PESCARA – Un “eccezionale reperto” dell’epoca tardo-antica è stato rinvenuto a Farindola, nel pescarese.
Si tratta di un pregevole anello-sigillo in oro, con una iscrizione, trovato in località Cupoli Superiore – S. Giusta, ed è stato rinvenuto tra i resti di una villa romana, come annuncia la Soprintendenza per i beni archeologici dell’Abruzzo.
La villa è emersa durante i lavori per la costruzione di un fabbricato che sono risultati abusivi e sono stati bloccati nei mesi scorsi dai carabinieri della compagnia di Penne (Pescara).
Il cantiere è stato sequestrato. Del caso si è occupato anche Andrea Staffa, Funzionario della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Abruzzo, che ha effettuato un intervento di tutela a salvaguardia dei resti della villa, in parte danneggiata dall’intervento di costruzione.
I lavori di realizzazione del fabbricato non avevano ottenuto il parere preventivo della Soprintendenza.
Sottolineando l’importanza del rinvenimento la Soprintendenza fa notare che il castone di anello-sigillo in oro, del diametro di 9/7 millimetri e spesso 3, è stato trovato sul margine di una grande cisterna.
Raffigura un gambero di fiume e reca sul fronte e sul retro i nomi della coppia di proprietari (Iunius Auriclianus e Rectina, schiava di un Petronius), forse moglie e marito.
La grafia delle lettere data l’oggetto ad epoca tardo-antica (secoli IV-V d.C.), e si potrebbe ipotizzare che i due personaggi dell’anello fossero i conduttori o proprietari della villa, e che forse nella grande vasca della cisterna si allevassero proprio i gamberi.






