PESCARA – “Ieri la Corte di Cassazione ha sancito giuridicamente ciò che tutti già sapevano: il presidente Marco Marsilio non poteva cacciare il direttore generale della Asl di Pescara, Armando Mancini, come invece ha fatto nel 2019. Non poteva perché – contrariamente a quanto asserito dal presidente romano – Mancini aveva raggiunto gli obiettivi di gestione richiesti”.
Lo scrive in una nota il deputato Pd Luciano D’Alfonso in merito alla sentenza n. 127/2025 con la quale la Suprema Corte ha rigettato il ricorso della Regione Abruzzo confermando quanto già stabilito dal Tribunale di Pescara e dalla Corte d’Appello dell’Aquila: la rimozione del dg, avvenuta nel 2019, fu illegittima. (Qui il link)
“Questa sentenza – aggiunge D’Alfonso – certifica dunque che Marsilio ha utilizzato strumentalmente un parere del Comitato ristretto dei sindaci – presieduto, guarda caso, da Carlo Masci – per rimuovere il direttore generale, a lui inviso poiché era stato nominato dalla giunta di centrosinistra di cui sono stato presidente. Ora la Regione dovrà corrispondere a Mancini tutti gli stipendi arretrati non percepiti e le spese legali, e i contribuenti della provincia di Pescara subiranno una doppia beffa: dover pagare sia per le decisioni illegittime di Marsilio che per le sue politiche sanitarie sballate”.
“Diceva Oscar Wilde: alcuni portano felicità ovunque vadano; altri quando se ne vanno. Speriamo che il presidente viandante torni definitivamente a Roma, regalandoci così una grossa gioia”, conclude.




