L’AQUILA – Assalto alla diligenza agli appalti milionari della ricostruzione privata aggiudicati con affidamento diretto alle ditte, prima che venga approvata la nuova legge di cui AbruzzoWeb ha diffuso le bozze che fissa regole precise e rigide mini-gare del tutto simili a quelle per i lavori pubblici.

È questa la nuova tendenza che questo giornale sta registrando nelle dinamiche della ricostruzione, un fenomeno che si è acuito con la diffusione delle prime bozze del testo, che deve essere ancora discusso ed emendato prima di essere approvato, ma che ha già fatto venire sudore freddo a chi, fin qui, ha gestito la ricostruzione come un padre-padrone.

E c’è da capirlo, perché le nuove regole sono davvero stringenti, almeno nella versione di partenza. Ma hanno un “difetto”, quello di non essere retroattive, d’altronde sarebbe impossibile il contrario. Ecco perché si preferisce spicciarsi ad assegnare i lavori a preferenza, sfruttando il vuoto normativo che c’è attualmente, in modo che quando la legge interverrà sarà troppo tardi e i lavori arbitrariamente assegnati resteranno sani e salvi.

Tutto ruota attorno alla cosiddetta “legge Barca”, l’emendamento al “decreto Sviluppo”, il numero 83 del 2012, poi convertito nella legge 134/2012, che fu plasmato e proposto dall’allora ministro per la Coesione territoriale del governo Monti.

Quel provvedimento prevedeva l’invito a 5 ditte senza, però, poi fissare criteri oggettivi per la scelta ma affidandola all’assemblea dei condomini. Nelle pieghe di questa disposizione si è annidato il malaffare, come dimostrato da inchieste giudiziarie e giornalistiche.

Di qui la necessità di correre ai ripari, e infatti con la nuova legge non si potrà più scegliere una qualsiasi a discrezione dei componenti dell’assemblea, ma si dovrà preferire “l’offerta che assicuri la migliore realizzazione del progetto approvato”, stilando una graduatoria e affidando i lavori alla vincitrice. Proprio come avviene nelle opere pubbliche.

Inoltre, le cinque ditte non potranno proporsi a casaccio, ma la nuova legge renderà “obbligatoria” e non più “volontaria” l’iscrizione delle imprese che vogliono lavorare alla ricostruzione alla cosiddetta “white list”, la lista depositata presso le prefetture di aziende che, dopo verifica, mostrano requisiti di affidabilità economico-finanziaria e tecnica e, inoltre, non presentano rischi di infiltrazione mafiosa.

Ancora, alle ditte sarà richiesta l’attestazione Soa, un’altra documentazione obbligatoria negli appalti pubblici, che certificherà la loro capacità economica di sostenere economicamente le spese per svolgere lavori di un determinato importo.

Come ulteriore garanzia, l’impresa dovrà aver eseguito nell’ultimo quinquennio lavori non inferiori di 2,5 volte all’importo a base di gara, insomma un piccolo costruttore non potrà improvvisarsi ricostruttore di complessi edilizi milionari.

Paletti su paletti, insomma, che rompono le uova nel paniere a chi vorrebbe gestire a piacimento la scelta delle imprese. Di qui la prevedibile corsa all’affidamento, che probabilmente invoglierà il legislatore a compiere altrettanto alla svelta l’iter di approvazione della legge.

Una situazione che è stata già denunciata a questo giornale da alcuni proprietari aquilani.

“La nuova legge sulla ricostruzione privata è ottima ma ha una pecca: non è parzialmente retroattiva. Cioè se non si può applicare agli aggregati dove ancora non è stato firmato alcun contratto definitivo dall’assemblea dei condòmini, non risolverà granché”, scrive un lettore che denuncia l’immediata convocazione per stringere i tempi.

“Penso che gli amministratori locali e Legnini dovrebbero invece dire che dove si è ancora in una situazione di pre-contratto bisogna stopparsi e attendere l’entrata in vigore della nuova legge, altrimenti tutte le situazioni di illegalità si comporteranno come nel mio aggregato”, conclude.