BEIRUT – Nuova strage ad Hama, città in rivolta della Siria centrale già teatro di un massacro di civili il 28 maggio scorso sotto i bombardamenti delle forze fedeli al presidente Bashar al Assad. A denunciarlo è il Consiglio nazionale siriano (Cns), principale coalizione dell’opposizone con sede all’estero, secondo cui le vittime sarebbero un centinaio, tra cui una ventina di donne e altrettanti bambini. Impossibile, al momento, verificare la notizia da parte di fonti neutrali.

Ma i racconti degli attivisti anti-regime sono raccapriccianti: dopo un furioso bombardamento, i miliziani di Assad sarebbero penetrati in due villaggi alla periferia di Hama ed avrebbero fucilato e addirittura accoltellato i civili inermi. Dodici cadaveri sarebbero stati anche bruciati.

”Abbiamo un centinaio di morti nei villaggi di al-Kubeir e Maarzaf, tra cui 20 donne e 20 bambini”, ha denunciato Mohammed Sermini, un portavoce del Cns, che ha puntato il dito contro le forze del regime ed ha invitato gli osservatori internazionali, incaricati di far rispettare il cessate il fuoco in vigore dal 12 aprile scorso, a recarsi subito sul luogo del nuovo massacro.

Il direttore dell’Osservatorio siriano dei diritti dell’Uomo (Osdh), Rami Abdel Rahman, ha confermato il nuovo ”massacro” ed ha parlato di ”almeno 87 morti”, ma ha aggiunto che il bilancio è destinato ad aumentare. Rahman ha detto che il massacro ha avuto luogo dopo il bombardamento su due villaggi dove i miliziani hanno infierito sulla popolazione civile inerme, tra cui donne e bambini, fucilandoli e uccidendoli all’arma bianca.

Il 25 maggio scorso, almeno 108 persone, tra cui 50 bambini, furono trucidati ad Hula, nella provincia di Homs, nella Siria centrale.

Una fonte delle Nazioni Unite ha detto che vi sono ”forti sospetti” contro le milizie di Assad per la strage che ha suscitato sdegno e condanna da parte della comunità internazionale. Questa sera ad Istanbul, in Turchia, si riunisce il Gruppo degli Amici della Siria per discutere le possibilità di una soluzione democratica alla crisi in atto. Dal palazzo di vetro delle Nazioni Unite, l’inviato speciale in Siria, Kofi Annan, ha intanto annunciato che domani presenterà al Consiglio di Sicurezza una nuova proposta per tentare di salvare dal fallimento il suo piano di pace. Secondo fonti diplomatiche, Annan punta alla creazione di un ‘Gruppo di contatto’ di potenze mondiali come Usa, Francia, Gran Bretagna, Russia, Cina, e dei principali attori regionali influenti sul governo di Damasco o sull’opposizione, come Arabia Saudita, Qatar, Turchia e Iran.