L’AQUILA – Nottata senza scosse sui Monti Reatini, la zona al confine tra le province dell’Aquila e di Rieti attraversata ormai da mesi da uno sciame sismico.

Nonostante questo, la paura continua e i cittadini continuano a dormire fuori, in container o casette di legno già predisposte dopo il 6 aprile 2009 e rispolverate per l’occasione, o molto semplicemente sulla costa, tanto che alcuni paesi si sono svuotati: una stima parla di mille persone in meno presenti in questo momento nell’area bersagliata dallo sciame.

La gente, insomma, non si fida, nonostante si sia conclusa la “settimana calda” (dal 31 agosto al 7 settembre) che l’Ingv aveva indicato agli Enti come quella in cui, in base a studi statistici, sarebbe stata possibile una scossa di magnitudo uguale o maggiore a 4.0 (2 per cento di probabilità) o 5.5 (0,1 per cento).

I giorni cerchiati in rosso sul calendario sono finiti, ma non le misure preventive: l’ultimo vertice in prefettura tra Giovanna Iurato e i sindaci dei Comuni coinvolti c’è stato martedì, e sono stati chiesti container; restano montate le tensostrutture predisposte dalla Protezione civile regionale a Montereale (nella foto l’abitato), Cagnano Amiterno e Capitignano, attrezzate come spazi di accoglienza in caso di forte scossa, ma non come dormitori.

Restano infine al loro posto anche le otto tende di Montereale, posizionate vicino alla residenza sanitaria assistita per gli anziani in modo da poter ospitare i cagionevoli pazienti nell’eventualità, fin qui scongiurata, di un’emergenza.

Quanto all’Aquila, il centro storico resta riaperto in alcune zone e chiuso a oltranza in altre, secondo il volere del primo cittadino, Massimo Cialente. Anche alcuni cantieri sono ripartiti con una trentina di ditte al lavoro dopo che hanno presentato documentazione integrativa, in particolare un piano d’emergenza. (alb.or.)