L’AQUILA – I “Comuni-canaglia” che ancora non hanno un piano di ricostruzione rischiano il commissariamento.
I toni tornati di nuovo infuocati nello scontro la struttura commissariale e il Comune dell’Aquila in particolare riportano d’attualità questa misura di forza, che potrebbe piombare sul “cratere” in una prossima ordinanza di palazzo Chigi.
Si torna infatti a parlare con insistenza del possibile commissariamento dei Comuni (e L’Aquila è tra questi) che ancora non hanno messo a punto i provvedimenti urbanistici di programmazione che vengono ritenuti strategici e insostituibili dal team guidato dal governatore, Gianni Chiodi, prima di mettere mano ai fondi per far partire la rinascita dei centri storici.
Una mossa, quella della “presa di forza” delle amministrazioni che non si dotano di tali piani, che avrebbe un impatto devastante nella prosecuzione della difficile opera di ricostruzione e che concretizzerebbe i fantasmi di quegli amministratori che già vedono come il fumo negli occhi il decisionismo del governo centrale, su tutti proprio il primo cittadino del capoluogo, Massimo Cialente, il quale, già nella situazione attuale, ha accusato più volte il governo di aver “commissariato” l’ente che amministra dal 2007.
Peraltro, dopo aver mandato giù a fatica il boccone amaro di dover stilare un piano di ricostruzione, perché all’inizio preferiva il buon vecchio piano regolatore generale degli anni Settanta, dopo la Perdonanza Celestiniana che lo aveva riconciliato (ma è durato poco) con la governance, Cialente aveva promesso “tra settembre e ottobre” il piano per il centro dell’Aquila, affidato a un team guidato dall’architetto Daniele Iacovone.
A oggi non ci sono notizie o annunci, solo si sa che un pre-piano, un documento con “indicazioni molto tecniche”, una sorta di bozza insomma, è stato consegnato nelle mani del sottosegretario Gianni Letta.
L’ipotesi del commissariamento, comunque ancora allo studio, sarebbe una vera e propria “entrata a gamba tesa” del governo negli affari delle amministrazioni locali, ma non è un inedito di questi giorni: è invece una mossa di cui nei palazzi del potere si sente parlare da mesi.
Fonti della struttura commissariale, infatti, confermano ad AbruzzoWeb che questo passaggio spesso è… entrato dalla porta e riuscito dalla finestra nel testo di alcune passate ordinanze della presidenza del Consiglio, a seconda di come si evolvevano i complicati scenari politici e tecnici della rinascita delle zone terremotate.
Ora, però, il governo sta pressando il commissario affinché si prenda in carico anche questa patata bollente.
Tutto un altro scenario per Chiodi, che aveva paventato l’ipotesi di riconsegnare la sua delega di commissario per la ricostruzione alla fine del 2011 (o giù di lì) per consegnare le mazze in mano agli enti locali e porre fine al regime che risale ai tempi di Guido Bertolaso, che era commissario per l’emergenza.
Prudentissime le reazioni a questa “soluzione finale” della governance locale della ricostruzione, dallo stesso presidente della Regione ai suoi più diretti collaboratori che, non bisogna dimenticarlo, in questa veste sono tutti una diretta emanazione di palazzo Chigi.
Già in polemica con il Comune capoluogo, per di più alle prese con altri difficili fronti come l’ordinaria amministrazione della Giunta regionale e l’altro commissariamento, quello della sanità, Chiodi non vorrebbe essere l’unico a subìre le conseguenze sul territorio di decisioni così clamorose imposte dall’alto.
Anche perché tra un anno ci saranno le elezioni amministrative e il presidente vuole far capire a Roma in un linguaggio sicuramente comprensibile, quello dei voti persi o guadagnati, che la mossa di commissariare i comuni non getterebbe di certo una buona luce sul già disgregato panorama del Pdl (e del centrodestra) regionale.



