L’AQUILA – “Ha chiuso la Sinfonica del Lazio, non vedo perché non possa chiudere anche quella dell’Aquila”.
Questa l’avventurosa dichiarazione del capo dipartimento per la Cultura della Regione Abruzzo, Giancarlo Zappacosta, rilasciata al Messaggero Abruzzo che sta provocando un polverone.
Il riferimento è al tentativo di salvato dell’Istituzione sinfonica abruzzese, che ha sede all’Aquila, con un disegno di legge del consigliere dem Pierpaolo Pietrucci che vorrebbe stanziare 800 mila euro.
Il tentativo ha provocato la ribellione dei tre consiglieri di maggioranza Andrea Gerosolimo e Mario Olivieri di Abruzzo civico e Luciano Monticelli del Pd, che hanno chiesto pari condizioni per tutti gli enti culturali e hanno fatto saltare il banco, facendo saltare il numero legale e costringendo a far slittare ogni decisione alla ripresa autunnale dei lavori del Consiglio, ormai vicina.
Nel frattempo l’Isa ha chiuso anzitempo la stagione concertistica, dichiarandosi a rischio, e proprio su questo aspetto è intervenuto a gamba tesa Zappacosta, attirandosi le ire del sindaco del capoluogo, Massimo Cialente, che, a dispetto della maratona jazz in corso cui ha partecipato, ha trovato il tempo di scrivere un lungo post su Facebook.
“Ho troppa stima del presidente D’Alfonso e degli assessori regionali – tuona – per pensare, anche lontanamente che, le assurde dichiarazioni del dirigente regionale alla Cultura Dott. Zappavigna (refuso forse voluto, ndr), apparse sulla pagina del Messaggero regionale stamane, siano la posizione della Giunta e dell’assessore alla Cultura, il presidente D’Alfonso”.
“I liberi pensatori, se vogliono sostituirsi alla politica (eletta), si licenziano, si candidano, e ci fanno vedere cosa sanno fare”, contesta.
Sul tema è intervenuto anche il presidente dell’Isa, l’ex sindaco aquilano Antonio Centi. “Faccio appello alla vostra sensibilità per chiedere di non far albergare nel vostro cuore un tale sentimento di disfacimento che è portatore solo di distruzione, naturalmente a danno dell’Abruzzo competitivo”, ha scritto in relazione alle parole di Zappacosta in un appello ai consiglieri regionali. (alb.or.)
LA NOTA DI CIALENTE
Ho troppa stima del presidente D’Alfonso e degli assessori regionali per pensare, anche lontanamente che, le assurde dichiarazioni del dirigente regionale alla Cultura Dott. Zappavigna, apparse sulla pagina del Messaggero regionale stamane, siano la posizione della Giunta e dell’assessore alla Cultura, il presidente D’Alfonso.
Né potrei mai pensare che l’esecutivo, per esprimere una volontà, faccia andare avanti un dirigente… Per vedere cosa succede, una sorte di drappello esplorativo al limite sacrificabile. Sarebbe di una gravità assoluta.
Sicuramente arriverà subito, me lo auguro, la posizione del presidente D’Alfonso. Quella vera, che gli abruzzesi hanno il diritto di conoscere.
Resta una questione di metodo. Nel Comune dell’Aquila, sgarrupato come pochi, guidato tra l’altro da un apprendista stregone quale il sottoscritto, i dirigenti e funzionari, prima di rilasciare dichiarazioni o interviste, o partecipare a trasmissioni, chiedono il permesso.
Sono regole della pubblica amministrazione, direi l’Abc. I liberi pensatori, se vogliono sostituirsi alla politica (eletta), si licenziano, si candidano, e ci fanno vedere cosa sanno fare.
Per tornare alle dichiarazioni virgolettate del Dott. Zappacosta, a parte l’ineleganza nei confronti di alcuni esponenti delle istituzioni culturali, vi sono due passaggi che, se confermati, mi fanno chiedere in mano a chi stiamo e se il presidente D’Alfonso e la Giunta se ne rendano conto.
L’Isa è istituzione aquilana, che si può tranquillamente chiudere, come si è chiusa la Sinfonica del Lazio (non la conoscevo), perché in fondo è un baraccone.
