L’AQUILA – E’ un incubo vero e proprio quello che per le aziende colpite dal sisma: i benefici ottenuti dall’abbattimento delle tasse al 40 per cento ottenuti nel novembre scorso con un emendamento presentato in extremis dall’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta rischiano di sfumare. Ma oltre al danno la beffa, le aziende più grandi rischiano addirittura di dover restituire le somme. Il 19 giugno scorso, infatti, la Commissione europea ha trasmesso una nota in cui comunica che gli aiuti concessi dallo Stato per il terremoto del 2009 in Abruzzo (ed altre catastrofi naturali come il sisma in Umbria del ’97 o del 2002 in Molise) sono considerati aiuti “non notificati” e pertanto illegali ai sensi dell’articolo 1 del regolamento Ce 659 del 1999 che regola le norme sulla concorrenza.
La denuncia arriva dal coordinatore Pdl provinciale Alfonso Magliocco e dall’assessore regionale Gianfranco Giuliante che hanno spiegato come lo Stato Italiano “dovrà fornire le controdeduzioni entro il 17 luglio prossimo. C’è pochissimo tempo altrimenti le misure rischiano di essere sospese”.
In una riunione presso il dipartimento delle politiche europee che si è svolta il 6 luglio è stato chiesto agli Enti coinvolti (Inps, Inail, Agenzia delle Entrate) di far conoscere al più presto se intendono procedere alla sospensione degli aiuti erogati in attesa della decisione della Commissione europea. Gli enti stessi hanno fatto presente che la sospensione necessita di indicazioni da parte delle amministrazioni competenti che chiariscano se la sospensione comporti la ripresa delle attività di riscossione del dovuto in misura piena, senza tenere conto delle agevolazioni.
“Il governo finora non ha notificato questa comunicazione – ha spiegato Magliocco – e all’orizzonte si profila un quadro a tinte fosche per le imprese del cratere colpite dal sisma”.
Le vie, infatti, sono due: o l’apertura di una procedura d’infrazione da parte dell’Ue con conseguente, possibile, multa per lo Stato Italiano oppure l’escamotage è dietro l’angolo.
Il Governo potrebbe eccepire all’Ue che gli aiuti sono stati erogati in regime “de minimis”, per i quali non vi è necessità di notifica ma in questo caso gli scenari che si aprono sono ancora più cupi:
“Se fossero considerati aiuti ‘de minimis’ le grandi imprese, che non potevano beneficiarne (quelle da oltre 250 dipendenti), dovranno restituire le somme di cui avrebbero beneficiato impropriamente. Se fossero considerati aiuti di stato sarebbe stata obbligatoria la notifica, ed in entrambi i casi sarebbero escluse da qualsiasi beneficio”.
Tutte le altre imprese, le micro, piccole e medie avendo già usufruito delle agevolazioni potrebbero essere escluse dal bando di 90 milioni in via di pubblicazione, annunciato nei giorni scorsi anche dal ministro per la Coesione territoriale Fabrizio Barca, in quanto già beneficiarie dell’altra agevolazione. La misura, infatti, applicandosi al triennio che va dal 2012 al 2014 escluderebbe di fatto le imprese esistente dall’accesso ai fondi. Essendo la somma massima erogabile per il “de minimis” fissata in 200mila euro non è escluso che alcune aziende che hanno ottenuto la decurtazione superiore a tale cifra debbano comunque restituire la somma di cui hanno beneficiato in eccedenza.
“E’ una situazione improponibile – ha sbottato Giuliante – Per il ristoro alle Amministrazioni per l’emergenza neve verrà riconosciuto l’un per cento di quanto richieto: circa 250mila euro per l’intero Abruzzo. L’atteggiamento che questo governo di ‘tecnici’ sta riservando al nostro territorio è fortemente penalizzante. Non si può ricostruire il futuro di un territorio seguendo calcoli ragioneristici. La superficialità con cui vengono trattati argomenti così complessi, come l’emendamento Barca, è il termometro dell’attenzione che questo Governo sta riservando ad un territorio, il nostro, in grosse difficoltà”. Giorgio Alessandri





