L’AQUILA – “Il progetto di Berlusconi e questo sono molto simili, il ‘No’ di Berlusconi è politico perché aveva costruito un progetto per un uomo solo al comando quando pensava di essere lui e ora non vuole che sia Renzi. Ma la differenza è politica: Berlusconi aveva disegnato quel progetto per sé e non vuole che sia Renzi ad approfittarne. Il mio ‘No’ è coerente perché io ho detto no a Berlusconi e dico no a questo”.
Così Massimo D’Alema, in Abruzzo a sostegno delle ragioni del “No” al referendum costituzionale del 4 dicembre.
L’ex premier ha visitato all’Aquila la storica sede del Partito comunista prima, Democriatici di sinistra e Pd poi in via Paganica, in pieno centro, che per più di trent’anni è stata il punto di riferimento della sinistra cittadina, adombrando scissioni nel caso in cui vincesse il “Sì”: “Penso che una parte del Pd non si riconoscerebbe nel partito di Cicchitto e di Verdini, c’è poco da fare”, ha detto.
Ad accompagnarlo il sindaco, Massimo Cialente, che ancora non si schiera in vista dell’appuntamento referendario, e che, tra l’altro, ha accolto con un certo malumore le modifiche alla suddivisione interna che la sede ha subìto in occasione dei lavori di ristrutturazione post-terremoto.
D’Alema ha parlato delle “tre riforme, quella della Bicamerale che fu bloccata da Berlusconi, salvo quella del titolo V che fu approvata dal Parlamento, poi c’è stata la riforma Berlusconi 10 anni fa che fu bocciata dal referendum popolare e adesso c’è la riforma Renzi”, spiegando come “la riforma della Bicamerale era un progetto molto ampio perché era sostanzialmente il riordino di tutta la seconda parte della Costituzione, e non a caso fu creata una piccola assemblea costituente e non le procedure previste dall’articolo 138”.
“Le differenze sono tantissime – ha spiegato – l’idea di fondo era che ci fossero dei poteri forti: le Regioni forti, le Autonomie forti, un Parlamento forte, un Governo forte e un presidente della Repubblica forte anche perché eletto dal popolo. Tutto sommato era un progetto che dava più poteri ai cittadini, persino il potere di eleggere il capo dello Stato”.
“Il problema mio – ha aggiunto – non è chi è l’uomo solo al comando, è proprio la filosofia dell’uomo solo al comando che non mi convince”.
A proposito degli scenari che si aprirebbero nel caso di una vittoria del “Sì”, D’Alema ha spiegato che si consoliderebbe “questo progetto del partito della Nazione, d’altro canto ho letto l’intervista di Verdini che dice ‘All’indomani della vittoria del sì entro nel Governo’, quindi mi pare una prospettiva chiara”.
Sul fronte del Governo, D’Alema esclude che possano esserci riflessi dal voto referendario: “Nessuno chiede a Renzi di dimettersi, ma se si dovesse dimettere non manca al capo dello Stato la possibilità di scegliere una personalità al di sopra delle parti per formare un governo autorevole che garantisca la prosecuzione e la conclusione della legislatura. Quando all’indomani del referendum Segni cadde il Governo Amato che era un governo autorevole, fu chiamato Ciampi. Non è che crollò l’Italia, l’Italia non crolla!”.
Attraversando il centro storico prima di partecipare a un’assemblea all’auditorium dell’Ance, a proposito della ricostruzione dell’Aquila l’ex premier ha detto: “I governi hanno avuto il merito di dare i soldi, sì, senza i soldi che sono arrivati dai governi nazionali sarebbe stato impossibile. Però se ne è fatto un uso intelligente, perché quel progetto iniziale della città-bis, dell’abbandono, era veramente un progetto sbagliato e squallido, invece qui si sta ricostruendo la città vera e questa è stata una scelta molto coraggiosa che per il 90 per cento si deve a Cialente”.
“Sono venuto nel momento drammatico – ha ricordato – qui era tutto chiuso e transennato, fa piacere vedere una città che riparte, sentire il rumore dei cantieri, è stato veramente un risultato straordinario e la volontà di rinascita di questa città e anche la forza di chi l’ha guidata”.
Poco prima, nella sede comunale di Palazzo Fibbioni, D’Alema aveva incontrato anche il vice presidente della Regione Giovanni Lolli, uno dei “non pervenuti” nella campagna referendaria.





