L’AQUILA – “Ma di pratiche della ricostruzione e del Genio civile non se poteva occupare qualcuno preso dall’esercito di dipendenti della Regione Abruzzo, delle sue Spa e dei suoi enti, o tra i precari e i dipendenti delle Province in arrivo?”.

A chiederselo, a mezza bocca, non solo tra i banchi dell’opposizione, anche chi, in maggioranza, ha votato per disciplina di schieramento, dopo 24 ore di maratona in Consiglio regionale, il salvataggio di Abruzzo Engineering, costato per ora 6 milioni di euro, necessari all’acquisto del 30% delle quote di Selex e alla chiusura del contenzioso visto che di milioni la società del gruppo Finmeccanica ne chiedeva quasi 40 di risarcimento.

Un sospiro di sollievo per i 185 lavoratori, assunti a chiamata diretta e senza stipendio da svariati mesi, di una società fino a ieri a un passo dalla liquidazione, diventata ora “in house”, controllata al 90% dalla Regione che potrà affidare direttamente commesse, senza bando, a patto di sottoporre tutti gli atti a “controllo analogo” nel suo ruolo di azionista di maggioranza.

Il salvataggio lascia dietro di sé, però, più di un interrogativo. Il primo, più volte ripetuto nell’estenuante seduta di Consiglio: i dipendenti regionali sono già troppi e sono in arrivo anche quelli delle Province.

E ancora: c’è il rischio che ora la Regione dovrà spendere risorse pubbliche anche per garantire le commesse ad Abruzzo Engineering, a cui si sommerà il dovere morale di garantire parità di trattamento di favore ad altre Spa ed enti in crisi, come evidenziato già al momento di far passare il progetto di legge in quarta commissione (Politiche comunitarie) prima che approdasse nella prima (Bilancio) e finalmente in aula.

Per quanto riguarda il primo rilievo, come conferma uno studio realizzato dall’Istituto per la finanza e l’economia locale (Ifel), Fondazione istituita dall’Anci, l’Associazione nazionale dei Comuni italiani, la Regione Abruzzo ha un numero di dipendenti regionali pari a 1,3 ogni mille abitanti, ben al di sopra della media nazionale, che è di 0,7.

Una densità sensibilmente superiore, per fare un confronto, a quella che si registra in altre Regioni a statuto ordinario e anche più grandi di quella dell’Abruzzo come Lazio, Campania, Marche, Toscana, Lombardia, Veneto, Liguria, Emilia Romagna e Piemonte.

LE CIFRE

GIUNTA E CONSIGLIO

Un quadro numerico aggiornato al 31 dicembre 2014 è contenuto una delibera di Giunta dello scorso gennaio, che porta la firma del presidente, Luciano D’Alfonso, e del direttore generale, Cristina Gerardis.

In totale, si scrive, i dipendenti della Giunta regionale sono 1.520 che operano in 69 sedi. Di essi, 1.443 sono con contratto a tempo indeterminato, di cui 493 operanti in sede periferica, 41 dipendenti con contratto a tempo determinato tutti operanti nelle sedi principali, 42 contratti di collaborazione coordinata e continuativa e 42 incarichi di consulenza a valere sulle risorse regionali.

A questi vanno aggiunti 147 dipendenti del Consiglio regionale. In totale il costo è di 120 milioni di euro l’anno.

GLI ENTI REGIONALI

E il conto però non si chiude certo qui, ci sono infatti i dipendenti degli enti regionali.

Come l’Arit, l’Agenzia regionale per l’informatica e la telematica, che ha 25 addetti, l’Arta, l’Agenzia regionale per la tutela dell’ambiente, oltre 225 dipendenti, le tre Adsu, le Aziende regionali per il diritto agli studi universitari, una trentina.

E ancora L’Arap, l’Azienda regionale delle attività produttive, oltre 60 dipendenti, le 5 Ater regionali, che gestiscono le case popolari, in tutto 120 addetti.

E poi il centro di formazione Ciapi, e gli enti di ricerca Cotir, Crivea, Crab e Negri sud, in totale circa una novantina di dipendenti, dal futuro incerto, vista la situazione debitoria e di empasse gestionale di questi enti.

E ancora l’Asr, l’Agenzia sanitaria regionale, una ventina di addetti, in buona parte a tempo determinato. Al conto si possono aggiungere, volendo, i centinaia di amministrativi delle quattro Asl.

E i loro mille precari, graziati dallo sblocco della la proroga dei contratti da parte del commissario e presidente D’Alfonso, dopo le denunce politiche e dei tecnici di rischio paralisi di reparti e addirittura di interi ospedali.

