L’AQUILA – “Più volte penso di mollare, la tentazione è enorme ma di fatto sarebbe una fuga dalle attuali difficoltà”.
Ad affermarlo il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, intervenendo ai microfoni di Radio Città Futura, in merito agli arresti per il giro di tangenti nella ricostruzione post-terremoto.
“Sono abbastanza disperato: è chiaro che in questo momento c’è uno scontro politico – ha proseguito Cialente – perché non ci soldi, non c’è un progetto di come finanziare la ricostruzione, c’è lo scontro con l’Europa per questa vergogna che anche in caso di calamità naturale gli Stati membri non possono sfondare il 3%”.
“Stanotte non ci ho dormito – ha raccontato Cialente – l’unica via d’uscita che io vedo è che la magistratura faccia veramente chiarezza. Se le accuse si dovessero rivelare vere anche per l’1%, è la qualità di quello che è successo che è di una gravità estrema e che getta una luce terribile”.
Per Cialente sono necessarie regole più stringenti: “Il Governo doveva fare dall’anno scorso dei decreti attuativi della legge Barca – ha concluso – decreti che non sono mai stati fatti”.
“Il Comune dell’Aquila, il sindaco dell’Aquila, continuano a ritenere l’impegno del governo insufficiente, c’è davvero poca sintonia con loro. Sono critiche ingenerose. La ricostruzione non si è mai interrotta per mancanza di risorse, il rubinetto non è mai rimasto chiuso”.
Dove non è riuscita l’ultima inchiesta con 4 arresti per mazzette legate alla ricostruzione, potrebbero riuscire queste dure parole del ministro per la Coesione territoriale Carlo Trigilia: il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, starebbe infatti valutando l’ipotesi di dimettersi.
“In mattinata – dice all’Agi Cialente – deciderò cosa fare. Tutto dipenderà dalle dichiarazioni del governo. Non vorrei che strumentalizzasse questa vicenda”.
Nella convulsa giornata di ieri tanti sono stati gli appelli della politica e degli aquilani al primo cittadino a fare un passo indietro dopo l’ennesimo scandalo giudiziario che travolge la ricostruzione, anche con un sit-in sotto il municipio.
I rumors vengono alimentati anche su Facebook, dove ha cominciato a girare il link di una notizia di tre anni fa, quando Cialente minacciava di dimettersi chiedendo elezioni immediate “al ministro dell’Interno Roberto Maroni“, che oggi fa il governatore della Lombardia.
Trigilia sottolinea nell’intervista che “non si può pretendere, nelle condizioni in cui si trova il Paese, di ricevere stanziamenti che non siano direttamente legati alla capacità di spesa”.
Ora, evidenzia, “ricostruite le periferie, stiamo accelerando sui centri storici. All’Aquila sono già rientrati nelle loro case in 42 mila, cioè il 63% degli sfollati”.
Facendo i conti dei costi per la ricostruzione, il ministro fa sapere: “Dal 2009 a oggi sono stati spesi 12 miliardi di euro”.
Per il futuro, aggiunge, “tutte le stime vanno prese con cautela. Possiamo immaginare che servano almeno altri 6-8 anni, per una spesa di 1 miliardo, 1 miliardo e mezzo ogni anno”.
Il ministro commenta anche la vicenda tangenti: “Se le ipotesi investigative fossero confermate, questa vicenda sarebbe davvero deplorevole”.
DI STEFANO: “TRIGILIA STIZZITO E SGARBATO”
“La misura garbata finora riservata dal ministro Trigilia all’ottemperanza di una delle sue deleghe più delicate, come quella della ricostruzione del cratere sismico abruzzese, si è oggi infranta”, lo dice l’assessore alla ricostruzione e urbanistica aquilano Pietro Di Stefano in risposta al ministro.
“All’indomani di uno dei giorni più difficili per la città – afferma Di Stefano – il ministro, che aveva già rinunciato da tempo alla sua visita a L’Aquila per motivi altri rispetto alle inchieste giudiziarie in corso, motivi che avevano a che fare con la mancanza di risposte certe sulla destinazione del 5% alle attività produttive, si augura che il fango di questa triste vicenda non colpisca gli onesti che da anni lavorano nel processo di ricostruzione. Ma l’unico modo che trova per supportare la squadra che onestamente sta operando sulla sua delega è quella di rilasciare dichiarazioni inesatte e stizzose sulla ricostruzione”.
“Come di recente ho già avuto modo di ricordare, già le provvidenze della Cipe 135, stanziate dal ministro suo predecessore, pari a 985 milioni di euro, non riuscivano a coprire a inizio 2013, il cospicuo importo dei progetti presentati delle periferie e dei centri storici. Solo nello scorso anno, infatti, il Comune dell’Aquila ha erogato contributi pari ad 1 miliardo 150 milioni, finanziamenti resi possibili esclusivamente tramite l’accordo firmato dall’amministrazione comunale con Abi. Questi dati smentiscono evidentemente le dichiarazioni del ministro su un tiraggio annuo in termini progettuali di soli 500 milioni di euro”.
