L’AQUILA – È guerra di sondaggi tra centrodestra e centrosinistra abruzzesi in vista delle elezioni regionali del 25 maggio.
Dopo l’indagine fatta trapelare dal Partito democratico aquilano sul gradimento di Gianni Chiodi e Luciano D’Alfonso nel territorio del distretto sanitario del capoluogo (38 comuni), in cui l’ex sindaco di Pescara prevale sul governatore uscente, ne spunta un altro commissionato allo stesso istituto, il Tecnè di Roma, con dati che rimetterebbero in discussione il risultato finale.
A rivelare la cosa il capo della segreteria di Chiodi, e futuro candidato all’Emiciclo di Forza Italia, Antonio Morgante, che sulla sua pagina Facebook pubblica le slide con i risultati del gradimento tra i 1.000 cittadini contattati telefonicamente tra il 7 e l’11 marzo scorsi.
Le statistiche parlano di un sostanziale pareggio tra le due coalizioni principali, con un 26% a testa, a ruota segue il Movimento 5 stelle con il 20%, un residuale 4%, invece, è assegnato agli altri. Il 24%, infine, risponde che non voterà o che è ancora indeciso.
Ma c’è una circostanza che fa ben sperare i berlusconiani e i loro alleati: sulle percentuali delle persone che sicuramente andranno a votare in testa ci sono quelli che guardano con favore ai grillini con il 71%, seguiti dal centrosinistra con il 62%, quindi dal centro con il 56% e, ultimo, il centrodestra con il 51%.
Per gli azzurri, quindi, un 49% di margine di potenziali elettori che al momento propendono per l’astensionismo a fronte del 38% degli eventuali sostenitori (sempre se si recheranno alle urne) di democrat e soci.
La battaglia, inoltre, si concentrerà sul recupero di chi si proclama di centro, visto che all’orizzonte non sembrano emergere candidature alternative di stampo moderato.
Sia Chiodi che D’Alfonso provengono dal mondo della Democrazia cristiana, la vecchia Balena bianca che per quasi mezzo secolo ha mietuto consensi praticamente ovunque in Abruzzo: entrambi, dunque, sembrano avere le carte in regola per conquistare la “terra di mezzo” che potrebbe rappresentare la frontiera attraverso cui passa la “presa” della poltrona di presidente della Regione.