I numeri fin quei forniti, va detto non sono precisi all’unità, perché nelle sezioni web di Amministrazione trasparente di molti di questi enti, i dati non sono aggiornati. E non esistono conteggi aggregati del personale.

Questi lavoratori non sono dipendenti regionali a tutti gli effetti, perché hanno contratti con il loro ente. Ma come insegna lo scioglimento dell’Arssa, l’Agenzia regionale per i servizi di sviluppo agricolo, i 120 addetti teoricamente in esubero, sono stati poi di fatto assorbiti dalla Regione Abruzzo, in particolare nella direzione Agricoltura, che si è trovata con uno spettacolare esubero di personale.

LE SPA REGIONALI

Ci sono infine le spa regionali, come è appunto Abruzzo Enginneering.

Ovvero la Tua, l’azienda unica dei trasporti abruzzesi, che ha fuso in un’unica entità le tre società dei trasporti Arpa, Sangritana e Gtm, e ha mantenuto tutti e 1.600 i dipendenti. Abruzzo Sviluppo, 8 dipendenti più vari collaboratori esterni, la Saga, che gestisce l’aeroporto d’Abruzzo, una quarantina di addetti.

Costoro sono “quasi dipendenti pubblici”. Il contratto è sottoscritto con ciascuna spa, ma se il dipendente è stato assunto con concorso pubblico, si crea un legame forte con l’amministrazione che detiene il capitale, ovvero la Regione Abruzzo.

Non è il caso di Abruzzo Engineering dove, come detto, i dipendenti sono stati assunti a chiamata diretta.

I PRECARI REGIONALI

A complicare il quadro ci sono poi i precari sul piede di guerra, con i contratti in scadenza, che si attendono una proroga e i dipendenti in arrivo dalle Province.

I precari sono presenti in molti dipartimenti della Regione, ma non esiste una mappatura completa e aggiornata, il loro numero supera comunque il centinaio, assunti in buona parte dopo aver sostenuto un concorso per titoli ed esami, anche da 13 anni, con contratti che si rinnovano ogni anno. E ora temono di essere scalzati dai dipendenti delle Province.

DALLE PROVINCE

Sono infatti 725 dipendenti su 1.500 quelli dichiarati in eccedenza, a seguito dei pesantissimi tagli del governo e a causa degli “effetti collaterali” della riforma Delrio sulle quattro Province abruzzesi.

La Regione è pronta ad assorbire 163 dipendenti che si occupano delle 19 funzioni che passeranno di mano. Ma ci sono forti incognite sugli 85 dipendenti delle polizie Provinciali che inizialmente il governo aveva intenzione di trasferire al Corpo Forestale dello Stato, ma poi ci ha ripensato.

E sui 260 addetti dei Centri per l’impiego che, dovevano entrare in servizio nell’Agenzia nazionale per l’occupazione, che però ancora non nasce.

LE PROTESTE

Insomma la Regione, hanno più volte ribadito in aula i consiglieri grillini contrari al salvataggio di Abruzzo Engineering, “non aveva certo penuria di personale qualificato nel suo enorme organico di stabilizzati, precari e personale in arrivo, per svolgere le mansioni che ora saranno assegnate ai pur validi dipendenti di Abruzzo Engineering”.

Si è rimarcato poi il fatto che da una parte il presidente D’Alfonso fa vanto della sua opera di razionalizzazione della macchina burocratica regionale, e di aver dato vita dopo anni di annunci alla società unica dei trasporti, la Tua.

Dall’altra però riporta in vita una spa in liquidazione, utilizzando, ha tuonato il suo predecessore Gianni Chiodi, fautore della liquidazione di Ae e oggi consigliere di Forza Italia, “le risorse degli abruzzesi, non per abbassare le tasse, ma per finanziare carrozzoni, si è votato a favore di un assorbimento di risorse, senza una reale contropartita in termine di vantaggio reale per il sistema economico”.

Visto che, hanno aggiunto i grillini, “la Regione sarà comunque il detentore delle azioni, e dovrà procurare ad Abruzzo Enginering le commesse, con il rischio concreto di aumenti della spesa pubblica, sacrificando risorse per altri più utili investimenti”.

Infine si è posto l’accento su una disparità di trattamento rispetto ad altre spa sull’orlo della bancarotta, Cotir, Ciapi, Cotir, Arit e Mario Negri Sud. Che ora si attendono pari considerazione. ovvero milioni e milioni di euro fruscianti per essere salvate e rilanciate anche loro.

Non a caso nella notte in Consiglio è stato preso formale impegno in questa direzione da parte del presidente della regione D’Alfonso e il vice presidente di giunta Giovanni Lolli, grande fautore del salvataggio di Abruzzo Engineering. Che, però, conti alla mano, non sarà per nulla facile mantenere.