L’AQUILA – “Se non riconsegnerò il mio monolocale del progetto C.a.s.e. di Bazzano il 16 gennaio alle 15.30, sarò cacciato con lo sgombero coattivo. Mi vogliono far tornare nella casa a Paganica dove vivevo in affitto. Ma è classificata ‘F’”.

Martino Buontempo, aquilano e falegname di 70 anni, racconta la sua drammatica storia ad AbruzzoWeb, storia in cui si intrecciano inesorabilmente questioni di salute e emergenza abitativa post sismica.

“Due anni fa sono tornato all’Aquila dopo un anno da sfollato a Giulianova, perché mi avevano assegnato un alloggio del progetto C.a.s.e. – spiega – È un monolocale dove sono costretto a dormire in un divano letto con il materassino di scarsi 10 centimetri. Nel 2011 ho fatto quindi la domanda per avere una casa con almeno una camera da letto, ma proprio allora mi arriva la prima ordinanza di sfratto a firma del funzionario Paola Giuliani, dove mi veniva imposto di lasciare l’appartamento entro cinque giorni, per tornare nella casa dove risiedevo in affitto, reso nuovamente agibile, sebbene ancora in zona rossa”.

“Così sono andato alla Scuola sottufficiali della Guardia di finanza – continua a spiegare Buontempo – e sono riuscito a parlare con l’architetto Gaetano Fontana, che mi ha detto che avrei dovuto lasciare assolutamente l’appartamento: se non l’avessi fatto, per rimanere avrei dovuto pagare 40 euro al giorno”.

Ma il 23 maggio 2011 all’uomo arriva la lettera in cui il procedimento di sgombero viene sospeso, proprio perché ci si è finalmente resi conto che la casa, dove, meglio non dimenticarlo, era in affitto, si trova ancora in zona rossa.

Una rimostranza avvalorata anche da motivazioni sanitarie. Da uno dei suoi certificati medici della Asl si legge: “Il signor Martino Buontempo è affetto da disturbo d’ansia conseguente al terremoto, per cui si ritiene auspicabile che rimanga nella casa del progetto C.a.s.e. dove risiede attualmente”.

“Nel frattempo – prosegue l’uomo – nella nevicata del febbraio 2012 sono inciampato al divano letto (perché la stanza è molto piccola) e caduto sul bracciolo del divano, rompendomi una costola. Dopo alcune visite mediche ho richiesto di nuovo un appartamento poco più grande, portando altri certificati che asserivano il mio bisogno di un letto; ma pareva che non ci fossero appartamenti più grandi di un monolocale”.

“Poi è arrivata la seconda istanza di sfratto, a quel punto ho deciso di metterci di mezzo l’avvocato – sostiene – Abbiamo portato i certificati, in cui dice che se io tornassi in quella casa si potrebbe aggravare la mia situazione; inoltre, io e il mio avvocato abbiamo evidenziato che la casa dove risiedevo era in affitto, nonché attaccata da un tramezzo a case inagibili, per cui tutto il complesso è classificato ‘F'”.

Tesi note e arcinote, “ma mercoledì scorso, il 9 gennaio, mi è arrivato un altro ordine di sgombero. È stato inviato anche al comandante della polizia Municipale, alla prefettura e alla questura. Manco fossi un bandito! Il 16 vengono a farmi lo sfratto forzato. La casa dove abitavo non è più in zona rossa”.

“Mi sono rivolto all’assessore Stefania Pezzopane, alla segretaria ho spiegato tutti i fatti ma lei non mi ha ricevuto, e mi ha fatto dire che non poteva fare niente per la mia questione, di rivolgermi piuttosto all’assessore Fabio Pelini. E così farò”.