L’AQUILA – Una proroga per la “monticazione”, ovvero della possibilità, praticata da secoli, di pascolare in montagna, mucche, pecore e cavalli, oltre la scadenza del 31 ottobre, visto che con il tempo mite, nei pascoli del parco nazionale Gran Sasso Monti della Laga l’erba è ancora verde e abbondante.
A chiederlo a gran voce oggi fuori palazzo dell’Emiciclo sono una decina di allevatori che hanno costituito un comitato spontaneo, e lanciano pesanti accuse all’Ente Parco, che in nome di una modello di tutela a senso unico, impedisce achi vive in montangna di poter svolgere le loro attività, alle associazioni di categoria, che “ignorano i nostri bisogni, e sono più interessati alle carriere personali, che a fare il lavoro per cui sono pagati, rappresentare agricoltori e allevatori”. All’assessore regionale all’agricoltura Dino Pepe, che da un mese non risponde alle loro richieste.
Il limite del 31 ottobre, per il portavoce Gino Guetti, allevatore della frazione aquilana di Paganica, va assolutamente prorogato di un mese.
“Il 31 ottobre la Forestale comincerà a multare chi avrà ancora animali al pascolo, ma questo è assurdo, gli animali stanno ancora benissimo fuori, perché dobbiamo riportarli a valle, e chiuderli negli in spazi ristretti delle stalle? Non danno nessun fastidio, c’è ancora tanta erba, che se non viene pascolata, ostacolerà la crescita di quella nuova l’anno prossimo”.
Ad opporsi però ad ogni ipotesi di proroga è il Parco, che sostiene che c’è un sovraccarico di bestiame, non compatibile con l’equilibrio dell’ecosistema. Ma per gli allevatori le cose stanno ben diversamente: per loro la percentuale di bestiame per ettaro è falsata perchè negli anni si è ristretta e di molto la superficie pascolabile. In realtà mucche, cavalli e pecore, che da secoli sono parte integrante del paesaggio degli altopiani, e intorno a cui si è costituta la civiltà e l’economia della montagna, sono molte di meno, e sotto costante attacco della fauna selvatica, in particolare dal lupo, specie protetta e che sta proliferando.
“Il Parco – spiega Guetti – sostiene che c’è un sovraccarico, ma il realtà questo accade perchè si sono moltiplicati secondo noi in modo indiscriminato e immotivato i Siti di interesse comunitario, dove non si può pascolare. Se andiamo a vedere i numeri – conclude Guetti – sul Gran Sasso c’erano 300 mila pecore e 300 lupi, oggi c sono 10 mila pecora di e 2000 lupi, 30 lupi ogni cento capi di bestiame, con le conseguenze che potete immaginare, in termini di capi di bestiame persi”.





