di Milano, che ha risposto nella perizia di 1.300 pagine, documento cardine di questo filone d’inchiesta.

Di qui l’astensione di Grieco e l’ipotesi che, nel peggiore dei casi, fosse cancellata l’efficacia degli atti processuali prodotti fin qui: insomma l’azzeramento del processo.

Ora il rischio è scongiurato. La Corte ha rigettato l’astensione e ha deciso che non ci sono possibilità di interferenza tra il procedimento disciplinare verso il gup e l’esito del procedimento penale che sta seguendo.

La terzietà di Grieco non viene messa in discussione e viene scacciata con decisione l’ipotesi che possa orientare il processo per potersi poi ‘spendere’ la conclusione in sede disciplinare.

Quanto ai passaggi successivi a questo delicato nodo sciolto dalla Corte d’Appello, Pace spiega che gli atti processuali sono stati restituiti al gup che, ora, in piena autonomia potrà e dovrà decidere come e quando riattivarlo e proseguire.

La Corte non ha invece valutato nello specifico i quesiti che hanno causato lo stop, anche perché è stato ricordato che il vizio è stato sanato dallo stesso giudice, che ha riconvocato la Mulas ponendo nuovi interrogativi più specifici. Alberto Orsini

CENTOFANTI: “SIAMO SODDISFATTI E SOLLEVATI”

“Siamo soddisfatti e sollevati. Andremo avanti sperando venga fatta chiarezza”.

Antonietta Centofanti, portavoce del Comitato dei familiari delle vittime della Casa dello studente dell’Aquila, che nel terremoto del 6 aprile del 2009 ha perso suo nipote Davide, commenta così lo scampato pericolo che il processo per il crollo della stessa residenza studentesca venisse cancellato.

“Questa notizia è per noi molto positiva – prosegue – anche perché in caso contrario si sarebbero create incognite e si sarebbe messa in discussione anche la perizia di Maria Gabriella Mulas“.

“Siamo sempre stati convinti – conclude – che non ci fosse nessun elemento grave che potesse mettere in discussione un intero processo”. Elisa Marulli
 

L’INCHIESTA

Gli indagati sono 10, tra chi realizzò l’opera, chi ne doveva curare la manutenzione e alcuni esponenti, vecchi e nuovi, dell’Azienda per il diritto agli studi universitari (Adsu) dell’Aquila, che la gestiva.

Le accuse sono omicidio colposo, disastro colposo e lesioni. Gli indagati sono Giorgio Gaudiano, Walter Navarra, Carlo Giovani, Bernardino Pace, Pietro Centofanti, Tancredi Rossicone, Massimiliano Andreassi, Pietro Sebastiani, Luca Valente e Luca D’Innocenzo.

A febbraio di quest’anno il gup Grieco ha stralciato la posizione di Claudio Botta, 92 anni, progettista e direttore dei lavori nell’edificio costruito nel 1965.

Inoltre, otto indagati hanno ottenuto il rito abbreviato, che prevede, in caso di condanna, uno sconto di un terzo della pena.

Sotto le macerie rimasero uccisi otto giovani: Marco Alviani, Lucia Pia Capuano, Davide Centofanti, Angela Antonia Cruciano, Alessio Di Simone, Francesco Maria Esposito,Hussein Hamade detto “Michelone” e Luca Lunari.

Altri studenti si salvarono, ma c’è chi rimase sotto le macerie per una intera giornata riportando traumi fisici e soprattutto psicologici che non sarà facile superare. Oltre 50 le parti civili che si sono costituite.

Nel settembre 2010 la VII sezione penale della Corte di Cassazione ha bocciato, giudicandola inammissibile, due istanze di rimessione ad altro giudice del processo presentate dai legali degli indagati Botta e Sebastiani.