“Il bisogno pressante e dunque la legittima richiesta presso il Governo, di una strategia economica certa per la ricostruzione a partire dal 2014, non può e non deve essere scambiata per rivendicazionismo, termine obsoleto e quanto mai inappropriato quando si tratta della programmazione economica di un disastro naturale”.
“Una programmazione, insistentemente richiesta dal Governo, messa in campo e condivisa dall’amministrazione comunale che rischia di essere soddisfatta solo per un progetto su quattro tra quelli presentati. Una programmazione che deve riguardare la città dell’Aquila quanto tutti i comuni del cratere sismico. Mai, in questi quattro anni, questa Amministrazione è stata sfiorata dal dubbio di non portare avanti un discorso di rinascita collettiva, unica possibilità, di una ripresa socio economica globale”, conclude l’assessore.
CIALENTE: ”NOMINA TANCREDI UNA CAZZATA”; NO DIMISSIONI, ”CITTA’ NON CAPIREBBE”
“Ho fatto una cazzata”. Così ieri sera, nel vertice fiume di maggioranza cominciato alle 18 e finito a tarda notte dopo essere stato organizzato in tre sedi diverse, il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, ha ammesso l’errore di aver nominato 3 anni fa come consigliere delegato l’ex assessore di centrodestra Pierluigi Tancredi, arrestato ieri ai domiciliari nell’ambito dell’inchiesta su tangenti e appalti nel primo post-terremoto.
Una nomina, quella di Tancredi, che ora il centrosinistra si scrolla, perché “farci carico anche delle sue responsabilità non esiste”, si è ragionato ieri sera. Presenti i consiglieri dei gruppi consiliari che sostengono Cialente, Partito democratico, Alleanza per l’Italia (anche il ‘ribelle’ Giuseppe Ludovici), Socialisti riformisti, Cattolici democratici, Federazione della sinistra, Sinistra ecologia libertà e Italia dei valori.
Presenti anche tutti gli assessori, tranne ovviamente Roberto Riga, vice sindaco dimissionario perché indagato, e anche numerosi segretari di partito. Un gruppo folto, nella sede comunale di via Aldo Moro, tanto che qualcuno ha perfino ironizzato, “siamo più noi che i manifestanti del sit-in sotto Villa Gioia!”.
Proprio Villa Gioia era stata la prima sede, quella naturale, dove ospitare il vertice, ma la presenza dei contestatori aveva indotto a un’ipotesi diversa. Si era parlato degli uffici comunali di via Strinella, ma alla fine si è optato per gli uffici del settore Ambiente, proprio quello di Riga.
Nonostante fosse un vertice politico a tutti gli effetti, il tema politico in senso stretto è stato affrontato solo brevemente: è emerso che al momento non ci saranno nomine, la carica di vice sindaco resta congelata in attesa che si chiariscano le acque, così come le deleghe che erano di Riga: Ambiente, Ex Onpi, Macerie, oltre a quella bollente alla Protezione civile che aveva già riconsegnato al sindaco a settembre dopo le bordate del capo dipartimento Franco Gabrielli per una mancata esercitazione sismica.
Per il resto, la maggioranza ha affrontato gli aspetti “sociali” dell’inchiesta e ha provato a ritrovare una compattezza, ma con alcuni paletti visto che, come è stato sottolineato, “la città vorrà una risposta”. La prima sarà quella di portare il caso-mazzette dentro l’istituzione: sarà infatti convocato un Consiglio comunale straordinario per affrontare la vicenda.
Tra i provvedimenti che si profilano all’orizzonte, una stretta sull’applicazione del piano anticorruzione comunale e sulla piena operatività della centrale unica di committenza per ridurre il rischio di tangenti annidate nelle pieghe delle gare.
Si è affrontato anche il problema dei dirigenti: la rotazione ci sarà, ma inevitabilmente di stretto respiro, visto che i dirigenti sono pochi. “Si è parlato della loro quantità, ma anche della loro qualità, che obiettivamente è scarsa”, ha ammesso alla fine un consigliere che vuole rimanere anonimo.
Nessuno ha parlato apertamente di dimissioni ma non si poteva non mettere nel piatto della discussione questa ipotesi: si è deciso di continuare anche perché “siamo stati eletti da un anno e mezzo, la città non capirebbe questa mossa”, si è detto, anche se sulle piazze virtuali le richieste di piazza pulita si moltiplicano. Alberto Orsini



