L’AQUILA – “Ho l’impressione che vogliano far ricostruire la città da altre persone che vengono da fuori”. È un accusa quella lanciata dal sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, che in un’intervista rilasciata all’agenzia di stampa “AdnKronos” e rilanciata dal quotidiano “Il Messaggero”, oltre al fare il punto su diverse questioni legate alla ricostruzione post terremoto, non ha esitato a lanciare un pesantissimo sasso nello stagno delle polemiche.
Tutto è legato all’Ordinanza della Presidenza del Consiglio dei Ministri che, per tentare di risolvere la questione macerie, individua un soggetto attuatore, al momento, non è stato ancora individuato. Una scelta, quella di uno ‘zar’ delle macerie contestata dal primo cittadino del capoluogo.
“Abbiamo chiesto – ha detto Cialente – che ci fosse un comitato di sindaci con poteri di indirizzo sulla rimozione, perchè un primo cittadino conosce bene il suo territorio, invece non può dire nulla. Siamo di fronte a un commissariamento di fatto. Io temo che si voglia far ricostruire la città da altri, da qualcuno che viene da fuori. Si va avanti con i commissari, i soggetti attuatori, mentre i sindaci devono risolvere i guai della gente”.
Sempre sulla delicatissima vicenda legata alla rimozione delle macerie legate ai crolli post terremoto, il sindaco dell’Aquila ha spiegato che con gli attuali ritmi, ovvero 250 tonnellate di materiali rimossi al giorno, per eliminarle ci vorranno “40 anni”.
Ma Cialente non si ferma e punta il dito anche sul mancato avvio di azioni per il rilancio del tessuto economico e sulle lungaggini burocratiche che rischiano di bloccare la ricostruzione pesante.
“I lavori per le case con danni lievi, ovvero le B e le C, sono quasi completati. Si tratta di circa novemila abitazioni nelle quali la gente sta rientrando. SI è dunque ridotto il numero delle sistemazioni provvisorie, ma abbiamo ancora 2500 persone in albergo. Nulla, invece, è stato fatto per il rilancio economico e produttivo. Ci sono idee e progetti da sottoscrivere con le industrie, sul turismo esistono piani strategici, ma mancano i soldi. Per quanto riguarda la ricostruzione pesante, ovvero per gli edifici “E”, mi aspettavo molto di più invece abbiamo per ora nel centro storico solo 173 progetti e circa 2100 nella periferia (su circa 18mila domande attese)”
“Non si è fatto nulla – incalza Cialente – perchè l’anno scorso ci sono state indecisioni su tutti gli aspetti normativi fino a dicembre. Nell’edilizia pubblica, invece, siccome si è tornati in regime normale, fatto che io contesto, abbiamo tempi lunghi, lunghissimi sulle gare d’appalto. Per fare un esempio: a una gara di 500mila euro per costruire case popolari hanno risposto in 590 ditte, con iter lunghissimi, accettabili in condizioni normali, ma non quando tanta gente continua a stare negli alberghi”.
Sullo sfondo, infine, il rischio di scioglimento del Consiglio comunale in caso di mancata approvazione del bilancio entro il 31 marzo.
“Spero che qualcuno a Roma si ponga il problema su chi deve e chi sta ricostruendo la nostra città. Smpre che fra pochi giorni il Comune non venga commissariato. L’anno scorso ho dovuto aspettare agosto per chiudere il bilancio e ho governato la città in ‘dodicesimi’ (di bilancio, in esercizio provvisorio, ndr), al momento non ho un bilancio, dunque rischio che il Consiglio comunale venga sciolto il 31 marzo. Non so se il Governo voglia mandarmi a casa in questo modo”.






