L’AQUILA – “Apprendiamo con sgomento che in sede di esame della conversione in legge del decreto n. 55 del 29 maggio 2018 è stato presentato un ordine del giorno (seduta n. 21 del 18 giugno 2018 – G/435/5/CS) a firma dei senatori Gabriella Di Girolamo, Primo Di Nicola e Gianluca Castaldi, finalizzato a riconsiderare la possibilità di riapertura a pieno regime degli Uffici territoriali per la ricostruzione, soppressi dal 1° luglio come da decreto n. 148/2017 art. 2-bis comma 32″.

Così in una nota i dipendenti degli Uffici territoriali per la ricostruzione (Utr) post-terremoto del 2009, che tuttavia si spaccano, visto che ad intervenire sono solo quelli degli Utr di Barete (2), Montorio al Vomano (3), Castel del Monte (4), Bussi sul Tirino (5), Caporciano (6) e Barisciano (8), mentre si dissociano quelli degli Utr 7 (Goriano Sicoli) e 9 (Rocca di Mezzo).

“La motivazione specificata nell’Odg è: ‘Al fine di mantenere un servizio di prossimità per i cittadini colpiti e per evitare il sovraccarico della gestione delle pratiche in capo ad un unico ufficio’. Questa è l’ennesima riprova della ‘schizofrenia’ di una politica che non considera minimamente il destino dei lavoratori utilizzati nel processo di ricostruzione”, continua la nota, “ma li considera come pedine in una partita tra poteri locali ed esigenze di riorganizzazione della macchina statale, macchina orientata all’efficientamento delle risorse e al contenimento della spesa pubblica”.

“Nonostante gli innumerevoli appelli del personale, gli incontri con le associazioni sindacali e con gli esponenti della politica locale, ancora una volta, alle persone, alle loro famiglie, alle loro aspirazioni, viene anteposta l’incomprensibile volontà di mantenere immutato un assetto non adeguato alle esigenze della ricostruzione del cratere, mantenendo lo ‘status quo’, ovvero posizioni di potere consolidate”.

“È ormai più di un anno che chiediamo a chiare lettere alle istituzioni la risoluzione delle anomalie contrattuali che rendono la nostra posizione lavorativa precaria, pur essendo assunti mediante il superamento di un concorso pubblico a tempo indeterminato”, ricordano i dipendenti nella nota.

“Sono anni che vediamo impedita ogni prospettiva di crescita professionale e personale nella noncuranza generale. La soppressione degli Utr, prevista dal decreto legge n. 148/2017 coordinato con la Legge di Bilancio 2018, con le finalità di ottimizzazione dei carichi di lavoro e di velocizzare i processi di ricostruzione, sembrava aprire la strada ad una soluzione organica delle problematiche anche rispetto alla gestione del personale, tenuto conto che la norma prevede la possibilità di aprire sportelli in una o più sedi degli uffici territoriali mantenendo un servizio di prossimità con i cittadini e a tutela delle esigenze del personale legato al territorio”.

“Constatiamo che sebbene si sia chiesto, alla politica tutta, una soluzione definitiva ai nostri problemi, nonostante, tale soluzione sia stata individuata e cristallizzata attraverso la presentazione dell’emendamento al ddl n. 2860/2017, il n. 16.0.35, poi inspiegabilmente ritirato, nulla si è fatto per sanare una situazione vergognosa figlia di una politica che manifesta maggior interesse a tutelare le rendite di posizione di pochi piuttosto che gli interessi legittimi di tanti”, concludono i dipendenti nella nota.