Allora, forse è arrivato il momento di ricordare che l’ Istituzione sinfonica abruzzese è una delle istituzioni culturali, e non solo fra quelle musicali, ritenuta in Italia da annoverare tra le più prestigiose e valide.
È e rappresenta l’Abruzzo intero. Il ministero l’ha in tale considerazione che le assegna ogni anno, da anni, una cifra dal Fus (Fondo unico dello spettacolo) tra i più alti d’Italia, 1 milione 400 mila euro, oltre la metà di quanto assegna all’intero Abruzzo.
Questo viene fatto su una severa graduatoria che riposa su valutazioni oggettive, ripeto oggettive, di merito e qualità. Non marchette, quelle che hanno segnato la storia di tante Regioni.
Zappacosta e la politica abruzzese sanno bene come e perché è nato il problema che l’attanaglia. Chi ha scritto in passato leggi senza copertura.
Adesso leggo con raccapriccio che la vicenda di una importante istituzione culturale italiana, che porta il nome dell’Abruzzo ovunque, corre il rischio di essere cancellata, sull’altare di questo campanilismo becero che ci sta distruggendo.
La colpa dell’Isa è di essere nata ed avere sede all’Aquila? Mi chiedo dove è la politica. Se dobbiamo cominciare a leggere l’Abruzzo in base alla residenza? Al punto dove si è nati.
In un Abruzzo dove il presidente D’Alfonso, rispondendo a chi lo accusava di aver fatto nomine di dirigenti senza considerare il vecchio manuale Cencelli della divisione territoriale risponde (frase un pochino forte) “non interessa dove l’utero materno ha depositato la persona”? (risposta data ad AbruzzoWeb, ndr)
Si deve davvero arrivare ad avviare una raccolta fondi di cittadini abruzzesi e non per salvare l’Isa? Il Comune dell’Aquila è pronto, si può mettere in prima fila.
Certo, se servirà si farà. Ma poi qualcuno, e non solo i dirigenti regionali, dovrebbero trarne le conseguenze, politiche e morali, dinanzi agli abruzzesi e al Paese.
Sulla cultura, come valore strategico di fondo dello sviluppo regionale, va avviato un tavolo serio, serio come quello per la vicenda sanità. Non vedo alcun segno di condivisione di questa necessità impellente, di questo obbligo morale e politico.
Sono preoccupato. Così non si va da nessuna parte. Aspetto con ansia di conoscere la posizione della Giunta e del presidente. Ansia non da aquilano, ma da abruzzese.
L’APPELLO DI CENTI
So bene quanto sia difficile combinare gli interessi generali della Regione con gli interessi legittimi dei territori e con quanto in essi è espressione delle relative società; soprattutto quando per difficoltà oggettive si ha la sensazione della sottovalutazione di tali espressioni.
Ho fatto parte del nostro Consiglio regionale negli anni Novanta (ora da moltissimo tempo non svolgo alcun ruolo politico) e so perfettamente che la “strada maestra” è quella che vorrebbe che si legiferasse in ogni campo in modo tale da creare le condizioni oggettive per assegnare i giusti riconoscimenti regionali.
Qui è il punto. L’Isa, della quale sono presidente, non designato da alcuno, ma eletto a suo tempo dall’assemblea dei soci, ha posto il problema del suo finanziamento da oltre un anno e con essa anche il sindacato.
In dodici mesi e più si potevano varare, attraverso gli organi tecnici e politici, tutte le leggi possibili sulla Cultura, ma ciò non è successo e ora l’Isa, che ha bisogni vitali, appare essere ingiustamente “privilegiata” nella sua esigenza di richiedere una contribuzione straordinaria a parziale attenuazione dei vistosissimi tagli operati negli ultimi anni a suo danno.
Non è giusto. Non lo è nei confronti della quinta orchestra riconosciuta dallo Stato tra le 12 italiane; non lo è per una orchestra che è vanto dell’Abruzzo.
Ho letto domenica da qualche parte che taluno ha sostenuto che se l’Isa chiude non sarebbe poi un gran danno posto che recentemente ha chiuso anche la Sinfonica del Lazio. Inutile ogni commento visto che ciò che è stato detto si commenta da solo.
Faccio appello alla vostra sensibilità per chiedere di non far albergare nel vostro cuore un tale sentimento di disfacimento che è portatore solo di distruzione, naturalmente a danno dell’Abruzzo competitivo.






