L’AQUILA – Abruzzo all’ottavo posto in Italia nella classifica delle regioni che assicurano le migliori cure ai cittadini.

E’ quanto emerge dai primi dati diffusi dal Ministero della Saluta sulla nuova griglia Lea (Livelli essenziali di assistenza) per l’anno 2018.

Confermati dunque i numeri della classifica provvisoria anticipata lo scorso ottobre. 

La classifica finale oltre a confermare le migliori performance del centro nord Italia mostra un generale miglioramento della Sanità meridionale che dopo aver messo a posto i conti comincia a macinare anche punti in più nell’erogazione dei livelli essenziali di assistenza, con punte di buona qualità come quella dell’Abruzzo che può vantare ormai una Sanità saldamente a metà classifica in Italia. 

Lontani i tempi del commissariamento e dei conti in rosso in Abruzzo che ha affrontato un tortuoso percorso cominciato nel marzo 2007, a partire da 4 miliardi di euro di debito, e passato da tre Giunte regionali, quella di centrosinistra di Ottaviano Del Turco, a cui ha fatto seguito quella del centrodestra guidata da Gianni Chiodi, che nelle vesti di commissario ad acta ha avviato e fatto buona parte della non facile opera di risanamento e riduzione della spesa sanitaria. Un lavoro basato sul raggiungimento dell’equilibrio economico finanziario e del rispetto dei livelli essenziali di assistenza (Lea), andati positivamente con Chiodi. Opera poi portata a termine dal governo di centrosinistra di Luciano D’Alfonso, che ha svolto le funzioni di commissario per conto del governo nazionale.

Già nei mesi scorsi l’ex assessore regionale alla Sanità, Silvio Paolucci, oggi capogruppo Pd al Consiglio regionale, aveva commentato: “Abruzzo ‘pienamente adempiente’, ancora una volta in materia di Lea, i livelli essenziali di assistenza nella sanità: per il 2018 la Regione raggiunge i 209 punti, a fronte di un punteggio di 202 del 2017 e del punto di partenza della precedente legislatura di 152 sotto l’adempienza. Un dato che registra l’azione che abbiamo portato avanti con decisione durante l’amministrazione di centrosinistra, tirando fuori la Regione dal Commissariamento, registrando l’avanzamento più significativo nel Paese sugli indicatori della griglia Lea per ora vigenti (+57 in 4 anni)”.

Il compito di verificare l’erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza in condizioni di appropriatezza e di efficienza nell’utilizzo delle risorse spetta al Comitato permanente. 

La classifica, che esamina solo le regioni a statuto ordinario e la Sicilia, prende in considerazione 33 indicatori, che vanno dall’adesione agli screening oncologici ai parti cesarei, dal tasso di vaccinazione ai ricoveri inappropriati. 

Il punteggio massimo che si può raggiungere è 225 e nel 2018 il Veneto ha raggiunto il primo posto con 222 punti (erano 218 l’anno prima). Seguono Toscana ed Emilia-Romagna con 220 (erano a 216 e 218), Piemonte a 218 (era in testa con 221), Lombardia con 215 (212), Liguria con 211 (195), Umbria con 210 (208), Abruzzo con 209 (202), Marche con 192 (201) Basilicata con 191 (189). Migliora i punteggi chi chiude la classifica: il Lazio passa da 180 punti del 2017 a 190 punti del 2018, la Puglia (da 179 a 186), il Molise (da 167 a 180) e la Sicilia (da 160 a 171). Chiudono la classifica la Campania, che balza da 153 punti del 2017 a 170 del 2018 e la Calabria, che passa da 136 ai 162. 

Gli indicatori della cosiddetta “Griglia Lea” sono raccolti in tre macro categorie: ospedale, distretto e prevenzione. Vengono presi in considerazione ad esempio gli interventi per le fratture di femore svolti entro le 48 ore, la quantità di prestazioni inappropriate consumate dai cittadini, l’adesione agli screening oncologici, i tempi di intervento del 118, il tasso di risonanze magnetiche rispetto alla popolazione, i controlli veterinari. Spesso i punteggi sono frutto di scontri ai tavoli di Roma dove siedono il ministero e i funzionari delle Regioni.

In base al nuovo Patto per la Salute, siglato a dicembre, la griglia dei Lea sarà sostituita da un Nuovo Sistema di Garanzia, basato su 88 indicatori.

Tre le categorie prese in cosiderazione dalla nuova griglia: la prevenzione, (copertura vaccinale pediatrica per esavalente e Mpr, controllo animali e alimenti, stili di vita, screening);  l’ assistenza distrettuale (tasso ospedalizzazione adulti per diabete, Bpco e scompenso cardiaco; tasso ospedalizzazione minori per asma e gastroenterite; tempi d’attesa, consumo antibiotici, pazienti trattati in Adi, percentuale re-ricoveri in psichiatria, numero decessi da tumore, anziani non autosufficienti nelle Rsa), e infine la categoria assistenza ospedaliera (tasso ospedalizzazione, interventi tumore maligno al seno, ricoveri a rischio inappropriatezza, proporzione colecistectomie con degenza inferiore ai 3 giorni, over 65 operati di frattura al femore entro 2 giorni, parti cesarei).

La griglia definitiva con cui il ministero della Salute monitora il livello di qualità delle cure relative al 2018, dopo alcune anticipazioni, sarà sul tavolo del Comitato Lea in questi giorni.