L’AQUILA – Si sbocca il braccio di ferro tra L’Aquila e il Cogesa di Sulmona sul conferimento dei rifiuti del capoluogo nella discarica Noce Mattei, i cui cancelli ieri sono stati riaperti ai camion dell’Asm.

Questo però sono dopo che si è raggiunto un accordo in extremis intorno alle richieste inoltrate da mesi dal Cogesa: aumento per L’Aquila della tariffa a tonnellata da 110 a 158 euro nel rinnovo del contratto scaduto a fine dicembre, e pagamento delle spettanze arretrate, di circa 1 milione di euro.

Aveva tuonato ieri il sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi, dopo che i due camion dell’Asm non erano stati fatti entrare a Noce Mattei: “i rifiuti non verranno lasciati in strada. Quella di non far scaricare i nostri rifiuti è una decisione unilaterale del Cogesa, del tutto fuori da ogni civile rapporto istituzionale di reciproco rispetto che, come Comune dell’Aquila, abbiamo sempre perseguito”.

Per ora una tregua, dunque, bisognerà vedere se l’accordo sarà raggiunto, e Biondi ha detto che la volontà “è quello di giungere a un accordo che soddisfi le esigenze di entrambe le parti, senza che nessuna debba rinunciare ai propri diritti. Qualora questo non dovesse accadere, valuteremo soluzioni alternative”.

La linea dura del Cogesa è stata presa dopo mesi di trattative e avvertimenti infruttuosi, dal cda  composto da  Nicola Guerra, e dai consiglieri Sandro Ciacchi e Valentina Di Benedetto

La disfida dell’immondizia tra Sulmona e L’Aquila è stata  innescata dall’ex amministratore Franco Gerardini, fortemente voluto dal sindaco di centrosinistra di Sulmona Gianfranco Di Piero azionista più pesante del Cogesa, per risanare la società, osteggiato da un altro e compatto schieramento di sindaci, che sono andati per le vie legali per contestare, con successo, l’illegittimità della revoca del vecchio cda, che poi è tornato in carica.

Gerardini aveva evidenziato l’insostenibilità dei conti del Cogesa, gravato da oltre 6 milioni di euro non riscossi dai comuni per il servizio di raccolta e smaltimento rifiuti. Puntato il dito contro le spese allegre e gli sprechi nella gestione degli ultimi anni. E sottolineato con forza che la tariffa praticata per i rifiuti dell’Aquila dove la racconta differenziata è a quote molto basse, non era accettabile e completamente “fuori mercato”, tenuto conto che i rifiuti indifferenziati del capoluogo occupano oltre il 60% dei conferimenti, e impongono costosi trattamenti di inertizzazione prima di essere gettati in discarica.