L’AQUILA – “La città dell’Aquila è rimasta sostanzialmente al 7 aprile 2009, cioè al giorno dopo il sisma che l’ha devastata. È allora necessario un segnale diverso che passi per un cambio di passo e anche per un cambio delle persone destinate a gestire questa vitale e ormai indifferibile fase di rilancio economico e sociale del capoluogo dell’Abruzzo”.

È quanto ha sostenuto il candidato sindaco dell’Aquila alle primarie del centrosinistra Vittorio Festuccia, intervenendo oggi a Roma a una assemblea generale di Sinistra ecologia libertà, alla corte del segretario nazionale, Nichi Vendola.

Nel riprendere le parole e l’obiettivo di fondo dell’iniziativa di Vendola, ovvero quello di indicare e imporre un modo diverso di fare politica, Festuccia ha sottolineato come “anche la politica amministrativa della città dell’Aquila abbia bisogno di una nuova energia partecipativa e di una svolta vitale”.

Festuccia ha poi citato la recente pubblicazione delle intercettazioni telefoniche dell’ex capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, per spiegare cosa sia successo allora e cosa stia ancora accadendo oggi all’Aquila.

“Di fronte a 309 morti da onorare e seppellire – ha sottolineato amaramente Festuccia – l’unica vera emergenza sembrava invece essere rappresentata dalla opportunità di trasformare i funerali di Stato in funerali solenni al solo fine di garantire così un posto in prima fila per l’allora presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi”.

“A tre anni da allora – ha sostenuto lo sfidante di Massimo Cialente – la situazione non è cambiata e l’attuale amministrazione, seppur di centrosinistra e quindi vicina alle mie logiche e alla mia ideologia, non ha purtroppo saputo rispondere a quelli che erano i requisiti di base per chi vuole veramente amministrare e rilanciare la città”.

A suo dire, “sono infatti mancate due fasi importanti: quella dell’ascolto e quella della partecipazione. Fasi – ha proseguito – dalle quali poi far discendere le scelte, condivise, per una rinascita della città. In due parole, una democrazia partecipata”.

“Anche nella recente riunione del Patto per il Sud – ha sostenuto il candidato di Sel – il presidente della Regione Abruzzo e il sindaco dell’Aquila non hanno posto come centrale la questione del terremoto, come andava invece a mio avviso fatto con forza e decisione, chiedendo di porre l’evento terremoto come discriminante in quanto, da allora in poi, la vita e la storia della nostra città sono radicalmente cambiate”.

Nelle intenzioni di Festuccia, bisogna quindi “fare del Progetto per il Sud un progetto per L’Aquila perché L’Aquila rappresenti una centralità nel governo nazionale. Non si può lasciare una città così, con i suoi trascorsi e la sua storia, languire nel suo stato”, ha sbottato.

Per rafforzare l’appello espresso all’assemblea di Sel, Festuccia ha ricordato le parole di Ignazio Silone: semmai l’umanità dovesse sparire, ciò non avverrebbe mai con una guerra o un terremoto ma con il dopoguerra e il post terremoto.

All’iniziativa romana hanno partecipato anche i sindaci di Milano, Giuliano Pisapia, di Napoli, Luigi De Magistris e di Bari, Michele Emiliano, il candidato sindaco alle primarie del centrosinistra a Palermo Rita Borsellino e il segretario nazionale della Fiom Maurizio Landini.