L’AQUILA – Verifica sì, rimpasto no. È lapidario il presidente della Regione, Gianni Chiodi. Da oltre un anno i suoi impegni si sono moltiplicati esponenzialmente, essendo diventato anche commissario governativo per la ricostruzione oltre che per la sanità, ma il governatore non perde il bandolo della matassa dell’Ente che governa e, almeno a parole, spazza via le polemiche e le divisioni che stanno minando la compattezza del centrodestra abruzzese. Il rimpasto in Giunta non ci sarà.

In realtà che l’opportunità di uno spostamento di pedine nell’esecutivo non fosse vista di buon’occhio dal presidente è risaputo. L’apertura massima che Chiodi concede ai suoi è quella di una verifica. Che, specifica subito, non si farà ora ma a metà mandato, e non per motivi particolari ma per correttezza istituzionale.

“Non c’è all’ordine del giorno – spiega infatti Chiodi – nessuna ipotesi di verifica di Giunta. Ho sempre detto che le verifiche, come fatto anche da sindaco, si effettuano in prossimità di metà legislatura e non perché siano dettate da chissà quale motivo politico ma perché è corretto e giusto che ci siano”.

Calma e gesso, insomma. E il rimpasto? Chiodi neanche lo nomina, preferendo restare legato al concetto di “verifica”. “Le verifiche di Giunta – aggiunge – si fanno, ma non è detto che portino alla modifica dell’assetto: si procede per fare il punto della situazione sul lavoro svolto. Poi il presidente, insieme al partito (sono nell’ufficio nazionale di presidenza e rispetto molto il partito), valutano se la compagine di Giunta è quella che seguirà anche la seconda parte della legislatura”. Un messaggio neanche tanto sotterraneo al coordinatore regionale, Filippo Piccone, e al suo vice, Fabrizio Di Stefano: il loro parere non sarà determinante.

Un altro ‘niet’ arriva da Chiodi sulla nota questione del riequilibrio territoriale della Giunta, sollevato più volte nelle scorse settimane. “Il discorso di pensare sempre al luogo di nascita – nicchia il presidente – credo non sia aspetto fondamentale e corretto. D’altra parte, stiamo lavorando e io che sono di Teramo, sono sempre all’Aquila, quindi non è che la provenienza influisca”.

Neanche una parola, infine, sul caso-Giuliante: il capogruppo del Pdl, aquilano, ha criticato la gestione politica del dopo-terremoto, dichiarandosi pronto alle dimissioni per avere più libertà di critica, beccato per questo motivo da altri consiglieri del folto gruppo pidiellino.

Una frattura che ha avuto evidenti ripercussioni sull’attività politica, congelata negli ultimi tempi. E un vertice di maggioranza per dirimere definitivamente la questione, insomma una resa dei conti, ancora non è stata fissata da Chiodi, apparso meno sicuro su questo aspetto.