AVEZZANO – “Sogno un partito repubblicano anche in Italia, e in Abruzzo, un partito leggero sul modello di quello appena nato in Francia, senza oligarchie e con i giovani capaci protagonisti”.
Ad affermarlo nella nostra intervista dalla Francia, dove si trova per ragioni di studio, è Luigi Sigismondi, giovane ex presidente del Consiglio comunale di Avezzano (L’Aquila) nonché ex capogruppo di Forza Italia nella stessa assemblea, già tesoriere e amministratore del partito dal 2002 al 2012 e ancora ex assistente parlamentare.
Sigismondi prende a modello il Partito repubblicano francese, battezzato sabato 30 maggio a Parigi da Nicolas Sarkozy, ex premier francese, che ha sciolto la vecchio Union pour un mouvement populaire (Ump) di Jacques Chirac e Alain Juppé per creare un nuovo polo dei moderati.
Luigi Sigismondi, come vede la politica italiana da oltralpe?
“Qui in Francia c’è un governo stabile, grazie al presidenzialismo, In Italia c’è invece una maggioranza debole figlia del Porcellum, e il terzo premier di fila non eletto dal popolo. E un Matteo Renzi un quarantenne, sindaco di un capoluogo di regione che si è ritrovato premier, senza passare per le urne. Alquanto anomalo, direi.
Che analisi fa delle elezioni amministrative appena concluse?
“Emerge un dato di fondo: si deve ripartire da volti nuovi, proposte originali, creare un contenitore nuovo, aperto alla società civile, aperto ai giovani e a coloro che hanno avuto impegno istituzionali e possono portare . In Abruzzo mi pare evidente che il centrodestra ha recuperato tantissimo terreno. Ed è stata importante la vittoria di Umberto Di Primio a Chieti, un amministratore che ha iniziato dal basso e che ha fatta tanta gavetta, e ha solo 47 anni. Ecco, un esempi di buon militante del partito repubblicano
Però Di Primio è del Nuovo centro destra, che al governo sta con il partito democratico…
Se sei un buon amministratore non conta l’attuale collocazione, perché appunto va costruito in Italia un nuovo contenitore.
Quali sarebbero allora le caratteristiche di questo nuovo contenitore?
L’evoluzione che ha portato al partito Repubblicano in Francia è stata molto travagliata, il problema era il nome che evocava gli Stati uniti. Poi però il gap è stato superato. Ora è una forza politica che stizza l’occhio al Fronte Nazionale, a destra dunque, non ai centristi, pur rimanendo una forza moderata. In Italia trasportando lo schema, Forza Italia dovrebbe trovare un terreno comune con Lega nord e Fratelli d’Italia.
Cosa supera il modello repubblicano?
Sicuramente la politica dei due forni, quella per nuovo centro destra e dell’eterna democrazia cristiana. In Italia serve un vero bipolarismo. E serve un partito leggero, non di sezione, come quello che vuole creare Berlusconi, senza gerarchie, stanze dei bottoni, signori delle tessere, ras locali. Ma come la primissima forza Italia incentrata sui club e un leader forte che fa la sintesi. Senza oligarchie ingessate sarebbe più alto l’entusiasmo
E per quanto riguarda i programmi?
Agli antipodi di una sinistra decrepita come quella che solo in Italia c’è. La società civile si è profondamente modificata, e la politica deve fare proposte al passo dei tempi. Il centrodestra faccio un solo esempio, ha fatto ultimamente grosse aperture sui diritti civili, un campo che non solo della sinistra.
I repubblicani sono europeisti?
Si perché l’Europa è un’opportunità, non un vincolo, è un volano programmazione e sviluppo. L’Europa, soprattutto la Francia, però non possono lasciare sola l’Italia davanti ala drammatica emergenza degli sbarchi di immigrati. Il problema è che Renzi a Bruxelles ha zero autorevolezza, e il semestre europeo è passato invano.
Berlusconi è al tramonto, al centrodestra servono le primarie per individuare nuovi leader, come quello che consacreranno i candidato presidente del centrodestra in Francia?
Il dibattito sulle primarie è aperto, finché c’è stato Berlusconi non ce ne è stato bisogno. E comunque Berlusconi non è al tramonto, anzi è ancora una risorsa. E è il primo che sta andando oltre gli oltre steccati dei partiti, cercando persone nuove, e con un radicamento sul territorio, per rinnovare il centrodestra.
Ma saranno d’accordo colonnelli e patriarchi del centrodestra, anche abruzzese?
A me piace vincere, se tutti partissero da questo presupposto, si darebbero l’unica risposta possibile, ovvero farsi da parte.






