L’AQUILA – Mentre gli enti litigavano tra loro il Cipe si è ripreso i soldi per ricostruire la Cattedrale dell’Aquila di San Massimo e ora i 10 milioni di euro non ci sono più fino a contrordine, con l’appalto che slitterà sicuro al 2016, ma chissà quando cominceranno i lavori, viste la difficoltà e la lentezza nel riprogrammare le risorse.
E intanto sulla parte privata che vale altri 35 milioni si aspetta ancora, da mesi, l’approvazione del progetto, con enti diversi che dovrebbero dialogare tra loro e che, invece, raccontano ognuno un diverso stato di avanzamento della progettazione, mostrando che la confusione regna sovrana.
La ricostruzione del simbolo della città è rimasta impastoiata da cambiamenti anche profondi delle leggi, da mancanza di chiarezza su chi aveva e ha la responsabilità di agire, da inchieste giudiziarie e da forte incuria.
Tanto che, come già più volte documentato da AbruzzoWeb, complice la mai realizzata copertura provvisoria del tetto, sfondato dalla forza del sisma, cresce l’erba all’interno dello storico pavimento, sugli altari e sugli arredi rimasti come un organo antico ormai completamente danneggiato, e passano le estati e passano gli inverni.
Ora lo si sa con chiarezza, ma per anni è stato in dubbio, che bisogna distinguere in due diversi canali e modi di finanziamento che porteranno a ricostruire l’aggregato più grosso della città, quasi un ettaro di superficie complessiva tra la chiesa e il resto degli edifici.
Da un lato c’è la parte pubblica, costituita appunto dalla Cattedrale in quanto tale, del valore di 10 milioni di euro, che verrà ricostruita con fondi provenienti dalla delibera Cipe e da una ditta scelta attraverso un appalto pubblico con tutte le lungaggini ulteriori che questo comporterà.
Dall’altro c’è la parte privata, costituita dagli alloggi della Curia arcivescovile e da tanti altri appartamenti di proprietà di cittadini privati e società, del valore di altri 35 milioni, il cui complesso progetto definitivo dovrebbe essere vicino, è il caso di usare il condizionale visti i precedenti, all’approvazione.
I guai della cattedrale sono cominciati nel 2012 quando la delibera Cipe 135 ha rimodulato, ovvero tolto, le risorse di 10 milioni di euro assegnate a San Massimo “per colpa dei casini che c’erano”, ricorda l’assessore alla Ricostruzione Pietro Di Stefano.
“Casini” ovvero la guerra di potere tra gli enti pubblici e l’Arcidiocesi che voleva “dire la propria”, ossia far rientrare la chiesa nei lavori privati da assegnare a chiamata diretta, e attraverso alcuni esponenti mise pressioni perfino al governo Letta per ricevere il potere di affidare appalti sulle chiese, come emerso da successive intercettazioni giudiziarie.
Un’interpretazione oggi completamente venuta meno, con l’ultimo decreto “Enti territoriali” che l’estate scorsa ha chiarito definitivamente: gli edifici religiosi sono beni culturali pubblici e si assegnano con gli appalti.
A questo punto, a occuparsi del progetto toccherebbe alla struttura locale del ministero dei Beni culturali, ma anche su questo ci sono dubbi: L’Aquila oggi ha infatti sia un segretariato regionale, erede “depotenziato” per risparmiare della vecchia direzione, sia una soprintendenza speciale ad hoc per il “cratere”, istituita dal ministro Dario Franceschini.
“Ogni cosa è lacerante, non sappiamo se del progetto debba occuparsi il segretariato o la soprintendenza, se è un lavoro speciale credo spetti a quest’ultima”, si sfoga l’assessore Di Stefano.
A chiarire i dubbi è il segretario regionale supplente, Berardino Di Vincenzo. “Attualmente, come segretariato, stiamo agendo in continuità con quanto facevamo prima come direzione perché l’ufficio unico congiunto dei Beni culturali non è ancora operativo – spiega – Per questo il ministero ci ha chiesto di continuare a gestire queste pratiche, anche quelle che, da marzo, la legge attribuisce alla soprintendenza unica, ma prima o poi gliele dovremo passare”.
Circospetta appare, in tal senso, la soprintendente unica, Alessandra Vittorini, per la quale sul Duomo “c’è la programmazione Cipe e sono cose note. C’è stata la legge sugli enti locali che ha dettato nuove modalità operative e c’è da resettare tutto”.
Quanto ai fondi, Di Vincenzo svela che “l’iter per la nostra ultima richiesta al Cipe è cominciato a luglio e la decisione è maturata il 6 agosto, aspettiamo che venga inserita in Gazzetta ufficiale ed è evidente che la Cattedrale non ci sarà. Per il prossimo giro – conclude il segretario supplente – bisognerà attendere senz’altro il prossimo anno”.
“I soldi ci sono e devono uscire – sbotta il sindaco, Massimo Cialente – Il problema sono le delibere Cipe che impiegano una vita per arrivare, non sempre per colpa della Corte dei conti, spesso restano ferme prima, e a lungo, alla presidenza del Consiglio che ha 5 mila dipendenti. Per un advisor ci faranno aspettare 5 mesi, su San Massimo spero si acceleri, ma vedo molta lentezza dello Stato”.
Per quel che concerne la parte privata, il Consorzio Sant’Emidio ha aggiudicato i lavori all’associazione temporanea di imprese (Ati) composta da Sac Spa dell’imprenditore Emiliano Cerasi, Costruzioni Iannini Srl e Dp Restauri Srl, che ha vinto il “bando della discordia”, la gara d’appalto privata lanciata sul quotidiano economico Il Sole 24 Ore dal Consorzio in un clima di polemiche, a causa dei requisiti richiesti tali da far fuori dalla corsa tutte le aziende locali.
“L’aggregato sta marciando, le integrazioni al progetto sono state fornite, dobbiamo approvarlo e poi i lavori li affideranno i privati dei vari subaggregati – riassume la Vittorini, qui più sicura – Il completamento degli elaborati di questo aggregato, che è il più grande della città, risale a pochi mesi prima dell’estate”.
“Vista la complessità degli aspetti in gioco – prosegue – A giugno abbiamo avviato un tavolo con il Comune e con l’ufficio speciale per la ricostruzione dell’Aquila: una normale istruttoria che prevede anche l’aspetto delle interferenze con il Duomo, sulle quali si sta lavorando”.
Il consorzio, difatti, dovrebbe poter intervenire con i lavori anche sulla metà dei muri perimetrali del Duomo, che confinano con la parte privata, lasciando di fatto un lavoro incompiuto sull’edificio sacro, che sarà aggiudicato come già detto con un appalto pubblico.
Anche il sindaco è ottimista, nel confermare che “la parte privata verrà inserita nel tredicesimo elenco, stiamo lavorando molto bene”.
L’unico bastian contrario risulta essere, così, l’assessore Di Stefano, che dubita: “Tredicesimo elenco? Magari! Credo, invece, che ancora siano un po’ lontani. Fino a 20 giorni fa, da quanto so io, le integrazioni al progetto non le avevano ancora”.





